Ornella Vanoni dà un nuovo significato a “Vivere” di Vasco Rossi: una canzone sul tempo che passa

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Vasco Rossi e Ornella Vanoni
Vasco aveva 41 anni quando scrisse Vivere, Ornella Vanoni 90 quando l’ha reinterpretata: come cambiano il significato e il peso di una canzone con il tempo.

Vasco Rossi aveva 41 anni quando pubblicò "Vivere", canzone contenuta nell'album "Gli spari sopra". Era già un "supervissuto", come si definì lui stesso. Ornella Vanoni ne ha registrata una sua versione quando aveva 90 anni, più del doppio degli anni del collega. Ma come può cambiare il significato di una canzone che parla della vita, quando a cantarla sono due persone che si trovano in due momenti così differenti della propria esistenza? La nuova versione, inclusa in "VIVERE il mio concerto più bello!", l'album live in uscita il 13 novembre per BMG, mostra proprio come le parole di una canzone possano acquistare significati diversi a seconda di chi le interpreta.

Vasco Rossi scrisse quella canzone insieme a Tullio Ferro e Massimo Riva in un momento della sua vita non semplice. Nonostante la fama – era da anni, ormai, uno degli artisti più riconoscibili della scena italiana – aveva attraversato anni complicati: negli anni Ottanta si era portato sulle spalle le critiche di un mondo di benpensanti che non gli aveva perdonato il rock e le provocazioni, viveva le conseguenze dell'arresto del 1984, veniva da un periodo di blocco creativo, durante il quale per due anni non era riuscito a scrivere canzoni. Insomma, dietro l'immagine del rocker per antonomasia c'era un uomo che aveva già conosciuto il peso della disillusione e che, a 41 anni, faceva una distinzione tutt'altro che scontata tra vivere e sopravvivere.

Il cantante di Zocca racconta una condizione esistenziale che, nonostante la popolarità, è fatta di stanchezza, disillusione, e momenti in cui si vorrebbe persino spegnersi. Eppure, proprio quando tutto sembra perdere significato, resta la necessità di continuare a vivere. È una canzone in cui Vasco mette tutta la propria inquietudine, una tensione che si ritrova anche nella costruzione del testo: non c'è un racconto lineare, ma un procedere nervoso fatto di frasi secche, talvolta assertive, sicuramente esistenziali. Le ripetizioni di "Vivere", "oggi" e della congiunzione "e" contribuiscono a costruire un ritmo insistente, quasi un mantra che sembra voler ribadire continuamente la necessità di andare avanti. Ornella Vanoni, non potendo intervenire sul testo, lavora sul canto e l'interpretazione, con il contributo di Katoo che l'ha riarrangiata in una versione orchestrale.

La canzone, quindi, perde il nervosismo, ma non la forza. Nella versione di Vanoni non si legge più la stessa rabbia: la malinconia "vaschiana" si trasforma, acquistando un pizzico di nostalgia. Gli archi della Budapest Orchestra ammorbidiscono la struttura e lasciano emergere una dimensione più raccolta. L'impressione – inevitabilmente personale – è che la cantante faccia valere la propria età e la propria esperienza, i suoi amori e disamori, i momenti di gioia e quelli in cui ha dovuto trovare la forza di ripartire. Le loro esperienze si sovrappongono, ma la direzione finale è la stessa. Lo si sente nel modo in cui Vanoni interpreta i versi: "Vivere è come un comandamento, vivere o sopravvivere, senza perdersi d'animo mai e combattere e lottare contro tutto contro". Laddove Vasco sembra ancora interrogarsi sul significato del vivere, Vanoni sembra aver imparato a convivere con la domanda.

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