Il crescente fermento coreutico del primo Novecento coinvolse gran parte dei paesi europei, la Russia e gli Stati Uniti con una serie di sperimentazioni coreografiche, musicali, illuminotecniche e scenografiche tali da garantire un significativo salto in avanti all'intero mondo della danza. In questa fase il balletto romantico ed accademico del secolo precedente subì una vistosa forzatura, dettata dalle nuove tecniche e dall'esigenza diffusa di scardinarne gli elementi salienti con una nuovissima concezione del palcoscenico e dell'interpretazione. Sparirono i libretti narrativi, le acconciature, le scene lussuose e gli orpelli di qualsiasi natura, tutto appannaggio di una nuova danza più concettuale e meno virtuosa. Del resto dal 1909 al 1929 si imposero i "Ballets Russes" di Serge Diaghilev e la loro concezione di arte totale con la riduzione dei ballettoni di fine Ottocento agli atti unici del ventennio diaghileviano.

Tuttavia in ogni posto del mondo si andavano sgretolando le certezze esistenti sin dalla rivoluzione illuminista del balletto di Jean Georges Noverre, basti pensare ai nomi di Loie Fuller, Jacques Dalcroze, Rudolf Laban, Isadora Duncan, Doris Humphrey e tutta la schiera dei talenti diaghileviani. E poi Martha Graham, Merce Cunningham, Mary Wigman, Kurt Jooss e tutta un'altra serie di uomini e donne capaci di realizzare il nuovo mondo della danza antitetico a quello patinato e luccicante di Marius Petipa e Piotr Ilich Ciaikovskij.

Jia Ruskaja, dalla Rivoluzione d'Ottobre all'Accademia Nazionale di Danza a Roma

Figlia di un ufficiale dell'esercito imperiale russo, Evgenija Borisenko fu costretta ad abbandonare la natia Kerc per trovare la pace a Ginevra. Studiò medicina e la sua formazione le permise di approfondire la sua passione per la danza da un punto di vista molto più scientifico, fino a relazionarsi con il corpo con l'elaborazione di un vero e proprio metodo inedito definito Orchestica con il conseguente sistema di notazione dell'Orchesticografia. Evgenija Borisenko si trasferì poi in Italia ed a Milano aprì varie scuole sulla falsariga di quelle elaborate da Jacques Dalcroze, suo mentore e punto di riferimento didattico. L'impegno profuso in quegli anni le consentì di avviare collaborazioni in tutta Italia con coreografie e riconoscimenti fino a lavorare assiduamente con Anton Giulio Bragaglia che la spinse a trovare lo pseudonimo Jia Ruskaja "Io Russa", proprio quando ottenne la cittadinanza italiana e diresse la Scuola di Ballo del Teatro Alla Scala di Milano.

Era il preludio alla nuova avventura romana, avviata dal successo alle Olimpiadi di Berlino del 1936 con il "lauro d'argento" per poi fondare la Regia Scuola di Danza capitolina nel 1940. Sin dal principio la sua scuola seguì pedissequamente i dettami dell'Orchestica e comprese classi solo femminili; fu poi annessa all'Accademia d'Arte Drammatica e, nel 1948, divenne autonoma con la nuova denominazione di Accademia Nazionale di Danza. La sua direzione durò fino al 1970 con le successive nomine di Giuliana Penzi, Lia Calizza e Margherita Parrilla. Il suo stile inconfondibile fu anche edito da Alpes nel 1928 con il titolo "La danza come un modo di essere".