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“La Casita” di Bad Bunny e il “Rione” di Geolier: la periferia si trasforma in un’esperienza esclusiva

Da ‘La Casita’ di Bad Bunny al rione di Geolier: l’industria della musica dal vivo ha trasformato i valori identitari, non solo degli artisti, ma anche dei luoghi che raccontano, in un prodotto esclusivo.
Bad Bunny e La Casita, Geolier e O’ Rione ncopp o’ palc, 2026
Bad Bunny e La Casita, Geolier e O’ Rione ncopp o’ palc, 2026

È passato solo qualche giorno dal tris di concerti allo stadio Diego Armando Maradona di Napoli, che per l'ennesima volta ha consegnato, metaforicamente, le chiavi della città a Geolier. Durante le 3 date, il rapper ha annunciato anche gli appuntamenti, che si terranno solo a Napoli, nel 2027: 6 date, di cui 3 già sold-out (e gli altri lo saranno tra poco), in cui è comparsa anche un nuovo settore per gli spettatori. Si tratta del "O' Rione ncopp o' palc" Package, un segmento antistante alla posizione di Geolier sul palco, ma comunque presentata e realizzata direttamente sullo stesso. Una infrastruttura premium, integrata nella scenografia dello show.

"O' Rione ncopp o' palc" package per il concerto di Geolier

Com'è possibile leggere su TicketOne, il modulo sarà composto da gradoni non numerati a più livelli e obbligherà le persone a stare in piedi, dando l'opportunità di potersi spostare al suo interno. Il sito recita: "Progettata per offrire una prospettiva unica dello show e dello stadio e trasforma gli spettatori in parte integrante dell'esperienza live". L'offerta viene legata anche a un ingresso riservato con staff in loco, un pass memorabilia con cordino e un gadget esclusivo solo per chi acquisterà il pacchetto. Oltre a un servizio di assistenza via mail precedente allo show. L'elemento principale, oltre al prezzo di 339 euro, è la totale esclusione della presenza dell'artista, come viene indicato nella descrizione: "L'artista non partecipa ad alcuna attività legata al pacchetto".

Questo aspetto chiarisce l'assenza di alcuna adesione da parte dell'artista alla creazione di un momento corale con la platea, men che meno il suo coinvolgimento attivo in quell'area. La creazione di uno spazio del genere si discosta completamente dall'altro episodio che ha coinvolto Bad Bunny e la formazione de "La Casita" durante il suo nuovo tour. Anzi, le due situazioni sembrano chiaramente distanti sotto diversi aspetti. Come abbiamo potuto osservare anche nelle scorse settimane, il cantante portoricano aveva scelto di allestire nella scenografia del suo spettacolo, alle sue spalle, una ricostruzione meticolosa e a grandezza naturale di una tipica abitazione popolare portoricana di colore rosa.

"La Casita" di Bad Bunny: le polemiche sull'esclusione e la causa legale

Quello che inizialmente poteva essere letto come un tributo alla classe lavoratrice locale, si è poi trasformato in una misura esclusiva. Infatti, "La Casita" non è mai stata inserita nei circuiti ufficiali di vendita di Ticketmaster o di altre piattaforme. Non esisteva alcun biglietto premium acquistabile per accedervi. L'accesso è stato inizialmente determinato dalla presenza di fan VIP, come Chiara Ferragni, l'attaccante del Real Madrid Kylian Mbappé, i piloti di Formula Uno Lewis Hamilton e Carlos Sainz, e l'attrice Ana de Armas. Ma non solo, perché come hanno sottolineato alcuni utenti accorsi al concerto dell'artista, la selezione per entrare in "La Casita" è stata deputata a un membro dello staff, identificato in "Jeremy".

Non sono mancate le polemiche, nei primi appuntamenti precedenti alla sua tappa spagnola, in cui era stata fatta notare una certa predilezione per determinati corpi e aspetti per poter accedere a "La Casita". Una polemica rientrata proprio negli appuntamenti spagnoli, ma che soprattutto non ha oscurato uno dei problemi principali in merito: l'origine de "La Casita". Infatti, nei primi giorni di giugno, è arrivata la causa legale da parte dell'84enne proprietario della vera abitazione, situata nella città portoricana di Humacao. Roman Carrasco Delgado ha infatti avviato una causa per violazione dei diritti d'immagine de "La Casita", sostenendo di aver concesso l'uso dell'immobile unicamente per il materiale promozionale dell'album, contestandone lo sfruttamento commerciale su scala globale.

Ricordiamo che "La Casita" è presente anche nella scenografia dell'halftime show del Superbowl, di cui l'artista portoricano è stato protagonista nell'ultima edizione. Due casi molto diversi in cui il valore dell'appartenenza collettiva, dal rione a "La Casita", hanno perso improvvisamente il loro significato per trasformarsi in qualcosa di elitario. Da una parte, per una questione economica che travalica i confini dell'esperienza utente con l'artista (non presente nel concerto di Geolier). Dall'altra, la frammentazione degli astanti che, dietro selezione, stazionano in un punto nevralgico della scenografia, sembra ribaltare il senso di aggregazione simbolica de "La Casita".

La periferia come esperienza vip

Non mancano le riflessioni su come venga alterata la narrazione del disagio; anzi, in un certo senso, le esperienze de "La Casita" e "O' Rione ncopp o' palc" Package sembrano certificare un tentativo di spettacolarizzazione di un'identità ben precisa. Ma non solo: questo processo di vendita potrebbe spogliare in maniera chiara tutta l'elaborazione di significato musicale dei due artisti, che proprio nella ricchezza e nella diversità del proprio territorio hanno edificato lo sfondo narrativo delle proprie storie. È necessario sottolineare che tutto ciò è avvenuto già in passato, esiste già una declinazione scenografica precedente a quella di Bad Bunny e Geolier.

Per esempio, lo Snake Pit (la fossa dei serpenti) per i Metallica. Nel loro recente "M72 World Tour", il termine utilizzato dalla band per definire i fan più affezionati è diventato un settore del concerto. Infatti, la produzione ha realizzato un palco circolare a forma di anello, in cui il centro vuoto rappresentava proprio lo Snake Pit. L'accesso a questa zona era vincolato all'acquisto di ticket premium, tra i mille e i 3mila dollari. La scenografia nelle produzioni dei grandi concerti sembra aver preso il sopravvento, limitandosi a definire delle cornici sempre più piccole e meno inclusive economicamente, ribaltando alcune volte anche la visione e il messaggio dell'artista.

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