La frase con cui Matteo Salvini si è difeso quest'oggi in Senato, mentre i suoi colleghi si apprestavano a votare sì all'autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega, è una citazione abbastanza accurata (non parola per parola) di una ben più famosa frase di Indro Montanelli, storica figura del giornalismo italiano, fondatore del "Giornale" e "La Voce". Salvini, accusato di sequestro di persona per aver trattenuto per quasi sei giorni 131 migranti a bordo della nave militare Gregoretti, che li aveva soccorsi in mare, ha dichiarato che andrà in tribunale a testa alta, perché non ha fatto altro che difendere gli interessi nazionali e i suoi confini. E ha poi tirato fuori la citazione di Montanelli, che qui riportiamo per intero e per esatto:

L'unico incoraggiamento che posso dare ai giovani, e che regolarmente gli do, è questo: "Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s'ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi."

Salvini cita Montanelli (non alla lettera)

Ma da dove ha pescato questa frase il leader dell'opposizione ed ex ministro dell'Interno accusato di aver sequestrato 131 persone in mare sulla nave Gregoretti? Da un libro, edito nel 2003, due anni dopo la morte di Indro Montanelli, dal titolo "Soltanto un giornalista".

Soltanto un giornalista, il libro con la frase di Montanelli

Negli ultimi otto anni della sua vita, infatti, Montanelli si era incontrato spesso con la giornalista Tiziana Abate, collaboratrice del decano del giornalismo italiano al "Giornale" e alla "Voce". Dalle loro lunghe conversazioni era nato un libro di testimonianze, "Soltanto un giornalista", edito dalla Bur. Tra le pagine di questo volume, il grande giornalista ha raccontato la sua vocazione e le sue avventure: dalla giovanile adesione al fascismo alla Resistenza, alla condanna a morte e alla fuga da San Vittore; dalla rivolta di Budapest del 1956 agli anni Novanta in Italia. Soltanto di una cosa, nel volume scritto dalla Abate, non ha voluto parlare: della sua vita privata, per cui molto spesso si è discusso, spesso in maniera critica, relativamente alla sua concezione della donna e del corpo femminile. In molti ricorderanno, infatti, ciò che accadde lo scorso marzo, quando il corteo per i diritti delle donne imbrattò la statua di vernice di Montanelli a Milano.