L'onda si è alzata e sarà difficile fermarla. Dopo cinque anni di lavoro, la scrittrice Jeanine Cummins aveva dato poche settimane fa alle stampe il suo "American Dirt", romanzo che Flatiron Books ha promosso con una massiccia dose di investimenti e una campagna marketing aggressiva, a tratti sbadata, che oggi è costretta a battere in ritirata per la protesta del movimento #DignidadLiteraria, formato da scrittori messicani che pongono una questione difficile da dirimere: può un bianco scrivere una storia che riguarda i messicani? Il terreno è scivolosissimo e per provare a non cascare è meglio ricostruirne le tappe.

Americani Dirt, il caso letterario dell'anno

"American Dirt", tradotto in Italia da Feltrinelli col titolo "Il sale della terra", racconta la storia di una libraia messicana di Acapulco che cerca di raggiungere gli Stati Uniti con il figlio di otto anni, dopo che i narcotrafficanti le hanno ucciso il resto della famiglia. Per farlo, compie il percorso seguito ogni anno da moltissimi migranti centroamericani in fuga dalle violenze dei gruppi criminali e che include il viaggio su “La Bestia”, un treno merci che percorre tutto il Messico, da Chiapas fino a Tijuana, vicino al confine californiano.

Dal momento della sua pubblicazione, lo scorso 23 gennaio, "American Dirt" ha venduto in pochi giorni oltre 50mila copie. Candidandosi a diventare il caso letterario dell'anno negli Stati Uniti. Alla clamorosa impennata delle vendite sono però seguite immediate ed aspre critiche al romanzo considerato, oltre che inesatto da un punto di vista storico, troppo denso di stereotipi nel descrivere il Messico e i messicani.

Le proteste latinx contro American Dirt

Ma non è tutto. I critici di origine messicana, a partire da un principio (discutibilissimo, in letteratura) di autenticità hanno avanzato anche il diritto e la capacità di una scrittrice statunitense e bianca, come è Jeanine Cummins, di raccontare onestamente una storia di migranti centroamericani, tirando in ballo il sontuoso anticipo che l’autrice ha ricevuto dalla sua casa editrice di oltre un milione di dollari, prestigio di certo mai concesso per delle opere scritte da latinos.

A seguire, ecco l'appello di 120 scrittori, inclusi i tre creatori del movimento #DignidadLiteraria, che hanno inviato una lettera firmata a Oprah Winfrey affinché rinunci a promuovere American Dirt nel suo programma, accusando la Cummins di essersi candidata al ruolo di salvatrice bianca dei messicani, da un punto di vista privilegiato e benestante.

Flatiron Books prima si difende, poi batte in ritirata

Tuttavia dopo l'iniziale tentativo di difesa del lavoro della Cummins da parte di Bob Miller, presidente della Flatiron Books ("Jeanine Cummins ha trascorso cinque anni della sua vita a scrivere questo libro con l’intento di puntare i riflettori sulle tragedie che affrontano gli immigrati. Siamo rattristati dal fatto che un’opera di narrativa dalle buone intenzioni abbia portato ad un tale rancore al vetriolo") la casa editrice è stata costretta a capitolare.

Prima, infatti, ha deciso deciso di cancellare il tour del libro negli Stati Uniti, dopo le violente minacce rivolte all’autrice e alla casa editrice stessa, e infine ha accettato di impegnarsi ad aumentare sostanzialmente la rappresentanza di Latinx nella casa editrice. Un recente sondaggio sull'editoria condotto da Lee & Low Books, infatti, aveva posto all'attenzione un dato importante: il 76% dei dipendenti del settore editoriale sono bianchi.

I problemi che restano sul campo di battaglia

E adesso? I problemi restano più o meno uguali a prima. Perché se da un lato l'atto di "presumere" da parte della Cummins una storia che riguarda i messicani è l'atto letterario per eccellenza, e il solo imputarla di questo sancirebbe, più o meno, la fine della letteratura, dall'altro resta il problema di una campagna di marketing che, come tutte le campagne di marketing, rischia di far tracimare il discorso letterario e di normale comunicazione dei temi suscitati da un libro nella direzione di bieco cinismo e commercializzazione del dolore. Quindi quella su "American Dirt" rischia di restare una battaglia senza vincitori, né vinti, senza soprattutto che un dialogo reale serva a migliorare le condizioni dei messicani negli Stati Uniti.