Patto Criminale: l’inchiesta sulla Mafia a Roma oggi

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Il sistema criminale romano unisce politica, imprenditoria, corruzione e criminalità organizzata, trasformando relazioni e appalti in strumenti di potere.

La nuova puntata di Confidential, il programma di approfondimento e inchiesta, in onda tutti i lunedì alle 20 sul canale YouTube di Fanpage.it, si addentra nelle viscere del sistema criminale romano per raccontare come la Capitale d'Italia sia diventata il crocevia strategico in cui la criminalità organizzata, la militanza neofascista, l'imprenditoria d'assalto e i colletti bianchi della Pubblica Amministrazione si incontrano, negoziano e stringono alleanze milionarie.

Per capire la composizione dell’attuale tessuto criminale presente a Roma serve però partire da lontano.

A Roma la politica è il collante

I tempi della Banda della Magliana – del “pijamose Roma” reso mitico dalla letteratura e dal cinema – sono ormai lontani. Oggi in molti ritengono che la metafora che meglio spiega il magma del crimine romano sia quella fornita dall’ex terrorista neofascista Massimo Carminati in una celebre intercettazione ambientale.

"Ci sono i vivi sopra e i morti sotto, compà" diceva Carminati. Un mondo dove tutti si incontrano. “Non è una questione di ceto. Perché pure quelli del sovramondo c’hanno interesse perché quelli del sottomondo je fanno cose che nessuno je po’ fa’”.

Con questa metafora, Carminati si riferiva ad un mondo ibrido in cui i mondi dell’alta borghesia e della politica si mescolano alla criminalità per fare affari; e da questo mondo ibrido partì una delle inchieste che ha fatto la storia del nostro paese: Mafia Capitale.

A raccontare in presa diretta la natura sfuggevole di realtà criminali basate più sulle relazioni e il compromesso che non sulla violenza è l'ex camorrista e trafficante internazionale di rifiuti Nunzio Perrella. Parlando a Confidential, Perrella sintetizza senza mezzi termini la realtà romana: “La mafia esiste e c'è a Roma. Esiste e c'è perché a Roma c'è la politica. I soldi veri non si fanno più con le rapine o con le pistolettate; i soldi si fanno con la politica e con gli appalti. Senza la politica a Roma non muovi una pietra”.

A fargli eco, c’è anche Gianpiero Cioffredi, referente di Libera Lazio ed ex presidente dell’osservatorio sulla legalità della Regione Lazio. Secondo Cioffredi: “Roma ha questa particolarità: riduce le distanze tra chi sta sopra e chi sta sotto, mischiando affari, salotti e relazioni”.

Del resto, aggiunge parlando a Confidential, "A Roma non si può più parlare di semplice infiltrazione mafiosa nell'economia legale: "si è raggiunto un livello di vera e propria "immedesimazione strutturale", in cui i clan utilizzano le regole dei mercati legali e le maglie della Pubblica Amministrazione per prosperare senza bisogno di sparare".

L'enigma di Piazzale Clodio e gli affari con le cooperative

Se c'è una figura che incarna al meglio la transizione dalla violenza politica ed eversiva al crimine finanziario dei colletti bianchi, quella figura è proprio Massimo Carminati detto "Er Cecato" dopo aver perso un occhio nel 1981 durante un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine. Militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) e storicamente legato tanto ai boss della Banda della Magliana (in particolare alla fazione di Testaccio e a Marcello Neroni) quanto alle pagine più oscure della storia della Repubblica e dei suoi servizi segreti deviati, Carminati intuisce prima di altri che la vera forza del crimine moderno risiede nelle relazioni riservate e dell'intimidazione invisibile.

Lo ricorda bene l'ex dirigente della Squadra Mobile di Roma Antonio Del Greco: “Io conobbi Carminati ai tempi della Banda della Magliana. E la sua caratteristica era quella di sparare. Non era cosa comune a tanti romani all’epoca, ma Carminati era uno che sparava”.

La carriera criminale del Cecato, è costellata di grandi inchieste giudiziarie da cui è quasi sempre uscito indenne. Il capitolo più oscuro e forse decisivo della sua storia è però la celebre rapina al caveau della banca interna al Tribunale di Roma a Piazzale Clodio, messa a segno nel luglio del 1999, grazie alla complicità di una talpa interna.

È forse anche da qui che passa la grande aura criminale nata intorno alla figura di Carminati. Un’aura confermata all’epoca dalle carte di Mondo di Mezzo, e che come spiega la ricercatrice Ilaria Meli: "Carminati torna protagonista al centro di Mondo di Mezzo perché, nell'ipotesi d'accusa nel contesto romano il solo nome di Carminati esercitava una forza di minaccia talmente credibile da non dover nemmeno essere dimostrata con le armi. La sua forza stava nel fatto che l'interlocutore sapeva già che quella minaccia sarebbe stata eseguita se necessario".

Ma Carminati non fu l’unico protagonista di quella grande inchiesta. Accanto a lui c’era infatti l’imprenditore Salvatore Buzzi, ex detenuto convertitosi a manager sociale e fondatore della cooperativa "29 Giugno". Buzzi dimostra una straordinaria capacità di penetrazione trasversale e di costruzione di legami anzitutto finanziando cene elettorali e campagne di esponenti sia di destra che di sinistra, da Alemanno a Zingaretti.

Attraverso un meccanismo di mazzette e accordi riservati con dirigenti pubblici, Buzzi si garantiva l'assegnazione di bandi d'appalto "su misura" per la gestione del verde pubblico, la raccolta delle foglie per l'AMA, la manutenzione delle strade e, soprattutto, l'accoglienza dei migranti e dei campi nomadi.

"Dalle intercettazioni dell'epoca emergeva una frase celebre: si guadagnava più con gli immigrati e con i campi nomadi che con il traffico di droga, e si rischiava molto meno", spiega Antonio Del Greco. "Non c'era più bisogno di fare rapine o spacciare: bastava ottenere le autorizzazioni amministrative per gestire migliaia di persone e fatturare milioni con la complicità della politica".

In una vecchia intervista è Buzzi stesso a fornire le cifre: "65.000 euro di mazzette… Questa cifra iperbolica fatta passare dai media io l'ho sempre ammessa per i miei tre reati corruttivi. Ma una cooperativa fatturava nel triennio 180 milioni di euro; il Comune di Roma nello stesso periodo fatturava 21 miliardi. Parliamo dello 0,7 per mille del bilancio comunale. Di che stiamo parlando?".

L’intervista a Gianni Alemanno

Ampio spazio nell'episodio viene dedicato alle rivelazioni di Gianni Alemanno, Sindaco di Roma dal 2008 al 2013 ed ex Ministro dell'Agricoltura. Alemanno ripercorre con drammaticità e dettaglio i passaggi più controversi della sua consiliatura, a partire dalla celebre fotografia scattata durante una cena nel centro di accoglienza "Baobab", in cui l'ex primo cittadino compare accanto a un esponente della famiglia Casamonica.

"Quella cena al Baobab era la riconciliazione tra la mia amministrazione di destra e il mondo delle cooperative rosse di Buzzi", si difende Alemanno ai microfoni di Confidential. "Sembrava un'iniziativa virtuosa nel centro di accoglienza più importante della città. Quando un tizio con la carnagione olivastra si avvicinò per chiedermi una foto. Nessuno mi disse "guarda che quello è un Casamonica"".

L'ex sindaco rievoca anche il clima di panico scoppiato nel suo entourage dopo l'uscita nel 2012 dell’inchiesta giornalistica de L'Espresso intitolata "I 4 re di Roma", in cui per la prima volta si parlò del sistema di Mafia Capitale: "Quando lessi quella copertina e il nome di Carminati associato all'amministrazione, cominciai a girare uno per uno tutti i miei collaboratori dicendo: "Ma voi avete contatti con Carminati? Guardate che se avete contatti con Carminati ci danno l'associazione mafiosa, il 416-bis, attenzione a quello che fate!"".

Alemanno rivela infine ai microfoni dell'inchiesta l'unico e surreale incontro avuto in vita sua con "Er Cecato" avvenuto nel carcere romano di Rebibbia: "A Carminati non l'ho mai incontrato né da giovane né da sindaco, ma solo quando ero detenuto. Scherzando col suo solito modo di fare, disse al mio avvocato: "Questo con me non c'entra niente, l'ho detto a tutti ma non ci crede nessuno"".

La rivelazione dell’ex mafioso: bitume tossico sotto al Grande Raccordo Anulare

L'inchiesta di Confidential mostra come il sistema di corruzione e malaffare trapassasse ogni settore economico della città, dalle infrastrutture viarie fino al gioco d'azzardo.

Nella sua intervista, Nunzio Perrella, svela i retroscena sulle truffe legate ai grandi subappalti autostradali e alla pavimentazione del Grande Raccordo Anulare "Per risparmiare sui costi e fare margine nero, sotto il manto stradale venivano sotterrati scarti di bitume e rifiuti petroliferi tossici anziché la terra e la ghiaia prescritte dal capitolato. Quando vedete che l'asfalto delle strade romane si sgrana o si sfascia dopo pochi mesi, è perché sotto ci hanno buttato quella roba. E la politica sapeva tutto".

Sullo sfondo degli affari di strada emerge anche la rete delle bische clandestine gestite dal clan camorristico dei Senese attraverso il luogotenente Mimmo Di Giovanni. Come raccontato nelle deposizioni, le case da gioco illegali rappresentavano il luogo di incontro perfetto in cui magistrati, politici, imprenditori, calciatori e truffatori si ritrovavano attorno ai tavoli verdi. Quando i personaggi dell'alta società romana cadevano nelle trappole del debito di gioco, il clan interveniva concedendo prestiti ad usura, garantendosi così crediti e ricatti indelebili verso i vertici delle istituzioni.

Ad ogni modo, la parabola giudiziaria di "Mondo di Mezzo" si è conclusa con la sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha fatto cadere l'imputazione di associazione a delinquere di stampo mafioso (articolo 416-bis) a carico di Carminati e Buzzi, confermando comunque pesanti condanne per corruzione sistemica e associazione per delinquere semplice.

"La sentenza della Cassazione ha generato una specie di tifo mediatico e un falso "liberi tutti", riflette Ilaria Meli. "Il mancato riconoscimento del 416-bis ha fatto passare il messaggio che a Roma la mafia non ci fosse. In realtà l'indagine ha spalancato le porte su un livello di penetrazione corruttiva e di permeabilità della Pubblica Amministrazione che è impossibile far finta di non vedere".

Per questo Antonio Del Greco propone un'efficace metafora: “Se dovessimo dividere la storia criminale romana in una trilogia, al primo volume metteremmo i Marsigliesi negli anni '70; al secondo volume la Banda della Magliana tra gli anni '80 e '90; dal 2000 in poi, nel terzo volume, c'è la Mafia dei colletti bianchi e della corruzione politica”.

Tuttavia la caduta di Carminati e il ridimensionamento delle cooperative non hanno fermato la brama di controllo sulla capitale. La fine del "Mondo di Mezzo" ha lasciato campo libero al più grande cartello del narcotraffico romano, guidato dal boss camorristico Michele Senese detto ‘O Pazzo e dal suo ex sodale Fabrizio Piscitelli, noto come "Diabolik".

Nel prossimo episodio di Patto Criminale, le telecamere di Confidential ricostruiranno la trasformazione delle curve dello Stadio Olimpico in aziende milionarie fino all'agguato mortale a danno di Piscitelli avvenuto nel 2019 al Parco degli Acquedotti. Un’esecuzione avvenuta – almeno secondo gli investigatori – su mandato proprio del clan Senese. A dimostrazione che la nebbia sul crimine romano è ancora lontana dal diradarsi.

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