6 Luglio 2019
11:44

“Magnitudo” dei terremoti e “magnitudine” delle stelle: due misure collegate

Il terremoto che ha scosso la California, il secondo in pochi giorni, ha riportato sulle prime pagine dei giornali una parola latina, ‘magnitudo’. Si tratta della misura della forza meccanica sprigionata da un sisma. Un nome che assomiglia molto alla misura della ‘magnitudine’ dei corpi celesti, ossia della loro luminosità. Hanno un nome simile solo perché misurano una grandezza? No, sembra ci sia di più.
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Quando la terra si scuote in un terremoto, uno dei dati che si diffonde più facilmente nelle notizie è la ‘magnitudo‘: ad esempio si legge che il terremoto in California ha avuto una magnitudo di 7.1 (che ce lo dipinge come un terremoto maggiore). Questa parola latina significa letteralmente ‘grandezza': il suo dato indica in una scala numerica sintetica l'energia che si è sprigionata all'ipocentro, cioè nel punto delle profondità della terra in cui è avvenuto l'evento che ha causato il terremoto. La celebre scala che misura la magnitudo locale di un sisma è la scala Richter: probabilmente non avrà la presa immaginativa della scala Mercalli, che misura i terremoti in base alle ripercussioni sul mondo umano. Ma il dato della scala Richter, anche se dice meno a noi profani, è una misura precisa.

Prese il nome dal sismologo statunitense Charles Francis Richter, che con altri la ideò negli anni '30, ed è basata sull'ampiezza delle onde sismiche rilevate dai sismografi: fra le sue peculiarità c'è il fatto che non è una scala lineare, ma logaritmica. Un oggetto lungo 7 metri è più lungo di un metro rispetto a un oggetto lungo 6; invece un terremoto di intensità 7 sulla scala Richter è quasi 32 volte più intenso di un terremoto di intensità 6. E il nome ‘magnitudo', a ben vedere così generico, pare sia stato scelto in richiamo al sistema astronomico di misura della luminosità delle stelle, la ‘magnitudine'.

La categorizzazione delle stelle in base alla loro luminosità è una pratica antichissima, ma fu solo nell'Ottocento che Norman Robert Pogson, astronomo inglese, diede una forma matematica alla scala che le misurasse; e anche questa scala, che con certe correzioni è ancora in uso, è una scala logaritmica, non lineare (più sale il numero, meno la stella è luminosa). Una stella di magnitudine 1 ha una luminosità pari al 40% di una stella di magnitudine 0, ma rispetto a questa una stella di magnitudine 6 ha una luminosità dello 0,4%. Ovviamente dobbiamo chiarire se parliamo di magnitudine apparente o assoluta, cioè se la valutiamo da un punto di vista relativo (ad esempio dal punto di vista terrestre) o da una distanza standard che renda la luminosità intrinseca della stella, a prescindere dalla distanza effettiva dall'osservatore.

Per questo, pare, il nome della misura dell'intensità dei terremoti è stato colto da quello della misura della luminosità delle stelle. C'è la suggestione di due grandezze, misurate in una scala logaritmica, con un nome antico salito a termine della scienza globale, limpido, forte e olimpicamente sereno quando parla delle meraviglie soverchianti del cielo e dei moti terrificanti della terra.

Nato nel 1989, fiorentino. Giurista e scrittore gioviale. Co-fondatore del sito “Una parola al giorno”, dal 2010 faccio divulgazione linguistica online. Con Edoardo Lombardi Vallauri ho pubblicato il libro “Parole di giornata” (Il Mulino, 2015).
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