Mattarella grazia tre detenuti: tra loro il gioielliere Guido Gianni che uccise due ladri durante una rapina
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato tre distinti decreti di grazia (ai sensi dell'articolo 87 della Costituzione) concedendo la clemenza individuale a favore di tre condannati, compreso il gioielliere siciliano Guido Gianni. Tutti i provvedimenti sono stati adottati a seguito dell'istruttoria del Ministero della Giustizia con parere favorevole e su indicazione della magistratura di sorveglianza, rispondendo sia a ragioni umanitarie di salute sia alla valutazione dei percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale dei condannati.
Una decisione che riporta al centro dell'attenzione pubblica un fatto di cronaca che aveva suscitato ampio dibattito politico e giudiziario al tempo, riaprendo ancora una volta il confronto sui limiti della legittima difesa e sulla tutela dei commercianti vittime di reati violenti, tema riemerso di recente anche con il caso del gioielliere piemontese Mario Roggero.
Il provvedimento per Guido Gianni e i precedenti della rapina di Nicolosi
Il provvedimento di maggiore impatto mediatico riguarda Guido Gianni, il commerciante di Nicolosi condannato in via definitiva a 12 anni e 4 mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio. I fatti risalgono al febbraio del 2008, quando una banda di malviventi assaltò la sua gioielleria minacciando di morte la moglie con una pistola a salve. Nel corso dell'aggressione, il commerciante reagì sparando e provocando la morte di due rapinatori e il ferimento di un terzo; la condanna giunse al termine di un lungo iter processuale che sostenne come i colpi mortali fossero stati esplosi mentre i malviventi erano in fuga.
Per Gianni, che ha già espiato 5 anni e 3 mesi di carcere, il Capo dello Stato ha firmato un decreto di grazia parziale che cancella 3 anni e 2 mesi di reclusione. Con questo sconto, la pena residua scende al di sotto della soglia dei quattro anni: un limite fondamentale che consentirà al Tribunale di sorveglianza di valutare la concessione dell'affidamento in prova ai servizi sociali, permettendogli di completare la pena fuori dal carcere.
Quali sono gli altri due atti di clemenza
Gli altri due atti di clemenza adottati dal Quirinale rispondono a precise ragioni di tutela della salute e di recupero penitenziario. Il primo decreto ha disposto la grazia totale sulla pena residua (pari a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni) per A. A., condannato a 7 anni per reati di droga: in questo caso la decisione recepisce i pareri delle autorità giudiziarie legati alle gravissime e irreversibili condizioni di salute del condannato, per il quale la detenzione era già stata sospesa. Il secondo provvedimento ha invece concesso uno sconto parziale di 1 anno e 9 mesi a G. B., condannato a 10 anni per reati di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. Nel concedere il beneficio, il Capo dello Stato ha tenuto conto della profonda trasformazione personale dell'uomo, che ha già avviato e consolidato un percorso lavorativo e familiare, oltre alle condizioni di salute della figlia minore. Anche per quest'ultimo la pena residua rientra nei limiti utili per richiedere l'affidamento in prova.