Caso Tisci, per l’accusa Mahmood può deporre, ma contesta i tempi: il cantante non è indagato

Continua la deposizione di memorandum nel caso che vede opposti lo stilista Riccardo Tisci e l'attore Patrick Cooper che lo accusa di averlo drogato e aver abusato sessualmente di lui. In questi giorni è stato fatto anche il nome di Mahmood – non indagato – che secondo l'accusa avrebbe passato il drink con della sostanza all'attore. Pochi giorni fa lo stilista aveva chiesto che il cantante italiano potesse deporre e rispondere ad alcune domande sulla serata incriminata, con quest'ultimo che si era opposto. Nelle scorse ore l'accusa si è opposta alla richiesta degli avvocati di Tisci ma non per la questione delle domande quanto per le tempistiche, come rivelato in un documento pubblicato dal giornalista Louis Pisano su X.
Il caso è scoppiato quando Cooper ha denunciato Tisci, tra le altre cose, per averlo drogato e aver abusato sessualmente di lui a seguito di una serata a quattro. Durante la serata erano presenti, stando all'attore, anche un suo amico, Michael Alexander e proprio Mahmood che non aveva mai incontrato prima. Cooper sostiene che i quattro sono andati a bere in un locale di Harlem e che a un certo punto, mentre il suo amico era lontano, a recuperare delle cose in auto, e dopo aver bevuto un drink che gli sarebbe stato passato da Mahmood, avrebbe avuto un blackout. Al risveglio si sarebbe trovato a casa dello stilista, nudo, con quest'ultimo che lo baciava forzatamente. A quel punto sarebbe andato via.
Mahmood, quindi, non è indagato in questo processo e al massimo sarebbe persona informata dei fatti. Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, però, nella prima denuncia il nome del cantante italiano non era stato fatto e Cooper aveva sostenuto che erano presenti solo lui e lo stilista. Il nome di Mahmood sarebbe stato fatto solo successivamente, quando l'attore avrebbe cambiato versione, sostenendo la presenza del cantante. Inoltre Cooper non si sarebbe sottoposto in tempo (non per suo volere) a un'analisi tossicologica fatta dopo essersi risvegliato a casa di Tisci. Mahmood è stato chiamato da Tisci a testimoniare e, nel memorandum della difesa, sono incluse 64 domande che – in caso di autorizzazione della testimonianza – si chiede al giudice italiano di rivolgere al cantante.
Cooper, intanto, non si oppone alla possibilità che il cantante deponga, ma contesta la tempistica prevista dalla difesa di Tisci. Visto che potrebbe essere l'unica volta in cui Mahmood potrebbe essere chiamato a deporre, nel caso in cui fosse accolta la richiesta della difesa che ha fatto richiesta formale per interrogare Mahmood in Italia tramite una rogatoria internazionale basata sulla Convenzione dell'Aia. E in questo caso l'accusa vuole più tempo per prepararsi. L'avvocato dell'attore, quindi, chiede alla Corte di attendere fino a dopo il 10 luglio 2026, così da avere il tempo per formulare le domande basate sui documenti prodotti dalla difesa.
Cooper, infatti, sostiene che Tisci abbia fornito prove parziali e in particolare che sia stato depositato un singolo scambio di messaggi ma che manchino altre prove fondamentali come le registrazioni vocali citate in quello scambio e i messaggi precedenti o successivi. L'accusa, infatti, sostiene che è impossibile che quelle depositate siano le uniche comunicazioni tra Tisci e Mahmood e reputa che la totalità delle conversazioni siano fondamentali per il caso. Cooper, inoltre, sottolinea che la scadenza di settembre 2026 per le deposizioni non si applica a quella del cantante all'estero, lasciando più di sei mesi e mezzo per completare la procedura secondo il calendario proposto dall'attore. Mahmood non ha rilasciato dichiarazioni, anche perché nessun giudice gli ha chiesto conto di nulla, per adesso. Resta da capire perché nella prima denuncia il suo nome non sia mai stato fatto e sia stato aggiunto solo successivamente.