Schlein: “Vinceremo le primarie, ma prima il programma “. E avverte Conte: “Sostegno a Kiev non cambia”
Erano almeno 10mila, stando ai numeri diffusi dal responsabile Pd Igor Taruffi, le persone che ieri hanno riempito la piazza della Festa dell'Unità a Reggio Emilia durante il comizio di chiusura di Elly Schlein. Dal palco la segretaria ha parlato per quasi due ore, mettendo in fila una serie di punti: primarie, programma, Ucraina, alleanza. Messaggi rivolti sia al centrodestra, sia alle altre forze progressiste, in particolare al leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che qualche ora prima aveva dichiarato di non essere disposto a firmare un programma di coalizione in cui sarà previsto il sostegno a Kiev.
"Noi ripudiamo la guerra, vogliamo contribuire a costruire la pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani che lottano anche contro il regime di Teheran", ha chiarito Schlein. Ma "continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall'offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti".
D'altronde l'area riformista dem aveva già replicato duramente alle parole del leader pentastellato, contrario all'invio "a gogo di armi a Kiev" anche in caso di vittoria di Schlein. Ora la risposta è arrivata anche dalla segretaria, che non intende farsi dettare la linea da Conte.
Per Schlein il percorso da seguire da qui al voto è chiaro. "Prima il programma, poi decidere con gli alleati: o l'accordo o le primarie". Di una cosa è sicura: "Se faremo le primarie vinceremo, non abbiamo nessuna paura del voto, mai, perché siamo il Pd. Smettiamola di parlare di noi e parliamo degli italiani. Lo dobbiamo alla nostra gente".
Prima però, il programma. "È il momento di accelerare", ha dichiarato. Al centro sanità, lavoro, scuola e emergenza climatica. Tra le proposte, una legge "seria" sugli affitti brevi, tassare gli extraprofitti e una riforma Rai "per liberare il servizio pubblico dall'influenza dei partiti".
La leader è pronta a dare battaglia anche contro lo Stabilicum. "Facciamo muro con le altre opposizioni rispetto a questa legge elettorale. La fermeremo come abbiamo fatto con il referendum. Io ci sono, pronta insieme a voi ad affrontare le sfide dei prossimi mesi. Andiamo a vincere con l'alleanza progressista e andiamo a cambiare l'Italia", ha aggiunto.
Durante il comizio ha colto l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpe. "Avevano scommesso che non sarei durata più di sei mesi e invece faccio il quarto discorso di chiusura e ci dobbiamo porre il tema che è la prima volta che un segretario finisce il mandato. Oggi il Pd più unito che mai", ha sottolineato. "Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento andremo al voto, è Meloni che deve dirci quando. E visto che il suo governo è stato inutilmente lungo, dico subito che prima è meglio è".
Quanto alle discussioni interne al campo largo, in particolare a eventuali veti nei confronti di Matteo Renzi, "l'alleanza si deve allargare non restringere", ha detto, ma a una condizione: "mai più larghe intese".
Al di là delle divergenze politiche, l'avvertimento rivolto dalla segretaria agli alleati è chiaro: non dare più alla destra il regalo farsi dividere. "Non è un caso se raccontano uno starnuto come un dramma. C'è chi tifa pareggio, c'è chi tifa grande intese, ma noi prendiamo un impegno: andremo al governo solo con il voto di cittadini", ha continuato. "C'è chi non vuole un governo di centrosinistra, una donna di sinistra a palazzo Chigi. Io posso solo offrire le mie aggravanti personali essendo donna, avendo 40 anni ed essendo libera, ma se questo vuole il Paese io sono qui. Avanti, per tutti quelli a cui hanno sempre detto che non ce la potevano fare, che erano troppo o troppo poco", ha aggiunto. "Io ci sono, andiamo a vincere".