
Se siete alla ricerca di un telefono, una tv o una macchinetta del caffè a un buon prezzo, vi sarà probabilmente capitato di imbattervi in un video di Napolitano Store su Tik Tok e, se vivete tra Napoli e provincia, sarete quasi sicuramente capitati in uno dei suoi famosissimi negozi. Non c’è dubbio che questa catena, gestita da Angelo Napolitano, uno dei tik toker più famosi d’Italia – con un seguito di oltre 1 milione di followers (sommando le varie piattaforme social) -, abbia dei prezzi veramente competitivi, forse troppo.
In questa inchiesta di Confidential, realizzata da Chiara Freddi, abbiamo indagato il sistema Napolitano Store: il meccanismo che c'è alle spalle, i rapporti con la politica e i finanziatori di Angelo Napolitano
Il volto dietro Napolitano Store
Dietro Napolitano Store c’è Angelo Napolitano, l'auto proclamato Robin Hood del popolo che da anni offre una vasta gamma di prodotti, dalla telefonia agli utensili domestici, a prezzi stracciati. A portarlo in alto è l’algoritmo di Tik Tok, il più redditizio dei Social Network, su cui l’imprenditore sponsorizza le sue attività. Sembra incredibile ma senza il social network cinese probabilmente Napolitano Store sarebbe rimasto solo un negozio da poco meno di due milioni di euro di fatturato.
Il Trio Innovativo
Tra i testimoni che ci aiutano a ricostruire questa storia c’è l’imprenditore Stefano Arignano, ex socio di Napolitano. I due si conoscono all’incirca due anni e mezzo fa, per una fornitura di cialde di caffè. Da lì la decisione di fare affari insieme, creando una società, la Trio Innovativo Srl, che vede coinvolto anche il fratello di Angelo, Mariano Napolitano. A Settembre del 2025, quando tutto è quasi pronto per l’inaugurazione, qualcosa va storto e la società di Angelo Napolitano, Am Distribution, subisce un maxi sequestro da parte della Guardia di Finanza di Napoli. La società però non si ferma e anche il progetto con Mariano Napolitano e Stefano Arignano va avanti: l’investimento era ormai fatto e l’apertura alle porte. L’inaugurazione dello store di Cardito, nonostante tutto, rappresenta un momento cruciale nella carriera di Napolitano, attirando migliaia di clienti proprio grazie alla sua immagine. Uno store con l'ambizione di essere un vero e proprio centro commerciale, dotato di una terrazza da 400 posti e superofferte non solo sugli elettrodomestici ma anche su "cornetto e caffé".
La frode: il sistema Napolitano Store
La Guardia di Finanza di Napoli e la Procura di Nola intervengono perché contestano ad Angelo Napolitano di aver presentato dichiarazioni IVA fraudolente per gli anni d'imposta 2023 e 2024, occultando milioni di euro di IVA dovuta. Il meccanismo contestato consiste nell'aver mascherato presunte vendite "in nero" attraverso l'emissione di fatture in regime di reverse charge e nell'utilizzo di mezzi fraudolenti per ostacolare i controlli dell'Agenzia delle Entrate.
Complessivamente, la Procura di Nola quantifica un presunto profitto del reato pari a 5.740.561 euro e ha richiesto un sequestro preventivo, finalizzato alla successiva confisca di tale somma.
A costituire un campanello d’allarme nelle vendite di Napolitano Store erano diversi elementi, quali beni con caratteristiche tecniche predisposte in paesi dell' est Europa, predilezione per il pagamento in contanti e applicazioni di prezzi di vendita estremamente concorrenziali.
A metterci al corrente del sistema di frode operato da Napolitano Store è una fonte interna al settore dell’elettronica che preferisce restare anonima.
Il sistema Napolitano Store non sarebbe altro che una frode carosello ma con l'aggiunta di società buffer intermedia che lo renderebbero "innovativo" rispetto al "metodo classico" . Ma come funziona?
I prodotti arrivano da un fornitore estero con sede nell’Unione Europea e vengono acquistati, solo sulla carta, da società che non dichiarano l’IVA. La società che compie questo primo passaggio viene creata ad hoc per mettere in atto questo meccanismo ed è destinata a scomparire nel giro di massimo due anni, viene per questo denominata “società missing”.
Supponiamo che una di queste società acquisti un televisore da un produttore europeo al prezzo di 100 euro, in esenzione IVA. Il prodotto, arrivato ora in Italia, dovrebbe essere venduto al rivenditore finale per un costo rialzato del 22%. Ma siccome la società missing evade l’IVA in accordo con il rivenditore finale, il prezzo del televisore resta 100 euro. Ed è per questo che, secondo l'accusa, Napolitano Store può permettersi di venderlo sotto prezzo al consumatore. Per rendere ancora più difficile il tracciamento della merce tra la società missing e il broker finale spesso si interpone una società buffer che invece dura qualche anno in più.
Il risultato di questo sistema e della sempre più frequente emulazione dello stesso è un danno economico di enorme portata per gli imprenditori che si attengono a quelle che dovrebbero essere le regole del mercato. La concorrenza sleale li distrugge.
“Vengono massacrati i dipendenti dei locali nei pressi dei suoi. In particolare a piazza Garibaldi hanno avuto dei problemi, hanno dovuto loro licenziare personale” ci spiega Francesco Emilio Borrelli, deputato di Europa Verde
Attraverso questo meccanismo, nel giro di soli 6 anni, Napolitano decuplica i guadagni, passando da un fatturato di 2 a 20 milioni di euro. Una parte delle indagini della Guardia di Finanza che hanno portato al sequestro si è svolta proprio ricostruendo le sue attività tramite il suo profilo Tik Tok. Ma neanche il sequestro inibisce Napolitano, che arriva al punto di nasconderne l’effettività ai clienti. Un volantino appeso sulla saracinesca del negozio di Napoli recita, infatti, “momentaneamente chiuso per inventario”.
Le testimonianza dei fornitori
La frode carosello e l’evasione delle tasse non sono le uniche cose contestate. Napolitano è anche in debito con alcuni fornitori, tra questi ci sarebbero un cugino e l’ex socio Stefano Arignano, che sostiene che Napolitano gli dovrebbe tra i 70’000 e gli 80’000 euro. L’ammontare dei suoi debiti, stima Arignano, si aggirerebbe attorno ai 2 milioni e mezzo di euro.
Un uomo che (non) si è fatto da solo
La retorica dell’imprenditoria la conosciamo. Non è difficile attirare empatia per un personaggio che dice di venire dal niente e di aver fatto strada da solo. Ma stando a quanto raccontato dallo stesso suocero non sarebbe questo il caso. Sarebbe lui ad aver investito su Angelo Napolitano. Ma chi è il suocero di Angelo Napolitano? Chi è Giuseppe Candurro?
Candurro era già stato condannato in via definitiva per ricettazione nel 1993. Nel 2015 viene indagato di nuovo insieme al fratello Enzo ‘o barbier per riciclaggio e associazione di stampo camorristico. Secondo gli inquirenti i due fratelli Candurro avrebbero fatto parte del clan Misso. Nel processo ai fratelli Candurro Peppe Misso smentisce che Enzo fosse il cassiere del clan, ma in una intervista del 2026 a Confidential Misso contraddice queste dichiarazioni affermando “I soldi di Enzo o barbier erano in effetti soldi miei”. Per quanto riguarda invece Giuseppe Candurro i beni a lui sequestrati come conseguenza di quest’ultima indagine gli saranno poi restituiti per decorrenza dei termini di confisca.
I problemi con la legge di Giuseppe Candurro si intrecciano con la storia imprenditoriale di suo genero attraverso sua figlia, Melania Candurro.
Due mesi prima del sequestro, Angelo Napolitano decide di cedere le sue quote della società che gestisce il centro commerciale alla sua compagna Melania Candurro a cui, però, risultavano intestati anche beni sequestrati del padre. Un elemento che crea ulteriori danni a Trio Innovativo – spiega Arignano – “perché quando le banche fanno una visura e vedono che hai un atto di conservatoria, non ti aprono più le porte”.
Campagna elettorale per il consigliere di Forza Italia
Ma il suocero non è il solo contatto di Napolitano con ambienti criminali. 7 mesi fa, assieme a Rita De Crescenzo, era finito al centro di una bufera mediatica per aver fatto esplicita campagna elettorale a Pasquale Di Fenza, candidato di Forza Italia alle ultime elezioni regionali campane, sempre tramite Tik Tok: “addirittura all'inizio avevano pensato di fare una lista, avevano annunciato le loro candidature” racconta Borrelli.
Ma un’inchiesta di Antonio Musella e Peppe Pace per Fanpage.it ha rivelato i legami criminali del consigliere con la famiglia Simeoli di Marano, considerata il braccio imprenditoriale del clan Polverino.
La "fuga" a Sharm El-Sheikh
Di fronte ai problemi fiscali e giudiziari e al rischio di essere assalito dai creditori Napolitano ha optato per una rapida scappatoia ed è ora a Sharm El-Sheikh, dove ha annunciato l’imminente apertura di nuove attività insieme a Rita De Crescenzo. Una pizzeria, un ristorante e un negozio di prodotti paralleli pronti ad essere lanciati in un mercato con regole decisamente meno ferree di quello italiano.
“Lui era bravo fin quando stava in un meccanismo ben regolamentato e lui non rispettava le regole, non so quanto sarà bravo in un meccanismo dove nessuno rispetta le regole e quindi dovrà emergere poi solo grazie alle sue forze”, ci dice la nostra fonte.
La replica dell'avvocato difensore di Angelo Napolitano
Alla nostra richiesta di una replica, Angelo Napolitano ci ha rimandato direttamente al suo legale, Rocco Maria Spina. È lui a dirci che il processo riguardante la vicenda dovrebbe iniziare dopo l’estate. Nel merito delle accuse ci dice che “in ogni attività commerciale si può trovare una sbavatura, qualcosa di minimo, che non è stato neanche trovato in questo momento”.
Sui mancati pagamenti ai fornitori, ci viene replicato che sono consequenziali al blocco dell’azienda: “Se esiste un sequestro e i conti correnti sono bloccati vengono meno tutti i fidi con le banche, non c’è un amministratore giudiziario. Come fa Napolitano a pagare?”.
Riguardo Arignano e la Trio Innovativo Srl, l’avvocato afferma che il ruolo di Napolitano era principalmente di promozione. “Si può dire che è stato utilizzato il suo clamore mediatico, poi lui se n’è uscito perché in realtà non aveva nessun interesse diretto. Semplicemente prestava il suo volto, il suo essere tik toker, la sua immagine. Lui è estraneo a quello che è quella società”.
Le pretese degli ex soci sarebbero dunque incomprensibili per la difesa, data l’assenza di Napolitano nello statuto della società, ribadita dall’avvocato. Anche la presenza all’interno della società di Melania Candurro, moglie di Napolitano, sarebbe irrilevante, come anche i rapporti con il suocero con il quale – afferma Spina – vige un semplice rapporto di parentela acquisita.
“Tutto quello che ha e tutto quello che ha avuto è soltanto grazie ai fidi delle banche. Noi abbiamo la bellezza di tre consulenti che sia dal punto di vista fiscale sia dal punto di vista penale dimostreranno che l'accertamento della finanza è tutto approssimativo e che non può provare nulla. Perciò le dico che eventualmente si può parlare di approssimazione che non comporta per niente una sentenza di condanna, che quindi ci sono tutti gli elementi per dimostrare l'innocenza (di Angelo Napolitano, ndr). Parlo di sbavatura perché è stato fatto un accertamento a campione e gli accertamenti a campione non provano un bel nulla”.