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1 Ottobre 2012
16:55

Muore Eric Hobsbawm, la Storia perde il suo più grande interprete

Muore a 95 anni Eric Hobsbawm, storico britannico di ideologia marxista, autore di uno dei più celebri e osannati saggi storici sul ‘900 “Il Secolo Breve”. In sua memoria, occorrerebbe fermarsi – anche pochi istanti – a ripensare la storia e (re)immaginare il futuro.
A cura di Anna Coluccino
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Nato ad Alessandria d'Egitto a pochi metri dalla fine della Grande Guerra e morto quest'oggi a Londra a pochi metri da una nuova esplosione dell'equilibrio mondiale, Eric Hobsbawm è stato uno degli storici e, in generale, uno dei pensatori più influenti del novecento. Alcune sue espressioni hanno assunto dignità di definizioni universalmente riconosciute, i suoi testi hanno raccontato le evoluzioni (e le involuzioni) della razza umana a intere generazioni di studiosi, amatori, appassionati, profani. Le sue notevoli doti divulgative si sposavano senza alcuna difficoltà con la straordinaria eleganza del racconto e l'indiscussa, indiscutibile competenza, la chiarezza espositiva, l'onesta intellettuale che trapelava da ogni riga, da ogni dichiarazione.

“"La storia viene per gran parte inventata… Avere degli storici, oggi, è più importante che mai, storici particolarmente scettici."”
Eric Hobsbawm

Intellettuale spesso scomodo perché convintamente e apertamente comunista – senza mezzi termini né cerchiobottismi – non si è però mai fatto promotore del pensiero dogmatico e, anzi, il suo costante e manifesto dubitare ha contribuito non poco all'evoluzione, alla coscientizzazione della specie umana. Di certo era un partigiano – in termini gramsciani più che storici; di certo aveva un punto di vista dichiarato e specifico sul mondo, ma la gran parte delle sue analisi si è poi rivelata esatta e molti dei meccanismi svelati dalla sua lettura degli eventi hanno continuato ad agire (indisturbati) nel presente, innescando i prevedibili processi che ci hanno condotto allo stato di cose attuale. In "The Age of Extremes" (tradotto in Italia con la più celebre delle espressioni coniate da Hobsbawm "Il Secolo Breve") lo storico inglese non ha semplicemente dato conto della successione dei fatti storici e della loro concatenazione, ha offerto una chiave di lettura del tutto inedita che ha contribuito a svelare agli occhi dei più il vero ruolo del ‘900 nel quadro evolutivo della specie umana. Per la prima volta nella storia, le guerre diventavano mondiali, per la prima volta nella storia uno scontro ideologico teneva in tensione l'intero pianeta e si configurava quale scontro "religioso". E come non vedere in tutto questo l'acme di tutto quanto il lungo ottocento aveva preparato e innescato sia sul piano della politica internazionale che della speculazione filosofica?

“"Il Secolo breve è stato un'epoca di guerre religiose, anche se le religioni più militanti e assetate di sangue sono state le ideologie laiche affermatesi nell'Ottocento, cioè il socialismo e il nazionalismo, i cui idoli erano astrazioni oppure uomini politici venerati come divinità".”
Eric Hobsbawm

E se oggi valutazioni di questo genere appaiono scontate è perché anche chi non ha mai letto Hobsbawm ha vissuto – seppure inconsapevolmente – del tutto immerso nella sua analisi degli eventi storici contemporanei. Anche chi non lo ha mai sentito nominare si è necessariamente confrontato con narrazioni dell'attualità che – negando o confermando – affondano le loro radici teoriche nella lettura storica di Hobsbawn. D'altronde, è esattamente questo l'aspetto che determina il grado di influenza di un pensatore sulla sua epoca: ovvero la capacità di penetrazione delle coscienze per mezzo di idee e considerazioni che poi assurgono a teorema, ad assioma universale. Anche se – ai più – sfugge la consapevolezza della fonte di certe riflessioni, cionondimeno vivono e pensano in conseguenza di esse. Nessuno più – dalla pubblicazione dei suoi libri ad oggi – può analizzare la storia dell'800 e del ‘900 senza far riferimento ad Hobsbawm e senza dare per assodate le etichette di secolo lungo e secolo breve che – lungi dall'essere sterili nomenclature – veicolano un complesso sistema di significati assorbito in maniera pressoché unanime dagli studiosi. Naturalmente, le considerazioni di Hobsbawm non rappresentano per tutti oro colato ed esistono diversi oppositori del suo pensiero, ma nessuno può prescindere da lui nell'approcciare lo studio della storia moderna e contemporanea: sia che si intenda esaltare la sua analisi, sia si che preferisca discostarsene, occorre prenderla nella dovuta considerazione, quasi come se l'opera della storico inglese rappresentasse – di per se stessa – uno spartiacque storico, un avanti cristo e un dopo cristo dell'analisi storiografica.

Ecco perché, oggi, il mondo è in lutto per la perdita di Eric Hobsbawm. Un intellettuale come ne esistono pochi, un uomo che ci lascia orfani di brillanti intuizioni e calcolate previsioni, stroncato da una lunga malattia ma, prima ancora, dalla connaturata mortalità di tutto ciò che è umano. Finché ha potuto – non ha mai smesso di interrogarsi, di tentare analisi, di offrirci letture degli eventi capaci di illuminare brevi tratti di futuro, nella speranza che l'umanità fosse pronta (quanto meno) ad immaginare il prossimo salto evolutivo, l'unico in grado di salvarla dalla miseria, dalla disperazione: l'impegno collettivo alla mutua collaborazione, l'utilizzo degli strumenti e delle intelligenze allo scopo unico di perseguire un obiettivo più alto del gretto egoismo nazionale, cittadino, familiare. Ma forse l'umanità non è ancora abbastanza matura per realizzare che la sua unica salvezza sta nella cooperazione, nel lavorare collettivamente al servizio della gaia scienza. Forse ci sarebbe stato utile avere addosso l'acuto sguardo di Hobsbawm ancora per un po'…

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