Mario Roggero resta in carcere, un altro no al differimento della pena in attesa della grazia di Mattarella
Il gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver sparato contro i rapinatori che erano entrati nel suo negozio nell'aprile 2021, uccidendone due e ferendone uno, resterà nel carcere di Bollate a Milano. Così ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Milano, seguendo la stessa interpretazione che avevano dato già i giudici di Torino. L'istanza di differimento pena del gioielliere, in attesa dell'esito della domanda di grazia presentata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è inammissibile.
La decisione dei giudici è stata depositata all'indomani dell'udienza a cui ha partecipato anche il gioielliere di Grinzane Cavour. Nei giorni scorsi una richiesta analoga era stata già respinta dalla Sorveglianza di Torino.
Perché i giudici hanno detto no al differimento della pena per Roggero: il testo dell'ordinanza
Nell'ordinanza i giudici milanesi fanno riferimento a una consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui "il differimento della pena, in caso di presentazione di una domanda di grazia, è istituto applicabile esclusivamente nell'ipotesi in cui l'esecuzione della pena non sia ancora iniziata".
In questo caso specifico, sottolinea il Tribunale, "l'istanza in oggetto è stata presentata nel momento in cui Roggero Mario era detenuto presso la CR di Bollate e, pertanto, è inammissibile". Inoltre, evidenziano ancora giudici, quella presentata a Milano è una "reiterazione dell'istanza" già avanzata al Tribunale di Sorveglianza di Torino quando Roggero era ancora libero e già rigettata nel merito il 9 settembre scorso.
Secondo i giudici milanesi, il precedente provvedimento "è soggetto alle ordinarie regole di impugnazione". Accogliere la nuova istanza, si legge nell'ordinanza, avrebbe consentito "di reiterare istanze aventi lo stesso oggetto anche nel momento in cui altra Autorità si è pronunciata sulla stessa situazione di fatto", con una conseguente "elusione delle ordinarie regole connesse alle impugnazioni".
Nell'ordinanza si osserva poi che il differimento pena è un istituto "di carattere eccezionale" che, proprio per la sua natura, "deve trovare applicazione solo in relazione a soggetti ancora liberi". In caso contrario, scrivono i giudici, la norma potrebbe prestarsi ad "utilizzi impropri". Per chi è già detenuto, si legge ancora nel documento, esistono invece altri strumenti previsti dalla legge che, quando ne ricorrono i presupposti, possono determinare il differimento della pena "cosiddetto ‘secco' o nelle forme della detenzione domiciliare".
Roggero in Aula ha abbassato i toni, ma non si è pentito
In Aula nel tribunale di Milano Roggero aveva mostrato un atteggiamento più remissivo rispetto al passato, pur continuando a non pronunciare la parola "pentimento" e senza formulare delle scuse alle famiglie delle vittime. Segno probabilmente di un cambio di strategia. Aveva ammesso di aver avviato un percorso di riflessione, una "rivisitazione critica", per citare le parole del sue legale
Rivolgendosi ai giudici Roggero aveva anche detto di aver compreso che "Ogni vita merita rispetto", perché "siamo tutte gocce nel grande oceano". Ripercorrendo i fatti di quel giorno ha ammesso che avrebbe potuto avere un comportamento "meno impulsivo e più riflessivo". Un'inversione di rotta notevole, se consideriamo che in precedenza le sue dichiarazioni erano state di tutt'altro tenore, e Roggero si era detto pubblicamente certo di poter ripetere le stesse azioni, trovandosi nella medesima situazione.