L'estate di due anni fa ho avuto la fortuna di assistere a un concerto di Ennio Morricone. Era alla Reggia di Caserta, di notte. Il maestro avanzò lentamente sul podio e si rivolse all'orchestra, che subito attaccò ad intonare una delle celebri composizioni del più grande autore di musiche per il cinema, con il Tema di Deborah e Baaria ne "Gli Intoccabili". Fu un concerto lungo, emozionante, rigoroso, piacevole. Tutte le sue musiche più famose (non tutte, non sarebbe bastata tutta la notte per eseguirle) passarono l'una dopo l'altra, sfilando la corona di una messa di ricordi personali e collettivi: Ennio Morricone era il cinema, perché ne era la musica.

Tuttavia di quel concerto ho un'immagine che più di tutte mi si è impressa nella memoria, poco prima che iniziasse. Dalla particolare posizione in cui mi trovavo in platea, notai che prima di entrare in scena Morricone – all'epoca novantenne – arrivò sul palco procedendo mano nella mano con sua moglie, Maria Travia, che poi si accomodò su una sedia sul retropalco e da lì ascoltò tutto il concerto fino alla fine, senza muoversi mai. Ricordo che fui così colpito da quell'immagine che, una volta a casa, cercai informazioni sul loro rapporto e scoprii che la loro storia d'amore andava avanti da oltre sessant'anni. Una delle frasi più ricordate di Morricone in queste ore è, per l'appunto, una di quelle che dedicò a sua moglie:

Nell'amore come nell'arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l'intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata.

Un dettaglio che forse poco, forse molto, aggiunge alla grandezza del compositore italiano che oggi il mondo dell'arte, dall'Italia agli Stati Uniti, in queste ore sta piangendo. Un dettaglio che racconta il privato di un uomo e la grandezza di un artista.