Quale sarà l'approccio alla cultura nel governo presieduto da Mario Draghi? Al momento la domanda serpeggia nei vari settori del mondo culturale, dal teatro al cinema, dalla lirica al mondo dell'editoria. Tante le attese, anche in relazione al programma Next Generation EU che i ministri nominati dal Presidente della Repubblica dovranno redigere e sottoporre al più presto a Bruxelles. Al momento, relativamente al martoriato comparto cultura, non si sa ancora molto, anche se al momento – oltre al fatto che il presidente ha nominato sei volte la cultura nel discorso – abbiamo due certezze. Vediamo quali.

Mario Draghi e la cultura nel governo: Franceschini c'è

La prima è che nel governo presieduto dall'ex governatore della Banca Centrale Europea la casella di ministro della cultura toccherà, ancora una volta, a Dario Franceschini. L'esponente del PD viene da una lunga esperienza in fatto di gestione dei beni culturali che nell'ultimo anno hanno attraversato, come gran parte degli altri settori della vita sociale ed economica, una crisi senza precedenti. Giusto per dirne alcuni: ridefinizione del ruolo dei musei, delle istituzioni culturali, oltre a un modo nuovo di concepire l'esperienza dello spettacolo dal vivo, nonché digitalizzazione e tante altre questioni sul tavolo. Tra cui quella relativa ai dati su lettura e lettori che, nonostante il segno più di quest'anno del mercato editoriale, resta uno dei nodi critici da affrontare, come ha evidenziato qualche settimana fa il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi.

Il discorso del premier Mario Draghi sulla cultura

Altro elemento possibile fin qui di valutazione dell'approccio che il nuovo governo avrà nei confronti della cultura, è desumibile dal discorso che Mario Draghi ha tenuto in Senato, durante il quale ha citato la cultura e il valore che essa rappresenta, a livello economico e di capitale umano e sociale. La parola cultura o culturale è tornata sei volte, in alcuni passaggi in maniera molto importante. Il primo punto del discorso riguarda il modo in cui dovremo guardare ai nostri beni culturali, relativamente a tutela e valorizzazione in funzione anche turistica:

Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14% del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato.

Altro elemento importante da evidenziare è stato, nel discorso del Presidente del Consiglio, quello relativo agli investimenti in campo culturale a cui saremo chiamati con il Recovery Plan:

È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo.

E poco dopo:

Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva.

Infine, significativo è stato il passaggio in uno dei momenti iniziali durante la replica serale poco prima di incassare la fiducia del Senato con 262 sì al nuovo governo:

Ho detto che l'Italia è una grande potenza culturale e anche per questo al G20 sarà data grande importanza alla cultura con un incontro dedicato. Le restrizioni per la pandemia hanno messo a dure prova musei, cinema, teatri, tutto lo spettacolo dal vivo e l'arte in generale, un comparto che va sostenuto perché il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità. Una perdita economica ingente ma ancor più grande la perdita dello spirito. Molto è stato fatto per ristori adeguati: serve fare ancora di più, rafforzare le tutele dei lavoratori e le risorse del Next Generation Ue vanno utilizzate per  il capitale umano e le nuove tecnologie. Il ritorno nel più breve tempo possibile alla normalità deve riguardare anche la cultura in tutte le sue forme perché imprescindibile per la crescita e il benessere del Paese.