Statue dorate e in un gruppo di cinque. Così in origine doveva apparire l'aspetto dei Bronzi di Riace. Hanno migliaia di anni, ma per noi esistono da meno di mezzo secolo. Quarantotto anni, per la precisione. Due tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, oltre che simbolo di Reggio Calabria (dove sono conservati al Museo Archeologico Nazionale) e del nostro Paese dal 1972, rivestono sin dal giorno della loro scoperta anche un altro ruolo: quello di ricordarci che nulla è mai definitivo. Nonostante decenni di ricerche e studi, infatti, sono ancora diversi i misteri che circondano la loro origine e il loro significato.

Oggi arriva la nuova ipotesi: un tempo i Bronzi erano rivestiti da un colore dorato ed erano ben più di due, con ogni probabilità erano in cinque esemplari. A spiegarlo è Daniele Castrizio, docente di Numismatica greca e romana all'Università di Messina, che dopo aver esaminato l'argilla utilizzata per i modelli svela dettagli e colori dei due Bronzi: in età greca le statue erano dorate, in epoca romana nero lucide. E non solo. Secondo Castrizio, in origine i Bronzi erano cinque e non due. Facevano parte di un gruppo statuario che rappresentava il momento precedente al duello fratricida fra Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, del mito dei Sette a Tebe.

Tra le tante ipotesi messe a punto sin dal 1972, quando i due guerrieri furono ritrovati da un chimico romano che stava facendo delle immersioni a circa 300 metri dalla costa di Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria, e a soli 8 metri di profondità, quella del professor Castrizio pare finora una delle più solide, perché basata su fonti letterarie e iconografiche, ma soprattutto arriva dopo oltre vent'anni di ricerca e tante domande sull'esistenza di un "terzo bronzo".  E troverebbe conferme anche negli ultimi risultati delle indagini su patine e argilla. Al colore dorato si è giunti grazie a una serie di prove realizzate dalla squadra di studiosi che hanno commissionato a una fonderia la ricostruzione del bronzo dei guerrieri con le percentuali della lega. Ad affermarlo è lo stesso docente dell'accademia messinese:

I Bronzi di Riace erano biondi e dorati e furono realizzati ad Argos, nel Peloponneso greco, entrambi nella metà del V secolo, a poca distanza temporale l'uno dall'altro, nella stessa bottega ma da maestranze diverse. Si è capito che B corregge gli errori di A, che rimane comunque la statua perfetta nella tecnica di fusione del bronzo tra quelle arrivate sino a noi dall'antichità.

Ma che fine hanno fatto le altre tre statue del gruppo? Uno dei misteri che da sempre ruota attorno ai Bronzi di Riace e al loro mito è il fatto che per quasi cinquant'anni non sono mai state realizzate indagini nel punto esatto del ritrovamento in cui, all'epoca, una nave statunitense segnalò la presenza di qualcosa in fondo al mare. Di recente quelle indagini sono state autorizzate e da un primo, parziale risultato è emerso che al largo della costa di Riace ci sarebbero 16 echi sonar indicanti masse di metallo, probabilmente la nave che portava un carico di statue da Roma e che sarebbe affondata in seguito a una tempesta, costringendo l'equipaggio a disfarsi delle pesanti statue. Il che lascia aperte le speranze di ritrovare una o più statue gemelle dei famosi Bronzi. Insomma, a 48 anni di distanza, il mistero dei guerrieri che riposano da millenni in fondo al mare, potrebbe un giorno rivelare altre emozionanti sorprese.