Il fumetto riparte con i suoi Star Days, l’iniziativa di Star Comics che il 26 e il 27 settembre prossimo, in diretta dalla sede di Perugia, vedrà grandi nomi del fumetto entreranno nelle case dei lettori. In diretta streaming numerosi autori saranno fisicamente presenti in compagnia di ospiti d’eccezione, qui i lettori potranno assistere a panel, seguire le sessioni di dedica, collegarsi live con l’autore durante lo sketch. Motivo per cui abbiamo chiesto al pop-filosofo Tommaso Ariemma, classe 1980, docente di Estetica all'Accademia di Belle arti di Lecce, di raccontarci il motivo dei successo di manga e anime nella nostra cultura.

Quali sono le caratteristiche principali dei manga?

Chi ha visto il recente film di Nolan, Tenet, può coglierlo subito: in questo film, come nei manga, si tratta di “sentire” più che di capire. Per giocare un po’ ancora con le analogie, nei manga la lettura va a ritroso come nel film: si parte infatti dalla fine e anche l’ordine delle illustrazioni non segue l’andamento abituale. Le immagini non seguono tanto il flusso temporale, ma un effetto di senso. Quindi, già dal punto di vista grafico e narrativo, i manga presentano qualcosa di unico. E in Italia dobbiamo a case editrici come Star Comics la pubblicazione di queste opere secondo il loro tradizione stile di lettura, da destra verso sinistra, partendo dalla fine. Un’operazione coraggiosa, che ha contribuito certo all’esplosione dei manga nel nostro paese.

La filosofia manga e il suo incontro con l'Occidente: che tipo di rapporto è?

Oltre ad avere uno stile unico, i manga giapponesi si sono fatti promotori di un incontro tra culture e sensibilità molto diverse. Gli autori hanno amato la nostra mitologia, il nostro Dickens, l’animazione e il cinema occidentale, mescolando il tutto alla loro sensibilità e alla loro tradizione. In un certo senso, hanno fatto più i popolarissimi manga che tanti convegni e pubblicazioni su interculturalità e questioni affini. In pochi si sono accorti del grande valore culturale di queste opere e del valore fondamentale che veicolavano: quello della mescolanza, appunto.

Per la generazione di quanti sono cresciuti formandosi sugli "anime", cosa hanno rappresentato i manga?

Manga e anime sono stati delle vere e proprie mitologie in assenza di miti e valori educativi, soprattutto per gran parte dei ragazzi europei tra gli anni Ottanta e Novanta. Erano ovunque e facevano parte di quella che, per Umberto Eco, è stata la fine dei contenuti innocenti. In televisione, gli anime, i cartoni giapponesi, avrebbero veicolato temi, personaggi e dinamiche sociali complessi, che molti avrebbero ritrovato su carta, nei loro manga corrispondenti, per immergersi ancora di più nelle loro storie. Oppure avrebbero compiuto il cammino inverso, dalla carta allo schermo. Oppure, ancora, avrebbero seguito storie differenti sui rispettivi media. Sarebbero cresciuti anche in Italia degli otaku, una figura sociale non sempre ben vista, per vari motivi, e che in Giappone indicava il consumatore compulsivo di manga e anime. La sensibilità dell’otaku, oggi, non ci sembra così distante: basti pensare al consumo compulsivo di serie tv per notare come quello stile di consumo abbia anticipato i tempi.

I manga si sono scontrati con società, come la nostra, dove primeggiano valori del tutto differenti. Ci fai un esempio?

Nei manga allenamento, disciplina, codice di valori sono temi dominanti, ma ad esempio il “duro lavoro” è innanzitutto legato alla trasformazione di sé stessi. Il valore della disciplina non ha altro fine che il renderci “migliori”, qualsiasi cosa possa significare questo termine. Molti protagonisti dei manga non hanno certo una sorte tale da ripagare una vita di sacrifici e dedizione. Se qualcuno ha sbagliato è stato chi ha inteso il lavoro su di sé in vista di un successo esteriore, di una sua finalizzazione. Del resto, l’etimologia della parola “manga” parla chiaro: significa “disegno senza uno scopo”. Senza uno scopo esteriore, quindi.

In che modo i manga hanno qualcosa da dire alle giovani generazioni?

Ancora oggi i manga si rivelano capaci di essere “transgenerazionali”, di unire più generazioni. Penso al recente successo de “L’Attacco dei Giganti” o al ritorno in una nuova veste (in una maniera che ha fatto molto discutere, va detto) de “I Cavalieri dello Zodiaco”. In un certo senso è ciò di cui abbiamo bisogno. Storie coinvolgenti, capaci di approfondire grandi temi, di potenziare l’immaginazione e di unire il più possibile le generazioni, in un tempo in cui di prende le distanze dall’altro o nel miglior caso lo si deride con un lapidario “Ok, Boomer”.

Si terranno nelle giornate del 26 e del 27 settembre gli Star Days, l'evento ideato da Edizioni Star Comics per la ripartenza: si riproporranno, per la prima volta dopo l'emergenza sanitaria, i momenti di interazione tra autori e lettori; un'esperienza inedita, in cui sarà possibile assistere a panel, seguire sessioni di dedica e collegarsi live in diretta dalla sede di Perugia sul sito www.stardays.it. Si potrà inoltre visitare in un tour virtuale la redazione di Star Comics. Moltissimi gli ospiti che prenderanno parte all'evento: da Mirka Andolfo a Licia Troisi, da Mario Alberti a Matteo Bussola e Paola Barbato, e ancora Carmine Di Giandomenico, Fiore Manni, Davide Tosello e molti altri. Main Partner degli Star Days, VVVVID – la famosa piattaforma di streaming video – trasmetterà live la diretta delle due giornate anche sul proprio canale.