@Beowulf Sheehan
in foto: @Beowulf Sheehan

"Bisogna ricordare che Trump è solo una persona, o forse  meno di una persona. Evitarlo è evitare di impegnarsi con le sue ideologie odiose…" Non la manda a dire Joshua Cohen, lo scrittore classe 1980 che il New York Times ha inserito tra i "grandi scrittori americani". In occasione della pubblicazione in Italia del suo penultimo romanzo, "Il libro dei numeri" (Codice Edizioni), prevista per il 4 settembre, lo scrittore statunitense arriva in Italia per un book tour che – oltre al Festivaletteratura di Mantova – farà tappa a Bologna e a Milano. Proprio in quest’ultima data, lo scrittore di Atlantic City sarà accompagnato da Claudia Durastanti, la scrittrice finalista al Premio Strega 2019 con "La straniera" (La Nave di Teseo) e traduttrice del romanzo.

La trama de "Il libro dei numeri" è presto riassunta: Joshua Cohen, scrittore newyorchese fallito, viene contattato da un altro Joshua Cohen, un misterioso fondatore della più importante azienda tecnologica del mondo, affinché gli faccia da ghostwriter per la sua autobiografia. L'occasione è solo il punto di partenza per raccontare una storia in cui il Cohen-personaggio si imbarcherà in un'impresa che lo renderà una pedina in un gioco molto più grande di quanto immagini. Un modo per il Cohen-autore per riflettere sul tema dell'identità, dagli albori di internet all’11/09, passando per la Shoah, il Vietnam e l’avvento dei social network, attraverso lo specchio deformante della dell'identità ai tempi della rivoluzione digitale.

Mr. Cohen, come è nata l'idea di raccontare questa storia?

Nei primi anni del 2010, avrei voluto scrivere molte cose diverse: un romanzo storico sui primi tempi di Internet, un romanzo futurista basato sugli intrecci tra Stato e impresa sul tema della sorveglianza e un saggio sul passaggio da una cultura dell'alfabetizzazione a una cultura matematica. Avevo anche un'idea abbastanza vaga su un libro che raccontasse la storia di un ghost writer. Alla fine, nel 2013, ho detto a me a me stesso che potevo far confluire tutti questi temi in un unico romanzo.

Che relazione c'è tra il simbolismo numerico nella Bibbia e "Il libro dei numeri"?

Ho scelto come modello il libro biblico dei numeri, il quarto e più strano libro della Bibbia. In questo testo, improvvisamente, la narrazione si interrompe: la storia tra la Creazione del mondo e l'Esodo dall'Egitto di colpo finisce. Gli ebrei sono nel deserto e devono diventare un popolo. Vagano per quarant'anni. Il che, nella mia versione de "Il libro dei numeri", corrisponde agli anni tra il 1971 (l'invenzione del microprocessore) e il 2011 (l'avvento dell'era di WikiLeaks). Durante questo periodo, anche noi contemporanei siamo stati trasformati in un popolo, lasciando indietro la cultura del libro e desiderando ardentemente entrare nella Terra promessa di Internet (che è la prova di come a volte sarebbe meglio che le promesse non vengano mantenute).

A proposito dei pericoli che si corrono nella Terra Promessa di Internet. Una delle considerazioni possibili dopo la lettura del romanzo è: "le parole sono tutto ciò che abbiamo, la lingua è tutto ciò che abbiamo". C'è il rischio che il web distrugga tutto questo?

Bisogna partire dalla considerazione che tutta la letteratura e l'arte dei nostri tempi è anche un "data". La traduzione è immediata, in tempo reale. Ciò non distrugge la letteratura o l'arte, al contrario, garantisce l'immortalità al nostro lavoro. Tuttavia è un'immortalità data per scontata e facile da ignorare. Il rischio non è la perdita del significato delle parole, ma la distruzione del tempo. L'espressione "per sempre" diventa insignificante e le giornate diventano sempre più brevi.

Come si riesce a trasportare la lingua di internet (ammesso che sia una lingua) in letteratura? In Italia e in Europa quasi mai i grandi scrittori si preoccupano di riflettere sul presente attraverso la lingua delle nuove tecnologie, ma negli Usa è diverso.

Non so spiegarlo. Non so abbastanza della letteratura italiana contemporanea. Dirò, tuttavia, che la maggior parte degli scrittori europei più giovani di cui conosco il lavoro (in tedesco e francese) sembrano attratti dalla scrittura come arte perché attratti dal classico, quindi per loro la scrittura è una sorta di ritiro dal presente e trattano il libro come un giardino murato di contemplazione. Questo si traduce molto spesso in: "non scrivete degli smartphone". Negli Stati Uniti non esiste un ideale così classico. C'è solo il caos.

Nel tuo romanzo, diversamente dagli scrittori del passato a cui sei stato paragonato (Wallace, Pynchon), non c'è un'esclusiva idea di complotto a muovere lo sviluppo  tecnologico. E, in fondo, si avverte anche una speranza per quanto riguarda le giovani generazioni dei nativi digitali…

Non sono una persona speranzosa per natura, ma nemmeno brancolo nella disperazione. Provo solo a riferire ciò che vedo e ascolto. Non mi interessa la cospirazione o la paranoia, come lo era per gli scrittori americani della generazione precedente. Oggi tutto sembra vero e falso simultaneamente, così la speranza di un momento diventa la disperazione del momento successivo a una velocità che è semplicemente sconcertante. Come romanziere, ciò che mi interessa è documentare l'effetto che ciò ha sulle persone. Nient'altro.

Il NYT ti ha definito uno dei grandi scrittori americani. Come ti rapporti, essendo nato nel 1980 (in Italia saresti considerato un giovanissimo), a questa definizione?

Non sono sicuro di cosa credano i critici americani. Tuttavia non conosco nemmeno nessuno che prenda sul serio la definizione di "grande scrittore americano". Lo scorso fine settimana sul lungomare di Wildwood, nel New Jersey, ho mangiato, per esempio, un "grande gelato americano…"

Joshua Cohen sarà nei prossimi giorni in Italia in un mini tour di presentazione de "Il libro dei numeri"

Giovedì 5 SETTEMBRE, ore 18 – Bologna – Libreria Coop Ambasciatori | con Francesco Pacifico

Venerdì 6 SETTEMBRE, ore 18:15 – Festivaletteratura Mantova | con il matematico Claudio Bartocci

Sabato 7 SETTEMBRE, ore 17 – Milano – Libreria del Tempo Ritrovato | con Claudia Durastanti e con il giornalista Philip Di Salvo.