Chiude il Musja il museo di arte contemporanea privato nato a Roma poco più di un anno fa ideato e realizzato da Ovidio Jacorossi nel cuore del centro storico della Capitale. A comunicarlo in una lettera la direzione del museo: "Purtroppo le misure restrittive dovute all'emergenza sanitaria da Covid-19 non hanno consentito al Museo di riaprire le sue porte – si apprende nella nota stampa – I limiti agli accessi e le numerose prescrizioni sanitarie non combaciano, infatti, né con le caratteristiche di una mostra ricca di grandi installazioni site-specific né con la particolarissima struttura dello spazio, ricavato in un edificio che sorge nel cuore di Roma, sulle antiche rovine del Teatro di Pompeo e che nei secoli ha visto stratificarsi elementi architettonici di epoche diverse, dall'età romana sino al Rinascimento."

Lo spazio del museo, ristrutturato nel 2017 dall’architetto Carlo Iacoponi con un progetto che ne ha esaltato la struttura – circa 1.000 metri quadrati – si trova all’interno di un edificio storico nato sulle antiche rovine del Teatro di Pompeo. Un grande lavoro di recupero, compiuto preservando la stratificazione e la presenza di elementi architettonici di epoche diverse, come il cinquecentesco cortile attribuito a Baldassarre Peruzzi. Accenni di affreschi, capitelli e lesene affiorano tra le opere d’arte, instaurando un continuo gioco di specchi tra il contemporaneo e la storia ultracentenaria di questo luogo. Tuttavia la crisi si fa sentire, a maggior ragione per le istituzioni private, da qui l'annuncio della chiusura:

È con grande rammarico che ci troviamo costretti a comunicare la chiusura di Musja, un museo nato poco meno di un anno fa con l'obiettivo di condividere, con tutta la comunità, la vasta collezione del compianto fondatore Ovidio Jacorossi e di contribuire all’offerta del panorama artistico-culturale di Roma e dell'Italia con una programmazione dal respiro internazionale, sensibile alle tendenze più innovative dell'arte contemporanea.

Purtroppo l'esperienza di Musja termina qui. Per quanto motivati a rimboccarci le maniche e desiderosi di contribuire alla ripartenza del settore culturale, per una piccola realtà privata come la nostra, il momento non è dei più felici. I procedimenti eccessivamente burocratizzati, i pochi incentivi per la ripartenza e la grande incertezza per ciò che avverrà, non ci consentono di impostare una programmazione per i prossimi mesi. Eppure, l'arte e la cultura guardano al futuro, lo immaginano e contribuiscono a delinearne i contenuti. Nell'assenza di prospettive si spegne la loro luce, le si rende impotenti e si priva la comunità di un valore imprescindibile.