La celebre opera di street art di Banksy, "Il bambino profugo nel vento", sommersa dall'acqua alta a Venezia meno di un mese fa, torna a far parlare di sé. Stavolta è lo stesso anonimo writer a postare ieri su Instagram un'immagine dell'opera sott'acqua e a tornare metaforicamente sul luogo dove l'aveva realizzata. Il murale del bambino profugo nel vento fu messo a punto lo scorso maggio a Venezia, nei pressi di Campo Santa Margherita, azione che aveva generato diverse polemiche e persino l'apertura di un'inchiesta poi archiviata. Il mese scorso, poi, nella mattinata del 13 novembre, dopo il picco raggiunto dall'acqua alta a Venezia (un vero e proprio alluvione, in realtà), la notizia dell'opera sommersa.

Fu la seconda opera d'arte, dopo la Basilica di San Marco, per cui si parlò di danneggiamento. Su cui ieri Banksy, l'artista noto per il suo impegno politico, è tornato, senza motivare il perché, ma probabilmente per ricordare al mondo intero quanto accaduto nella città lagunare. E, perché no, dimostrare la resilienza dell'arte ai fenomeni atmosferici e all'incuria dell'uomo.

Banksy su Instagram: il post da 1 milione di "cuori"

A post shared by Banksy (@banksy) on

La reazione dei fan dello street artist inglese è stata immediata. Su Instagram, l'unico social su cui Banksy è presente, sono al momento attuale oltre un milione i "cuoricini" messi dai follower dell'artista misterioso, oltre cinquemila i commenti, soprattutto di stranieri che magari non avevano ancora compreso né sapevano alcunché di quanto accaduto a Venezia lo scorso novembre, compreso il triste destino del murale del bambino profugo, sommerso dall'acqua alta.

Per molti, però, non è solo un modo per testimoniare la tragedia di Venezia, perché quel bambino che resiste e non sotto rappresenterebbe, in qualche modo, la capacità di resistenza e di resilienza dell'arte e dell'attivismo politico a fenomeni devastanti come l'acqua alta e all'inazione delle classi dirigenti.

Un buon modo, dunque, di veicolare e far sapere quanto è successo a Venezia e, soprattutto, quanto c'è da fare per tornare alla normalità dopo il devastante alluvione che ha colpito uno dei patrimoni mondiali dell'umanità da un punto di vista culturale, sociale e artistico.