Scontri a Milano, lo sfogo di Madame: “Noi siamo persi” e dice grazie a Sergio Mattarella
Il tema della settimana per gli artisti non è che uno. Quello che è successo a Milano nel weekend del 17 e del 18 ottobre. Madame è una di quelle artiste che ha deciso di metterci la faccia e di affrontare tutto quello che è successo provando ad andare oltre le vetrine sfondate in centro, i supermercati razziati, i ragazzini portati in questura e una domanda che la politica ha deciso di chiudere con un decreto denominato "maranza".
Madame: “È violenta la nostra musica”
Madame ha aperto le sue storie con un testo bianco su sfondo nero. Non assolve i saccheggi. Rifiuta però che la condanna sia l’unica risposta possibile: “Se invece di condannare e fermare la violenza e basta, si provasse a capirla, si provasse a essere vicini a noi ragazzi che siamo cresciuti con la merda nel cervello”.
Il passaggio successivo ha la forma di un atto d’accusa, e la cantautrice vicentina non risparmia nessuno: “È violento il mondo in cui siamo nati, è violento il modo in cui concepiamo l’esistenza, ma non se ne rende conto nessuno. È violento il modo in cui vediamo il sesso, le relazioni, i soldi, il potere, è violenta la nostra voglia di ribellione”.
Poi arriva la frase che pesa più di tutte, perché a scriverla è una che quella musica la produce: “È violenta la nostra musica”. È qui che il messaggio diventa qualcosa di più di uno sfogo. Madame non se la prende con un nemico esterno, che sia la tv, i social o il Palazzo. Porta sul banco degli imputati la scena da cui proviene. Parla della musica urban che da anni canta soldi, potere e sopraffazione, la stessa che a diciannove anni le ha fatto vincere la Targa Tenco per l’album d’esordio.
“Io, Francesca, sono tra i persi”
Poi c’è la politica, presa alla lettera: “Noi siamo persi. Non sappiamo da che parte girarci. Non sappiamo cosa sia la destra e la sinistra, cosa sia la vita politica, non sappiamo come organizzarci come popolo. Lo sanno quei pochi che studiano, che hanno famigliari che li educano alla politica. Tutti gli altri sono PERSI. Io, Francesca, sono tra i persi”.
Nelle stesse storie c’è anche spazio per un plauso al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il modo in cui si è espresso sui fatti di Milano: “La stimo tanto, anzi, le voglio proprio bene Presidente”. E allarga il grazie a chi ha scelto di guardare invece di voltarsi: “Grazie a tutti quelli che si stanno sforzando di capirci senza girare la testa dall’altra parte, grazie a quelli che ci hanno a cuore”.
Le parole di Madame cadono in una discussione già accesa. Nei giorni scorsi Marracash, Sayf, Ghali e Nayt hanno insistito sulle disuguaglianze, come rilevato su Fanpage.it da Francesco Raiola, e sul malessere di una parte delle nuove generazioni, mentre Fedez ha condannato senza appello i vandalismi.
Chi c’era in piazza a Milano
Sabato era cominciato tutto con una manifestazione pacifica. Si chiamava Italia in piazza, era nata sui social e chiedeva stipendi più alti e un argine al carovita, senza bandiere di partito. Poi, in via Broletto, gruppi vestiti di nero e con il volto coperto hanno cominciato a lanciare sassi e bombe carta contro la polizia. Gli scontri sono arrivati fino alla Galleria Vittorio Emanuele II, e domenica si è ricominciato. Delle 271 persone accompagnate in questura, 220 erano minorenni. Tra gli identificati c’erano anche due dodicenni.
Quando oltre otto persone su dieci portate in questura non hanno l’età per votare, la piazza smette di essere soltanto un problema di ordine pubblico. Diventa un registro di classe. Il governo ha risposto con un decreto su sicurezza e criminalità minorile e con 500 militari in più a Milano fino alla fine dell’anno. È una risposta che dice cosa fare il prossimo sabato. Non dice, purtroppo, chi siano quei ragazzi.