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Mentre in Parlamento di discute della Tav, su come farla e sui chi la vuole e chi no, potrebbe essere interessante rileggere uno dei migliori scrittori e giornalisti italiani degli anni Duemila, Luca Rastello – prematuramente scomparso nel luglio del 2015 –  che detto alcune delle cose più interessanti per comprendere cosa significa la Tav, che cos'è e a cosa serve, ma anche sul movimento di coloro che a quest'opera si oppongono come i No Tav e in generale cos'è la val di Susa in Piemonte. A questa faccenda, prima di lasciarci, Rastello ha dedicato articolari, reportage, un libro nel 2012, "Binario morto" scritto con il giornalista Andrea De Benedetti, e ha raccontato quella terra, in Piemonte, in un documentario di qualche anno fa di Daniele Guaglianone. In quest'ultimo contributo, come nel volume edito da Chiarelettere, Luca Rastello ha spiegato con molta chiarezza in che modo l'opera è diventata negli anni più un feticcio politico, che un'operazione economica o infrastrutturale. Il teatrino della politica, insomma, quello a cui stiamo assistendo in queste ore con le votazioni sulle sei mozioni in Parlamento.

Il movimento No Tav sarebbe anche potuto sparire, l'opera non si sarebbe fatta. Ma poi la Tav è diventata una battaglia politica, ancor prima di un affare economico. Una battaglia politica in cui una classe di politicanti allo sbando deve dimostrare il controllo sulla società e deve quindi a tutti i costi farla.

Tra le riflessioni e le analisi di Rastello, oltre quella secondo cui la Tav comincerà a dare i suoi frutti dal punto di vista economico solo nel 2073, anche parole durissime contro il Partito Democratico che da anni ha scelto di appoggiare quest'opera. Perché, si chiede Rastello, il PD tiene così tanto a questa battaglia?

Non è solo una questione di interessi finanziari, ormai il PD si è intestata questa battaglia altrimenti perderebbe legittimità politica sociale. Soprattutto a livello locale, molti politici non avrebbero senso di vivere (politicamente) se non continuando a ringhiare per fare la Tav.

Binario morto, il libro di Luca Rastello sulla Tav

Nel 2012, con il giornalista Andrea De Benedetti, Luca Rastello pubblico per Chiarelettere "Binario morto", un saggio sul famoso Corridoio 5 della tratta ad Alta velocità che avrebbe dovuto unire il Portogallo ai paesi dell'ex blocco sovietico, progetto in realtà naufragato da tempo. Così la sinossi del volume:

Corridoio 5 ovvero 3200 chilometri di ferrovia ad alta velocità che dovrebbero garantire promettenti sbocchi di mercato. Un “Eldorado”, secondo Piero Fassino, che però, nella migliore delle ipotesi, non comincerà a produrre benefici economici prima del 2073. Fantascienza pura. I due autori hanno provato a rifare tutto il percorso cercando di capire. Le sorprese non sono mancate. Il Portogallo ha già rinunciato, alla Spagna interessa solo l’alta velocità passeggeri e per le merci programma un binario unico, dopo Trieste il corridoio scompare, tanto che per raggiungere Lubiana bisogna prendere la corriera. Un viaggio nell’Europa più sconosciuta tra proclami altisonanti e la realtà povera di città, pianure, paesi, popoli senza un’identità e una visione comune. Un reportage che è la storia di una grande illusione. L’alta velocità interessa a pochi e a quei pochi interessa non per la sua portata globale ma per le ricadute a brevissimo termine sull’economia locale. Allora per quale ragione l’Italia deve spendere almeno due miliardi e mezzo di euro in un tunnel? E di quale futuro stiamo parlando?