La memoria presentata in Giunta per le Immunità del Senato dal ministro questa sera dell'Interno Salvini sul caso Diciotti "è esclusivamente "tecnica" perché, recita  una nota, "tale è il giudizio che la Giunta deve dare sul caso" e non "politica". "I componenti e il presidente della Giunta – viene spiegato  – leggeranno il testo non prima di domani e per rispetto nei loro confronti non sarà divulgato integralmente fino a quel momento. La memoria, che non entra nel merito della sussistenza o meno del reato di sequestro, non contiene attacchi di sorta ai giudici". La Giunta per le Immunità di Palazzo Madama verrà convocata domani mattina alle 8:30, e dovrà decidere sulla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di processare il vicepremier leghista per il reato di "sequestro di persona aggravato" per il caso della nave Diciotti.

In allegato alla memoria del ministro degli Interni, come era stato anticipato, sono stati presentati anche due documenti firmati rispettivamente dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l'altro dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Nel testo si legge ancora: "La memoria, dopo aver citato anche le fonti che testimoniano di fatto il dirottamento della nave dalle autorità maltesi verso l'Italia, dimostra in maniera netta come ogni azione del titolare del Viminale abbia avuto esclusivamente una finalità di pubblico interesse".

"Il documento – si legge ancora nella nota che ripercorre il contenuto la memoria di Salvini – ripercorre i momenti salienti dell'arrivo dei migranti da Malta in Italia: un passaggio importante riguarda la responsabilità per gli oneri di prima accoglienza che sono sempre stati in capo al governo maltese anche quando la Diciotti aveva già attraccato a Catania il 20 agosto 2018. È un dettaglio da non sottovalutare perché documenta che lo Stato Italiano ha portato fin da subito all'attenzione dei partner europei le problematiche della vicenda per la soluzione della controversia internazionale".

Secondo il ministro degli Interni dunque "emerge chiaramente come proprio sulla specifica vicenda ‘Diciotti' si è in presenza di un'iniziativa del Governo Italiano coerente con la politica dello Stato sui flussi migratori, peraltro risultante anche dal Contratto di Governo, che non può essere svilita come mera presa di posizione politica avulsa dal contesto generale delle strategie governative specialmente in occasione di un salvataggio avvenuto solo per far fronte alle omissioni di Malta". 

Ogni decisione presa "rientra in via esclusiva nella intangibile competenza sottesa alle scelte dello Stato Italiano di esercitare le proprie prerogative", come gli altri Stati Ue, nell'ambito dei principi ispiratori della Costituzione. Al riguardo, l'articolo 11 della Carta dispone che la limitazione della sovranità nazionale "avviene nel rispetto e nei limiti a che anche l'altrui sovranità nazionale rispetti i medesimi limiti nonché per la soluzione delle controversie internazionali in modo pacifico e l'art. 117 attribuisce rilevanza costituzionale alla corretta attuazione degli obblighi derivanti dal diritto dell'Ue e quindi ad ogni iniziativa politica tendente ad ottenerne una modifica".

"In tale quadro – si osserva – il Governo ha posto in essere tutti gli strumenti di soluzione del conflitto, che sono stati concretamente attuati attraverso il coinvolgimento delle Istituzioni Ue per il tramite degli Organi Ministeriali della branca dell'esecutivo (Ministero Esteri) a ciò deputata".

Si parla anche di ordine pubblico "che il ministro dell'Interno ha il dovere, prima ancora che il potere, di tutelare. Non può sottacersi – si legge nelle conclusioni – che l'azione attuativa dell'indirizzo governativo (punto 13 del Programma) costituisce perseguimento di un preminente interesse pubblico rappresentato anche dalla salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica messe a repentaglio da un indiscriminato accesso nel territorio dello Stato".