L’Aula del Senato dà il via libera alla fiducia posta dal governo sul maxi-emendamento che sostituisce interamente il ddl Anticorruzione. Hanno votato a favore 162 senatori, 119 i contrari e un solo astenuto. Ora il ddl torna all’esame della Camera per l’approvazione definitiva: a Palazzo Madama, infatti, il testo è stato modificato con la soppressione della misura sul peculato introdotta in prima lettura alla Camera con il voto segreto, nonostante la contrarietà del governo. Il provvedimento ha l’obiettivo di creare misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, norme in materia di prescrizione e in materia di trasparenza dei partiti e dei movimenti politici.

Tra le misure introdotte c’è anche l’arrivo della figura dell’agente sotto copertura, oltre al cosiddetto ‘Daspo anticorrotti'. Cambiano anche gli strumenti di contrasto alla corruzione che si adeguano a quelli previsti dalle convenzioni internazionali. Tema dibattuto è stato quello riguardante la prescrizione, ma le novità entreranno in vigore solo dal primo gennaio 2020: la norma prevede che la prescrizione venga sospesa in caso di sentenza di primo grado. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, commenta: “Oggi abbiamo compiuto un passo avanti molto importante, ora manca soltanto un'altra approvazione alla Camera, che dovrebbe avvenire la prossima settimana. Ci teniamo molto a questo provvedimento, la maggioranza si è impegnata a farlo approvare prima di Natale ed è un messaggio importante per i cittadini onesti di questo paese”. Tanto che il prossimo 22 dicembre il Movimento 5 Stelle celebrerà lo Spazzacorrotti day, un’intera giornata “dedicata all’anticorruzione nelle piazze e nelle strade d’Italia”. Rientrate, sul testo, anche le critiche del ministro della Pa, Giulia Bongiorno, che aveva chiesto modifiche sul provvedimento: “Non ero critica sul ddl, c’erano una serie di miglioramenti da fare che ho chiesto a Bonafede e che ha fatto. Ho votato la fiducia con grande serenità”, afferma.

Cosa prevede il ddl Anticorruzione

Al Senato è cambiato il testo nella parte relativa al reato di peculato, tornando così al testo originario. Il testo del ddl è suddiviso in due parti: una sulle norme che potenziano l’attività di prevenzione, accertamento e repressione dei reati contro la Pa; l’altra relativa ai partiti. Una delle principali novità è l’introduzione della figura dell’agente sotto copertura per i reati di corruzione. Una norma aspramente criticata dalle opposizioni che lo hanno ribattezzato ‘agente provocatore’. Le operazioni di polizia sotto copertura vengono di fatto estese al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione. L’agente sotto copertura non è punibile se, per acquisire le prove, mette in atto condotte che costituirebbero reato.

Il ddl introduce il daspo a vita per corrotti e corruttori, ovvero l’impedimento di contrattare con la pubblica amministrazione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una misura che si accompagna a un inasprimento delle pene per il reato di corruzione impropria: si passa da uno a tre anni di carcere per i minimi e da sei a otto per i massimi. Lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado viene rinviato al 2020. Una misura che varrà sia in caso di assoluzione che di condanna. Viene inoltre eliminata la norma definita ‘Salva-Lega’, ovvero il peculato attenuato.

Eliminate le pene alternative per i corrotti. Non sarà quindi possibile l’assegnazione di lavoro all’esterno, né la possibilità di permessi premio e le misure alternative alla detenzione per i condannati per reati contro la Pa. Viene escluso l’abuso d’ufficio aggravato dall’elenco dei reati per i quali si prevede l’impossibilità di contrattare con la pubblica amministrazione, una norma definita ‘salva-sindaci’.  Arriva anche la stretta sulle donazioni ai partiti e ai movimenti politici: tutte quelle che superano i 500 euro annui devono essere trasparenti, quindi il nome del soggetto che la effettua deve essere reso pubblico online. Escluse le attività a contenuto non commerciale o professionale di sostegno all’organizzazione. Inoltre, tutti i parlamentari e gli esponenti di governo dovranno rendere pubbliche le donazioni ricevute se di importo superiore ai 500 euro.