È morto Didier Decoin, vincitore del Prix Goncourt e protagonista della letteratura francese

La Francia perde uno dei suoi scrittori più noti, Didier Decoin, scomparso all'età di 81 anni. È stato uno dei padri nobili del Prix Goncourt, il riconoscimento più importante per un autore francese, ma soprattutto un figlio d'arte che ha dovuto lottare per potersi distaccare da quel padre – Henri Decoin, uno dei registi francesi più importanti della storia – così ingombrante. In parte lo ha fatto vincendo il premio più prestigioso d'Oltralpe nel 1977, giorno in cui ha cominciato a non essere solo il figlio di Decoin, ma ha fissato il suo nome, Didier, nella Storia della letteratura francese. Ma la sua storia familiare gli ha anche aperto le porte per diventare uno dei principali sceneggiatori di fiction storiche tratte dai grandi classici della letteratura, dal Conte di Montecristo a Napoleone, passando per I miserabili.
La notizia della sua morte è stata data dall'Accademia, di cui era entrato a far parte nel 1995, succedendo a Jean Cayrol, diventandone poi segretario generale e infine, dal 2020 al 2024 anche Presidente. In questi panni decise, in solitudine, di rimandare l'assegnazione del premio durante il Covid: una scelta che fece per venire incontro ai librai, e pagò, visto che il vincitore di quell'anno, "L'Anomalia" di Hervé Le Tellier, vendette più di 400.000 copie. Fu con il libro "John L'Enfer" (tradotto in Italia da Einaudi con il titolo "John Inferno") che si aggiudicò il Goncourt. Un libro che oggi in Italia non è più disponibile.
Scrittore che faceva molto attenzione alla lingua, esordì come giornalista, prima a France Soir e successivamente in giornali come Le Figaro, Les Nouvelles littéraires oltre che per riviste che si occupavano di mare. Contemporaneamente cominciò la carriera da scrittore e a 20 anni pubblicò "Le Procès à l'amour" a cui seguirono una ventina di romanzi. Decoin è morto all'ospedale di Villejuif (Val-de-Marne), "dopo aver lottato con forza e coraggio contro il cancro per diversi anni", come ha precisato il figlio Julien Decoin, anch'egli scrittore, il quale ha anche specificato che sarà sepolto "di fronte al mare, che amava così tanto", ad Auderville, un comune del capo de la Hague, nel Cotentin, dove possedeva una casa.
Si dedicò anche alla sceneggiatura, un mestiere che gli servì per garantirsi un'indipendenza che, inizialmente, la scrittura non gli dava. E diventò uno sceneggiatore importante, lavorando con registi come Marcel Carné, Robert Enrico, Henri Verneuil e Maroun Bagdadi, grazie al quale vinse il premio speciale della giuria al Festival di Cannes per il film "La vita sospesa". Gran parte delle sue forze fu dedicata alla televisione. scrivendo sceneggiature originali e adattamenti, dirigendo anche il reparto fiction di France 2.
"Appassionato di fatti di cronaca, del mare, di giardini, uomo di cinema e di televisione, animato da una fede profonda, era all'interno dell'Académie un lettore attento e un compagno di una nobile umanità" scrive l'Accademia del Goncourt ricordandolo. Lo scorso aprile aveva pubblicato il suo ultimo romanzo "Maypops", tratto da una storia vera. In Italia Clichy ha pubblicato "Un’inglese in bicicletta", mentre per Ponte alle Grazie era uscito "Il magistero dei giardini e degli stagni".