Il Comune di Roma ha dato le chiavi del Rialto St. Ambrogio alla Comunità Ebraica: il 3 novembre udienza al Consiglio di Stato

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Scalisi (Arci Roma): “L’assegnazione diretta a una scuola paritaria non è conforme al regolamento per la gestione del patrimonio comunale”.

Non sostengono di avere un diritto automatico a ottenere l'edificio al posto della Comunità Ebraica. Contestano invece il modo in cui Roma Capitale ha deciso di assegnarlo: senza bando, senza un confronto pubblico tra possibili utilizzi e senza verifiche sufficienti sull'interesse dell'operazione per la collettività. Arci Roma, Associazione Dinamo e cittadini comuni hanno fatto appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che, nel luglio 2026, ha respinto per ragioni procedurali il ricorso sull'assegnazione diretta e gratuita dell'immobile comunale di via di Sant'Ambrogio 4 nel ghetto di Roma a un ente non pubblico. Nel frattempo ai ricorrenti risulta che il 7 agosto Roma capitale è andata avanti con l’assegnazione, ed abbia formalmente immesso nel possesso della struttura la comunità ebraica.

Tutto è iniziato nel gennaio 2025 quando l'Assemblea capitolina ha approvato l'assegnazione diretta e gratuita dell'ex convento alla Comunità Ebraica Romana (Cer), per 30 anni prorogabili per altri 20 per “garantire l’eterogeneità e la pluralità dell’offerta scolastica nella Città, in ossequio al principio costituzionale del diritto allo studio, anche al fine di incrementarne il patrimonio didattico e culturale …”. La delibera faceva seguito alla richiesta presentata a ottobre '24 dal presidente della Cer Victor Fadlun: la Comunità Ebraica di Roma avrebbe trasferito nell'immobile di via di Sant'Ambrogio il liceo ebraico paritario Renzo Levi garantendo che la ristrutturazione dell'immobile, “per circa 8,5 milioni di euro” sarebbe stata finanziata dalla Fondazione Lauder e dalla Fondazione Yael. Quest'ultima, che secondo quanto affermato da Fadlun si farà carico della maggior parte delle spese, appartiene a Uri Poliavich, magnate dell'azzardo online a cui sono riconducibili 132 casinò illegali per l'agenzia delle Dogane italiana, che che usano pratiche di di gioco predatorio anche su minori e ludopatici, come ha svelato il consorzio giornalistico “Investigate Europe” con un'inchiesta pubblicata a giugno sul Fatto Quotidiano. Il giornale Shalom ha riportato che la fondazione Yael ha conferito un riconoscimento al sindaco di Roma Roberto Gualtieri per il sostegno all'istruzione ebraica e per la concessione di un edificio destinato alla scuola ebraica, che è stato ritirato dall'assessore Zevi nel corso di un evento di gala tenutosi a febbraio 2025 in un hotel di Limassol, capitale cipriota dove ha sede la fondazione di Uri Poliavich. Un anno dopo il magnate ha dichiarato che l’idea della sua fondazione, per l’educazione ebraica, è “iniziare con i bambini dall’asilo” e portarli “fino alla fine della scuola superiore, quando scelgono di andare in Israele e diventare parte di Tzahal”, ovvero dell’esercito israeliano.

Nell'aprile 2025 Arci Roma, Associazione Culturale Dinamo e altri hanno fatto ricorso al Tar del Lazio contro la delibera di assegnazione per il mancato rispetto di quanto previsto dal “Regolamento sull’utilizzo degli immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale” approvato con Delibera 104/2022, che pure è indicato come base giuridica dell'atto dal Comune. L'articolo 13 di questo regolamento prevede che immobili comunali “possono essere concessi con affidamento diretto a titolo gratuito”, a pubbliche amministrazioni e altri “enti pubblici” per i loro “fini istituzionali”, ma la Cer – evidenziano i ricorrenti – non risulta essere ente “pubblico” e il suo fine istituzionale – da visura – non è l'istruzione scolastica ma “commercio al dettaglio di articoli religiosi e arte sacra”. Inoltre le associazioni sottolineano che l’Assessore al patrimonio Tobia Zevi, non abbia mai predisposto il “Documento di programmazione del patrimonio immobiliare capitolino” che il regolamento chiede di redigere dopo consultazioni con il “Forum per la valorizzazione sociale del patrimonio di Roma Capitale” – di cui fa parte anche Arci Roma – entro il 31 dicembre di ogni anno. Per Arci e le altre associazioni il Comune di Roma non ha mai fatto uno studio sulle reali necessità educative in base alle quali ha assegnato l'immobile e non ha mai verificato che i “circa 8,5 milioni” di ristrutturazioni dell'immobile storico, siano un costo di ristrutturazione in base al quale la concessione fino a 50 anni sarebbe nel pubblico interesse.

Contattato da Confidential, l'assessore Zevi – da anni impegnato nelle istituzioni e nell'associazionismo ebraico, e membro del consiglio della Comunità ebraica di Roma nel 2010 – ha preferito non rispondere alle domande sulle irregolarità amministrative sollevate dai ricorrenti e sull'opportunità di affidare la ristrutturazione di un'immobile comunale a un imprenditore che gestisce attività illegali in Italia, prima del pronunciamento del Consiglio di Stato.

Anche la Comunità Ebraica Romana non ha risposto alla richiesta di commento di Confidential.

A luglio 2026 il Tar ha dichiarato il ricorso di Arci Roma e altri inammissibile in quanto ha ritenuto che, per contestare l’assegnazione di un edificio destinato a scuola, i ricorrenti avrebbero dovuto dichiarare di essere un soggetto che eroga, o intende erogare, servizi educativi e scolastici a Roma e ha affermando che non avessero dimostrato i requisiti per agire a tutela di un interesse collettivo.

Con l'appello ricorrenti chiedono all'alta corte amministrativa di riconoscere il loro diritto al ricorso citando una sentenza dello stesso Consiglio di Stato (8781/2023), che ha riconosciuto l’interesse ad agire anche quando il ricorrente non aspiri in modo immediato alla stipula o all’ammissione a una specifica procedura, ma chieda che, in futuro, “l’azione amministrativa sia ricondotta al corretto circuito procedimentale e concorrenziale”. Arci Roma ritiene inoltre che, in quanto assegnatario di enti del patrimonio comunale attraverso bandi pubblici, inclusi beni confiscati alle mafie e con i suoi 100 spazi gestiti a Roma e 10mila soci sul territorio abbia i requisiti di “continuità dell’interesse collettivo”, “rappresentatività e stabilità” e “collegamento con il territorio”, necessari per avere la legittimità a fare ricorso.

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