La questione della regionalizzazione della scuola promossa dal ministro Marco Bussetti, titolare del Miur, è al centro del dibattito politico tra governo e maggioranza. La questione, che deriva dagli effetti dell'autonomia differenziata su alcune materie di competenza statale che passerebbero in capo alle regioni, come nel caso di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, è molto spinosa, perché riguarda un settore molto delicato, quello della scuola pubblica, appunto, fondamentale per assicurare la coesione nazionale.

Tuttavia, come è emerso dalle indicazioni del ministro Bussetti ieri, "la la regionalizzazione della scuola si farà e riuscirà a convincere i sindacati".  Questi ultimi, naturalmente, insieme a diverse voci del panorama politico, tra cui il Movimento 5 Stelle, sono al momento i più contrari a tale provvedimento. Anche dall'opposizione non mancano critiche a questo provvedimento, che invece gode del plauso della Lega e di Matteo Salvini. Dalla riunione politica di ieri, non sono emerse ancora indicazioni del tutto chiare su come si procederà, ma vediamo nello specifico di cosa parliamo quando parliamo di regionalizzazione della scuola.

Regionalizzazione della scuola: cos'è e cosa cambia

Cosa significa nel concreto l'espressione regionalizzazione della scuola? L’idea riguarda il modo in cui alcune regioni potrebbero stabilire in autonomia la propria offerta formativa e il trattamento economico degli insegnanti, attraverso concorsi regionali ad hoc. In pratica, verrebbe differenziata l’organizzazione didattica, modificando il sistema delle graduatorie e degli stipendi degli insegnanti. Offerta formativa, alternanza scuola-lavoro, l’assegnazione di contributi alle scuole paritarie, quelli per il diritto allo studio, personale amministrativo ATA: sono gli altri ambiti entro cui ricadrebbero le competenze delle Regioni dopo il processo di regionalizzazione.

Regionalizzazione: stipendi differenziati per Regione?

Una delle questioni più spinose, sul tema della regionalizzazione della scuola, nella proposta avanzata dalle tre regioni che propongono l'autonomia differenziata, appoggiate dal ministro leghista Bussetti, titolare della pubblica istruzione, riguarda la differenziazione degli stipendi che si verrebbe a creare con il provvedimento. Per i sindacati e per i docenti, l'idea sarebbe persino anticostituzionale, perché evidentemente minerebbe l'unità del sistema scolastico nazionale e creerebbe una scuola differenziata, soprattutto in base alla ricchezza di un territorio.

Regionalizzazione del sistema scolastico: cosa pensano sindacati e docenti

Per i sindacati che hanno analizzato il provvedimento, di cui si è discusso ieri in una riunione politica col ministro Bussetti, la  questione della diversificazione degli stipendi e delle altre voci di spesa finalizzate all'istruzione pubblica, condurrebbe a un'impropria diversificazione tra insegnanti di prima e seconda fascia. Stessa questione per il personale amministrativo ATA. La parità di retribuzione è uno dei pilasti del sistema scolastico nazionale, evidenziano docenti e i loro rappresentanti sindacali.