È morto Tetsuya Chiba, il papà di Rocky Joe: il manga che trasformò un pugile in un simbolo di riscatto
È morto all'età di 87 anni Tetsuya Chiba, leggendario mangaka giapponese, conosciuto nel mondo per la sua serie dedicata alla boxe Rocky Joe. Il disegnatore è deceduto lo scorso 22 ottobre alle ore 18:00 in un ospedale di Tokyo dove nacque l'11 gennaio 1939. Chiba è una delle grandi personalità del fumetto giapponese, in grado di definire il manga sportivo moderno, trasformando un personaggio popolare in un simbolo sociale e contribuendo, infine, al riconoscimento del manga come forma d'arte. La storia del pugile Rocky Joe prende spunto anche dalla sua vita privata: poco dopo la sua nascita, la famiglia di Chiba si trasferì a Shenyang, allora chiamata Mukden, nella Manciuria occupata dal Giappone e oggi situata nella provincia cinese del Liaoning. Il motivo fu, ovviamente, la Seconda Guerra Mondiale.
A 6 anni visse la resa del Giappone e da quel momento la famiglia dovette confrontarsi con la fame e il pericolo di sommosse che presero di mira proprio i giapponesi. La sua famiglia riuscì a salvarsi grazie al traduttore cinese del padre che li nascose in una soffitta, riuscendo a fare ritorno nel proprio paese solo nel 1946. Questi primi anni segnarono profondamente la sua esistenza, la sua carriera artistica e la sua formazione pacifista. Proprio in quel rifugio improvvisato cominciò a buttare giù i primi ritratti, avendo i fratelli come modello. La sua opera ha raccontato spesso la formazione di giovani atleti in diverse discipline, ritraendo le difficoltà, la povertà, la disperazione, ma anche l'ottimismo della gente nel Giappone del dopoguerra.
Rocky Joe riassume tutto questo. Il manga, pubblicato dal 1968 al 1973 sulla rivista Weekly Shōnen Magazine, narra infatti la storia di un ragazzo problematico che impara a fare boxe in riformatorio, cercando in quello sport una forma di affermazione. Joe non gode di alcun privilegio, anzi vive ai margini della società, ed è nella boxe che pian piano trova un posto nel mondo, dando una strada alla propria rabbia. Man mano che cresce, Joe approda al professionismo e i suoi combattimenti diventano memorabili. Il ragazzo divenne un simbolo anche al di fuori del fumetto, conquistando una popolarità enorme anche tra gli studenti e coloro che vedevano in lui una possibilità di riscatto.
Il manga entrò appieno nell'immaginario collettivo giapponese e ispirò film, videogiochi, spot televisivi, produzioni teatrali e serie animate di enorme successo che arrivarono anche in Italia, dove il nome Rocky rievocava grandi pugili americani, reali come Rocky Marciano o inventati come Rocky Balboa. La serie fu trasmessa per la prima volta su una Rete 4 che non era ancora parte di Fininvest (oggi Mediaset): la sigla era interpretata dagli Oliver Onions con lo pseudonimo Gli amici di Rocky. "Numerosi giovani mangaka hanno intrapreso la carriera professionale portando con sé le parole del maestro e continuano ancora oggi a essere attivi nel settore. Il contributo di Tetsuya Chiba al mondo del manga è stato inestimabile e insostituibile" ha scritto l'editore.
Nel 2022 Claudia Bovini, direttrice di Star Comics, raccontò a Fanpage la nuova ondata di popolarità di Rocky Joe: "C'è stata una grande riscoperta dei classici da parte del pubblico giovane. Prendi Rocky Joe, ad esempio, è bastato che alcuni influencer ne parlassero ed è esplosa una mania assoluta; pensa che all'epoca non era disponibile quindi c'è voluto tempo per ristamparlo, c'erano tantissime richieste". Chiba, di cui in Italia è pubblicato anche "Diario di una vita tranquilla", è stato anche rettore della Bunsei University of Art e presidente dell'Associazione giapponese dei fumettisti, un'organizzazione di interesse pubblico. A lui è stato inoltre intitolato il premio della casa editrice Kodansha, che da quarantasei anni premia i giovani autori di manga.