Caso Roggero

Mario Roggero resta in carcere, tribunale respinge differimento della pena. “Mattarella deciderà sulla grazia”

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Mario Roggero prima di entrare in carcere
Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha detto di no al differimento della pena per Mario Roggero. Il gioielliere resta in carcere, mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella deciderà sulla grazia.

Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha detto di no al differimento della pena per Mario Roggero, il gioielliere 72enne condannato a 14 anni e nove mesi per aver sparato a due rapinatori in fuga, uccidendoli, e aver ferito il terzo. La difesa aveva chiesto il differimento dell'esecuzione della pena in attesa della decisione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla grazia. La richiesta è stata però respinta.

L'Ufficio di Sorveglianza di Torino ha deciso già il 22 luglio che l'uomo doveva rimanere nel carcere di Bollate. Secondo la magistrata di sorveglianza, Elena Massucco, non erano state indicate dai legali del gioielliere le "circostanze di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente" in quella sede al differimento della pena.

Gli atti erano passati all'Ufficio di Sorveglianza di Milano, al Tribunale di Sorveglianza e alla Procura generale della Corte d'Appello di Torino che oggi si sono espressi negativamente, confermando quanto già deciso a fine luglio. Il gioielliere resterà quindi in carcere. Nell'ordinanza, i giudici hanno osservato che il differimento in attesa di grazia, è un'ipotesi residuale con pochi precedenti giurisprudenziali. Per concederlo, secondo il tribunale, sarebbe necessario un formus boni iuris (parvenza di buon diritto) che possa giustificare "l'intrusione" della magistratura di sorveglianza nell'ambito del Capo dello Stato.

I magistrati hanno quindi deciso di lasciare che sia il Presidente della Repubblica ad esprimersi sulla modifica totale, parziale o condizionata della condanna. Il caso Roggero aveva suscitato grande clamore nell'opinione pubblica, che si era divisa tra coloro che sostenevano la legittimità della reazione del gioielliere e coloro che invece avevano riconosciuto l'aggressione armata ai danni di tre rapinatori che erano già in fuga.

In alternativa a differimento della pena, la famiglia del gioielliere aveva chiesto per lui i domiciliari. Entrambe le misure, però, non sono state concesse.

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