E se i marò rimanessero in Italia?

La complessa questione dei due marò accusati in India di omicidio, e attualmente in Italia per un permesso natalizio, continua a dividere. Latorre e Girone hanno giurato di tornare lì a gennaio, ma se il nostro Paese decidesse di non mantenere la promessa garantendo però all’India un processo serio?
La complessa questione dei due marò accusati in India di omicidio, e attualmente in Italia per un permesso natalizio, continua a dividere. Latorre e Girone hanno giurato di tornare lì a gennaio, ma se il nostro Paese decidesse di non mantenere la promessa garantendo però all’India un processo serio?

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono da sabato pomeriggio in Italia, quando un aereo della Repubblica li ha riportati a Roma dopo che i due sono stati costretti a restare in India per 10 lunghi mesi. Appena atterrati a Ciampino sono stati accolti dalle loro famiglie e non solo: ufficiali della Marina e alti esponenti dello Stato hanno salutato i due militari che in India sono accusati di aver ucciso due pescatori, poi Latorre e Girone sono stati accolti anche al Quirinale per incontrate il presidente Napolitano. Solo dopo questi impegni “ufficiali” i due hanno avuto la possibilità di tornare in Puglia, per godere della licenza di Natale concessa dai giudici indiani. Ma la loro vicenda è complessa e, in Italia, non mancano le polemiche e le divisioni sul caso (anche per come sono stati accolti). I due marò, insieme ai diplomatici dell’ambasciata italiana, hanno giurato davanti al giudice di tornare a Kochi entro il 10 gennaio e di comparire alla prossima udienza 5 giorni dopo. Ritornare in India, dunque, per affrontare il processo con l’accusa di omicidio e di rischiare, se condannati, anche la pena di morte.

E sul loro caso si susseguono in questi giorni le prese di posizione: in campo politico c’è chi ha annunciato di voler candidare i due marò per far sì che in questo modo possano evitare un ritorno in cella, una proposta criticata da più parti, da chi non vuole che i due siano “usati” per la campagna elettorale. Ma c’è anche chi, invece, fa riferimento al “diritto”, alla possibile azione della nostra magistratura. Anche Milena Gabanelli, in un editoriale a Report, è tornata sul caso per dire la sua riguardo la vicenda di Latorre e Girone. “Per una volta dimostriamo di essere un Paese dove a vincere è il diritto”, così la giornalista in apertura della sua trasmissione. La Gabanelli fa, infatti, riferimento al diritto internazionale, quello che prevede che chi ha commesso un reato debba essere processato nel suo Paese (sul caso dei marò l’Italia aspetta ancora che la Corte suprema di New Delhi si pronunci sulla giurisdizione).

Latorre e Girone processati in Italia? – Che cosa succederebbe se l’Italia si assumesse ora la responsabilità di non far tornare i marò in India ma, al tempo stesso, di comportarsi con serietà e quindi di processarli qui? Come Paese – afferma Report – potremmo assumerci la responsabilità di questa azione garantendo però all’India “di fare le cose seriamente e quindi di processarli qui, e se ritenuti colpevoli e condannati, incarcerati qui, perché là c’è la pena capitale”.  Una “soluzione” che però, lo ribadisce la Gabanelli, andrebbe “applicata” subito, senza aspettare quello che in parte sta già accadendo, almeno da quando si è diffusa la notizia che i due sarebbero tornati per il Natale:

Senza aspettare che finiscano in pasto alla politica che li strumentalizza, li candida, li fa diventare eroi, rischiando così ancora una volta di dimostrare al mondo intero di essere un paese pasticcione e poco credibile.

E se la magistratura italiana decidesse di agire sul caso, aprendo un procedimento, non si verrebbe a creare un caso diplomatico dato che i due campi, il potere giudiziario e quello politico, sono separati.

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