Conte detta le condizioni al campo largo: “Stop a invio di armi a Kiev nel programma, anche se vince Schlein”
Nessun sostegno militare all'Ucraina e no alle primarie in campagna elettorale. Giuseppe Conte detta le condizioni per l'ingresso del Movimento 5 Stelle all'interno del campo largo con Pd, Avs, Italia Viva e +Europa. L'ex premier non è disposto a trattare sull'invio di armi a Kiev, anche nel caso in cui la leadership della coalizione venga affidata ad Elly Schlein.
Sull'Ucraina "è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno", ha dichiarato ospite della festa de Il Fatto Quotidiano in Versilia. In caso di aiuti a Kiev, il Movimento è pronto a uscire dalla coalizione. "Il M5S non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera", ha rimarcato.
Conte: "No alle primarie in campagna elettorale"
Da mesi il centrosinistra discute delle modalità di selezione del futuro leader della coalizione. Conte è favorevole alle primarie, purché non si svolgano "a ridosso della campagna elettorale", ha precisato. "È giusto che il candidato" della coalizione "abbia il tempo di parlare" alla "comunità politica" del centrosinistra, "per cui servono dei mesi", ha aggiunto.
Alle prossime elezioni però, non manca molto tempo.Anche togliendo l'ipotesi di un voto anticipato in primavera, con le urne aperte a ottobre 2027 resterebbero pochi mesi a disposizione per fissare le primarie fuori dalla campagna elettorale come vorrebbe Conte.
Per l'ex premier resta fuori discussione l'idea di attribuire la leadership della coalizione al partito più forte, ovvero il Pd, che nei sondaggi viaggia attorno ai 9-10 punti di distanza dal Movimento. "Non possiamo preventivamente metterci nelle mani di un'altra forza politica, che sia il Pd o qualsiasi altra forza. La regola del partito più forte è una regola egemonica e non è una categoria politica per quanto ci riguarda", ha dichiarato. "Non continuate a dire che il Movimento vuole assolutamente le primarie e che Conte vuole tornare a Palazzo Chigi. Non sono ossessionato da Palazzo Chigi", ha assicurato. "Se volevo rimanerci con un Conte ter c'erano tutte le possibilità ma erano collegate a un ricatto che non ho accettato".
I paletti del M5s sul programma: "Scritto, controfirmato e con norma anti-ricatti"
Quanto al programma, il presidente pentastellato ha fissato alcuni paletti. "Dovrà essere un programma, scritto, firmato nero su bianco con l'inchiostro e controfirmato", ha dichiarato. "Abbiamo visto come funzionava certa politica, quindi non dobbiamo prenderci in giro, bisogna fare un'altra operazione. Dobbiamo creare innanzitutto un progetto serio e vincolare tutta la coalizione a degli obiettivi strategici". In primo luogo, "non possiamo contaminare politica e affari", pertanto "serve una legge seria sul conflitto di interessi, imprescindibile", ha spiegato. In secondo, "dobbiamo introdurre delle garanzie, dei paletti di prevenzione per evitare che ci sia qualche forza politica che abbia la Golden share, che possa esercitare un potere ricattatorio e io ci sto lavorando", ha proseguito. "Se dobbiamo andare a vincere e mandare a casa Meloni bisogna entrare in una prospettiva in cui nessuno abbia possibilità di esercitare un potere ricattatorio".
Conte: "Follia dare a Renzi un ruolo centrale, ha il 2%"
Conte è tornato anche sulle tensioni con Matteo Renzi. Ieri il leader di Iv ha fatto sapere di non voler competere per le primarie e ha tentato di lanciare un messaggio distensivo nei confronti del presidente del M5s, con cui sarebbe pronto a "prendere un caffè". Un tentativo che per il momento non sembra andato a buon segno. "Mi sembra una follia sentire qualcuno che dice che Renzi dovrebbe addirittura avere un ruolo centrale nella formazione di centro", ha dichiarato Conte. "Ha una capacità espansiva molto modesta: dal 2019 a oggi Italia Viva ha un consenso attorno al 2%…essere unitari non significa dare centralità a chi ha il 2%. Non ci siamo capiti proprio allora: unitari, e lo dico agli amici molto chiaramente perché sennò qui non ci intendiamo, significa evidentemente espandere il consenso se ci sono nuove formazioni politiche".
I riformisti del Pd replicano a Conte: "Sosterremo Kiev, fattene una ragione"
Le dichiarazioni dell'ex premier sull'Ucraina hanno già mandato in subbuglio l'area riformista del Pd. "Si agita, povero. Se ne dovrà fare una ragione. Il sostegno all'Ucraina, alla resistenza per i valori di libertà e democrazia che Kyiv difende ogni giorno, continuerà", ha commentato il senatore dem, Filippo Sensi sui social. "Questo fa la sinistra, questo fanno i democratici. Con buona pace dei Vannacci d'Italia".
Per Lia Quartapelle, vicepresidente Pd della commissione Esteri di Montecitorio, "l'insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull'Ucraina, quando sa benissimo che Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l'unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore".
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Lorenzo Guerini, deputato e presidente del Copasir. "Il sostegno all'Ucraina continuerà (anzi migliorerà visto che negli ultimi mesi l'Italia ha rallentato gli aiuti), fino al raggiungimento di un cessate il fuoco è l'avvio di un negoziato equo. Se ne facciano una ragione", ha scritto.