
Per chi pensa che non ci fosse più nulla da raccogliere, obiettivi da raggiungere o sogni da costruire, "Tutto è possibile" di Geolier affronta con sfrontata determinazione la realtà. Non è più Emanuele al centro della musica, anzi. Come racconta nel progetto, l'immagine di Emanuele/Geolier sbiadisce nella sua riproducibilità tecnica: in foto, in un quadro, in un ritratto. Un manifesto che non ha più bisogno di essere esposto per consolidare la propria appartenenza: Geolier non appartiene più a Emanuele Palumbo, ma si è trasformato in una figura più "alta". Una guida, un manuale che ha scarnificato quasi completamente il sogno del bambino. E adesso che il bambino ha esaudito il suo desiderio, la proiezione di quel pubblico non è più fittizia, non è più (ormai da anni) un obiettivo da raggiungere. Anzi, ormai è diventato il prigioniero di questa bolla speculativa.
Emanuele ha perso il controllo di Geolier, uscendo dalla trappola
"Tutto è possibile" è tutt'altro che un album in cui la spensieratezza trova il suo posto a tavola. In un'intervista a Fanpage.it per l'uscita dell'album "Il coraggio dei bambini", in merito al brano "In trappola" con Lele Blade, Geolier ribaltava il concetto di gabbia, sottolineando come quell'habitat lo proteggesse. Come la quotidianità, fino a quel punto, gli avesse permesso di trovare una propria chiave d'esistenza, un proprio equilibrio: "Me la vivo benissimo, infatti nel disco dico: ‘In trappola me sento libero sulo int'e gabbie'. Alla fine questa trappola che ci siamo creati è il nostro habitat naturale, stiamo bene in questa trappola. Abbiamo tutto sotto controllo". Proprio questo "controllo" che sembra esser sfuggito dalle mani del rapper negli ultimi anni: un successo troppo lucente e che ha caratterizzato la vita di centinaia di famiglie per non diventare un peso per un artista di appena 24 anni.
Come la consapevolezza di "Padre ricco/Padre Povero" ha influenzato Geolier
Geolier non è più in questa trappola, e ancora di più ha affrontato il suo primo cortocircuito musicale: un progetto come "Dio Lo Sa" in cui ha avuto la necessità di allargare il proprio suono, riuscendo a incanalare il grande pubblico sanremese nel suo viaggio. Una manovra che non appartiene assolutamente a "Tutto è possibile", in cui la narrazione più evidente è il bilancio di ciò che gli è accaduto negli ultimi anni. È in questo bilancio che compare il concetto di "consapevolezza". Diventa ancora più importante quando riflettiamo sulle origini di "Un ricco e un povero", uno dei brani cult che tende a scandire anche alcuni macrotemi del progetto. È innegabile che la scrittura del brano sia influenzata da "Padre ricco, padre povero" di Robert Kiyosaki. Lo stesso autore che vedeva nella consapevolezza, nel cambio di mindset, l'impossibilità di tornare indietro: "Nella vita reale, le persone più istruite sono spesso quelle che temono di più il fallimento. Ma una volta che capisci che il fallimento fa parte del processo del successo, non puoi più tornare a giocare in difesa".
La solitudine in cima: rappresentare un uomo diventato un icona
E in questi termini troviamo tutte le preoccupazioni e le paure di Geolier in questo progetto. Passaggi come "Mo aggia essere perfetto, pecché si sbaglio io, sbaglia ‘na città sana. Nun so' cchiù nu guaglione, so' ‘na statua ‘e sale mmiez'ô fango. (Ora devo essere perfetto, perché se sbaglio io, sbaglia un'intera città. Non sono più un ragazzo, sono una statua di sale in mezzo al fango)" o "So' diventato ‘o simbolo d' ‘a rivalsa, ma ‘e simboli nun ponno chiagnere. ‘O popolo me vò forte, ‘a casa me vonno bene, ma io nun saccio cchiù chi songo quanno se stutano ‘e luci. (Sono diventato il simbolo della rivalsa, ma i simboli non possono piangere. Il popolo mi vuole forte, a casa mi vogliono bene, ma io non so più chi sono quando si spengono le luci)" raccontano ancora di più il senso di solitudine. E in questo non c'è vergogna, non c'è autocommiserazione: solo la presa di consapevolezza che nulla sarà mai più come prima.
La chicca "Olè" con Kid Yugi che richiama Lil Wayne
Rispetto ai progetti precedenti, che avevano evidentemente strizzato l'occhio alla ricerca di instant hit, "Tutto è possibile" sembra cercare un respiro più profondo, senza cadere nella trappola della playlist (con qualche asterisco). Si potrebbe sottolineare come Sottomarino e Poison Beatz abbiano guardato intensamente alla West Coast americana per alcuni segmenti del disco, ma ancor più intensamente quest'album guarda alle radici. "A Napoli non piove" riporta alla mente il disco d'esordio di Geolier, "Emanuele", mentre "1h" ci propone una veste dance in cui è possibile intravedere la crescita del giovane rapper partenopeo. La parentesi statunitense non si ferma solo a "081", che richiama "King Kunta" di Kendrick Lamar o la collaborazione con 50cent in "Phantom". Anzi se dovessimo celebrare una delle più interessanti "sperimentazioni" in questo progetto, c'è "Olè" con Kid Yugi. Un tributo a "6 Foot 7 Foot" di Lil Wayne in cui i due competono su incastri e immaginario. Solo qualche anno fa, alla presentazione del suo primo disco, Kid Yugi aveva sottolineato come Geolier lo avesse superato nella strofa di "Terr1", cercando di restituirgli adesso il favore in "Olè".
I pochi limiti del progetto "Tutto è possibile"
Se dovessimo trovare un elemento che ricollega Geolier al suo disco, al suo "sogno", potremmo ritrovarlo nei due estremi del disco. Il sogno Pino Daniele, "mai un collega", si realizza in "Tutto è possibile": un'altra tappa di questo incredibile percorso. In questo senso, sarà difficile comprendere la futura direzione del rapper, almeno in queste vesti. Mentre "A Napoli non piove" diventa un testamento, non solo della narrazione della traiettoria di Geolier, una corsa verso l'alto come Icaro che per adesso non ha conosciuto rallentamento. Ma anche della proliferazione del nuovo racconto di Napoli, di una città che sembra non conoscere equilibrio nella sua esposizione. Un luogo che, in questo momento, è più facile riconoscere in foto, anche se tutti pensano di potergli appartenere. Un racconto agrodolce quello di "Tutto è possibile" in cui non manca il rap fatto bene, come in "Facil Facil", ma neanche brani che strizzano l'occhio a TikTok come "Canzone D'Amore", "Stelle" e "2 giorni d'amore". Ma partendo da quest'ultimo brano, si riescono a riconoscere anche i limiti, pochi, di questo progetto.
"Tutto è possibile" tranne tornare indietro
Infatti, è attualmente più complicata rispetto a qualche anno fa la formula "All Star Urban", ovvero ciò che è accaduto in "2 giorni d'amore" con Sfera Ebbasta e Anna. Un tentativo di instant hit che appare blando, benché saranno i numeri a determinarlo, che poco si coniuga nella tracklist, in verità molto equilibrata. C'è anche un altro brano che, per adesso, sembra essere stato mangiato dalle aspettative e dalle potenzialità della coppia: stiamo parlando di "Arcobaleno" di Anuel AA. La produzione, che sembra appartenere al filone "I p' me, tu p' te", non colpisce, soprattutto nella connessione con l'autore portoricano. "Tutto è possibile" ha un racconto chiaro, che rispetto a progetti precedenti del rapper, scende in profondità su alcune difficoltà vissute dallo stesso Emanuele Palumbo, ma non solo. L'artista non è giudice, ma testimone di sé stesso: un diario in cui raccontarsi che tutto è possibile veramente. Tranne ritornare indietro ed essere sé stessi. Non c'è fuga che tenga, oggi che Geolier è di tutti.