Quando la terra si scuote in un terremoto, uno dei dati che si diffonde più facilmente nelle notizie è la ‘magnitudo‘: ad esempio si legge che il terremoto in California ha avuto una magnitudo di 7.1 (che ce lo dipinge come un terremoto maggiore). Questa parola latina significa letteralmente ‘grandezza': il suo dato indica in una scala numerica sintetica l'energia che si è sprigionata all'ipocentro, cioè nel punto delle profondità della terra in cui è avvenuto l'evento che ha causato il terremoto. La celebre scala che misura la magnitudo locale di un sisma è la scala Richter: probabilmente non avrà la presa immaginativa della scala Mercalli, che misura i terremoti in base alle ripercussioni sul mondo umano. Ma il dato della scala Richter, anche se dice meno a noi profani, è una misura precisa.

Prese il nome dal sismologo statunitense Charles Francis Richter, che con altri la ideò negli anni '30, ed è basata sull'ampiezza delle onde sismiche rilevate dai sismografi: fra le sue peculiarità c'è il fatto che non è una scala lineare, ma logaritmica. Un oggetto lungo 7 metri è più lungo di un metro rispetto a un oggetto lungo 6; invece un terremoto di intensità 7 sulla scala Richter è quasi 32 volte più intenso di un terremoto di intensità 6. E il nome ‘magnitudo', a ben vedere così generico, pare sia stato scelto in richiamo al sistema astronomico di misura della luminosità delle stelle, la ‘magnitudine'.

La categorizzazione delle stelle in base alla loro luminosità è una pratica antichissima, ma fu solo nell'Ottocento che Norman Robert Pogson, astronomo inglese, diede una forma matematica alla scala che le misurasse; e anche questa scala, che con certe correzioni è ancora in uso, è una scala logaritmica, non lineare (più sale il numero, meno la stella è luminosa). Una stella di magnitudine 1 ha una luminosità pari al 40% di una stella di magnitudine 0, ma rispetto a questa una stella di magnitudine 6 ha una luminosità dello 0,4%. Ovviamente dobbiamo chiarire se parliamo di magnitudine apparente o assoluta, cioè se la valutiamo da un punto di vista relativo (ad esempio dal punto di vista terrestre) o da una distanza standard che renda la luminosità intrinseca della stella, a prescindere dalla distanza effettiva dall'osservatore.

Per questo, pare, il nome della misura dell'intensità dei terremoti è stato colto da quello della misura della luminosità delle stelle. C'è la suggestione di due grandezze, misurate in una scala logaritmica, con un nome antico salito a termine della scienza globale, limpido, forte e olimpicamente sereno quando parla delle meraviglie soverchianti del cielo e dei moti terrificanti della terra.