La seconda puntata dell’inchiesta di Confidential sul sistema Napolitano Store (QUI la prima puntata), il brand di elettronica fondato dall’imprenditore Angelo Napolitano, è incentrata sulla sua nuova vita a Sharm el-Sheikh. La città egiziana è stata scelta dal noto tik toker per le sue nuove avventure imprenditoriali. Ma prima di addentrarci nei meandri della sua nuova vita facciamo un salto indietro nel tempo agli anni ‘70.
La truffa alla Olivetti
Quella per l’informatica è una passione che scorre nel sangue dei Napolitano da generazioni. Tutto inizia a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 in un anonimo capannone in via Brecce a Sant’Erasmo, zona industriale a ridosso del porto di Napoli. È qui che il padre di Angelo Napolitano, Ciro, soprannominato “l’indiano” per via della carnagione olivastra, inizia a vendere macchine da scrivere, stampanti e registratori di cassa. In larga parte si tratta di prodotti realizzati dalla Olivetti, all’epoca l'azienda italiana è leader del settore delle apparecchiature per uffici. Il suo stabilimento nel Sud Italia si trova a Pozzuoli, a meno di 20 km dal capannone di Ciro Napolitano.
“Il padre (di Angelo Napolitano, ndr), appunto “l'indiano”, aveva domandato più e più volte a mio padre di avere la distribuzione dei prodotti Olivetti. Però mio padre gliel'ha sempre negata, sempre negata, proprio perché sapeva che prima o poi sarebbe andata a finire male”.
A raccontarlo ai microfoni di Confidential è Fausto, il figlio dell’ex direttore commerciale della Olivetti di Pozzuoli. Fausto negli anni 2000 muove i suoi primi passi come rappresentante di prodotti per l’ufficio, incrociando la strada di Angelo Napolitano, alla guida dell’azienda ereditata dal padre, la Sud Ufficio Srl.
L’origine del successo della Sud Ufficio è raccontata da un'altra fonte che ha deciso di contattare Confidential, una persona che si presenta come molto vicina alla famiglia Napolitano.
“All'epoca, ti parlo di venti-trent'anni il papà (di Angelo Napolitano, ndr) trattava con la Olivetti. Insieme a una persona che aveva come rappresentante arrivarono a un punto che fecero una truffa di 1 miliardo/1 miliardo e mezzo di lire all'epoca. Questa truffa ha generato il capitale per iniziare il commercio”.
Sarebbe stato questo, secondo le testimonianze raccolte da Confidential, il trampolino di lancio dei Napolitano nel mondo della grande distribuzione che nei decenni successivi li porterà ad ottenere affidamenti diretti da parte di grandi marchi dell’informatica, tra i quali Acer, Hp ed Apple, e che consentirà loro di trasferirsi al Cis di Nola, il più grande centro per il commercio all’ingrosso d’Europa.
Società satelliti, fallimenti fraudolenti e rappresentanti corrotti
Dietro i numeri esponenziali di vendita e il fatturato della Sud Ufficio Srl dei Napolitano, ci sarebbe la stessa strategia utilizzata da Angelo Napolitano negli anni più recenti: conquistare la fiducia di un fornitore con ordini di importo contenuto pagati regolarmente per ottenere l’affidamento della vendita dei prodotti. Col passare dei mesi le aziende di Angelo Napolitano aumentavano progressivamente il numero di ordini, fino a non pagare più le fatture e dichiarare il fallimento della società con cui compravano la merce.
“Angelo Napolitano in effetti vendeva con delle magagne – racconta Fausto – quindi faceva giri di IVA e faceva vendite anche molto spesso sottocosto, ma lo faceva sia per rompere il mercato, sia per attirarti diciamo nella sua nella sua rete perché lui ti dimostrava che ti pagava le fatture per i primi sei mesi, sette mesi, otto mesi, poi dopo un anno “abbiamo fatto il target facciamo 75.000, facciamo 80.000, facciamo 100.000” e ti portava sempre più su e tu come agente venditore battagliavi con l'azienda a spada tratta per un criminale che ti stava fregando per ottenere dei prezzi migliori per lui. Ma tu lo facevi perché ovviamente questo ti faceva fatturato”.
Una sorta di “schema Ponzi” tenuto in piedi anche con società satelliti intestate a prestanomi.
“Loro hanno sempre avuto società a parte per comprare – spiega Antonio – sono sempre aziende di prestanomi e loro con queste aziende poi facevano la faccia bella. Poi loro sono molto preparati con avvocati e ragionieri. Sono anni che lo fanno e lo fanno benissimo”.
Quello che emerge, secondo le fonti di Confidential, non ha solo a che vedere con le accuse di cui è imputato oggi Angelo Napolitano, ovvero evasione dell’Iva, l’obiettivo finale di Napolitano sarebbe stato fin da subito quello di accaparrarsi la merce e con la vendita a nero sostenere il suo stile di vita.
“Il fattore di IVA ad Angelo Napolitano non gli è mai importato – chiarisce Antonio -. Non è quella la principale, la cosa dell'Iva. Non intascava l'IVA. Questo è quello che non è chiaro in questa situazione. Lui prendeva tutto”.
La movimentazione di barche
Ad aumentare i sospetti sulle attività intraprese da Angelo Napolitano negli anni 90 e 2000 sono anche alcuni movimenti extra lavorativi, che ci vengono raccontati da Fausto.
“Ci sono state situazioni nelle quali io andavo da lui il venerdì pomeriggio a prendere il caffè, quello ad un certo punto così d'emblée: "Faustì ma tu mi vuoi dare una mano? Vieni con me, dobbiamo andare un momento a Formia". Saliamo su una macchina, parcheggiamo vicino al molo a Formia e ce ne siamo tornati con una barca. Io non voglio sapere che cosa fosse stato in quella barca, però ti dico che più e più volte succedevano queste cose…”
Il sequestro della Am Distribution
Negli ultimi anni il business di Angelo Napolitano di sposta alla vendita al dettaglio e la promozione delle superofferte, diventando virale su Tik Tok. Nascono i negozi Napolitano Store a Napoli e hinterland e nel giro di soli 6 anni la sua azienda, Am Distribution, decuplica il fatturato, passando da 2 a 20 milioni di euro.
Poi arriva la stangata. A settembre 2025 la Guardia di Finanza di Napoli e la Procura di Nola dispongono il sequestro preventivo dell’Am Distribution, contestando ad Angelo Napolitano di aver presentato dichiarazioni IVA fraudolente per gli anni d'imposta 2023 e 2024 per 5.740.561 euro.
Il meccanismo, che Confidential ha già raccontato nella prima puntata di questa inchiesta, consiste nella cosiddetta “frode carosello” per cui i prodotti elettronici che arrivano da un fornitore estero con sede nell’Unione Europea vengono acquistati, solo sulla carta, da società missing che non dichiarano l’IVA, ovvero società create ad hoc e destinate a scomparire nel giro di pochi anni. Questo consente al distributore finale, Napolitano Store, di poter vendere il bene al pubblico a un prezzo altamente concorrenziale rispetto a quello di mercato, un prezzo sul quale non viene pagata l’iva per l’appunto.
In seguito al sequestro, i negozi Napolitano Store vengono chiusi, lasciando alle spalle diversi fornitori non pagati e debiti con ex soci tra cui Stefano Arignano di Trio Innovativo.
Le attività a Sharm el-Sheik e il diverbio con Mimmo Il Grande
È a questo punto che Angelo Napolitano decide di trasferirsi in pianta stabile a Sharm el-Sheik dove inizia a collaborare con Rita De Crescenzo. I due, va ricordato, avevano già fatto coppia nella campagna elettorale a sostegno di Pasquale Di Fenza, candidato di Forza Italia alle ultime elezioni regionali campane legato ai Simeoli di Marano, considerati il braccio imprenditoriale del clan Polverino.
Ma persino in Egitto Angelo Napolitano riesce a rompere gli equilibri, insinuandosi nel rapporto di collaborazione di Rita De Crescenzo con Mimmo Il Grande, imprenditore egiziano molto popolare nel settore delle escursioni turistiche. È proprio quest’ultimo che Confidential decide di contattare per farsi raccontare come siano andate veramente le cose.
“È stata Rita a chiedermi di iniziare a collaborare – spiega Mimmo – abbiamo fatto un accordo di 5.000 € al mese più le spese: volo, albergo per tutta la famiglia, il marito, il figlio, la moglie del figlio, tutti i nipoti. Sempre a mie spese”.
L'accordo prevedeva che Rita De Crescenzo si impegnasse a pubblicizzare sui social le attività di Mimmo, tra cui un ristorante, un’agenzia di tour operator e un negozio di accessori di abbigliamento. Il rapporto di amicizia e di lavoro tra i due fila liscio per diversi mesi, fino a quando Angelo Napolitano arriva a Sharm.
“Mi chiamano un giorno e mi dicono "Vieni a casa mia, se non vieni adesso ci sono altre persone che stanno parlando con noi che vogliono fare un business con noi. Tu devi venire, corri, corri", racconta Mimmo che da quel momento preferisce chiudere i rapporti con entrambi i tik toker napoletani.
L’altra versione della storia la offre un imprenditore che risiede da tanti anni a Sharm el-Sheik: “Angelo Napolitano con Mimmo il Grande voleva fare delle cose, però Mimmo aveva ricaricato tutto, cioè aveva messo prezzi più alti per fitti, i prezzi più alti per le case”.
Persa la possibilità di fare affari con Mimmo Il Grande, De Crescenzo e Napolitano decidono quindi di mettersi in proprio, acquisendo, insieme ad altri soci, delle quote di una società di consulenza pubblicitaria. Ed è con questa che riescono a ottenere la gestione di uno storico locale della città: il Sadiki.
“Questi personaggi in realtà non sono proprietari di niente, qui non possono essere proprietari di niente. I proprietari sono sempre egiziani”, racconta l’imprenditore, “Anche il ristorante Sadiki è di proprietà di un egiziano che gli ha fatto un contratto di gestione di un anno per 13 mila euro al mese”, una cifra che a Sharm non si sarebbe mai vista prima.
Dopo il Sadiki, inaugurato sotto la nuova egida napoletana lo scorso Agosto, arriva Amor, il negozio di borse e accessori provenienti dal mercato parallelo che a Sharm, pur essendo considerato illegale per legge, sarebbe comunque tollerato.
“Il negozio Amor rimane di un egiziano. Loro fanno solo la parte di essere proprietari, ma fanno pubblicità, fanno mettere le loro facce, si fanno pagare per la pubblicità come faceva Rita Di Crescenzo con Mimmo il Grande”.
Anche le villette nel resort con piscina pubblicate da Napolitano e De Crescenzo quotidianamente sui social non sarebbero di loro proprietà, bensì in affitto. Secondo la legge egiziana, infatti, uno straniero non può acquistare casa nel Sinai, ma può ottenere l’usufrutto per 99 anni che non può essere ereditato.
Il metodo dei 999: “Soldi della camorra”
Ma quindi da dove vengono tutti i soldi che Napolitano, al pari di altri soci, sta investendo in Egitto? La risposta è semplice: arrivano dall’Italia in contanti.
“Sta arrivando tanta spazzatura da Napoli e sta usando questo posto per pulire quello che non possono utilizzare in Italia con il metodo dei nove nove nove, 9999. Scendono in gruppi sono un bel po’ di persone, anche l'amico lì ha fatto così nei primi mesi scendeva lui altre sette, otto, dieci persone portando 9.999€ a testa si aprono un conto qua versano i soldi e li tengono qua”, racconta l’imprenditore italiano a Sharm.
La legge italiana consente infatti di trasportare fino a un tetto massimo di 9999 euro a persona in Egitto ed è con questo escamotage che Napolitano avrebbe trasferito i suoi conti ormai bloccati in Italia oltremare.
Anche Mimmo Il Grande ne è convinto: “Stanno pulendo i soldi dall'Italia qua a Sharm e stanno bruciando tutto il lavoro. Se io vendo un caffè 1 euro e 50 e tu vendi un cornetto a 1 euro. Ma chi guadagna? Sono soldi sporchi, soldi della camorra”.
Come andrà a finire?
Nessuno sa quale sarà il destino di Napolitano in Egitto, ma gli sharmers sembrano avere le idee molto chiare.
“Penso che non hanno una vita lunga qui, perché poi dopo arriva l'esercito. E l’esercito è una questione un po’ più particolare: quando vedono che ci sono dei soldi in mezzo diventa tutto loro, quindi penso che devono fare qualcosa di molto veloce”.
“Sharm è diventata una “zozzimma”: hanno portato turismo di basso livello, gente proprio losca, gente brutta. Hanno fatto lievitare i prezzi perché stanno spendendo soldi a palate – chiosa il ristoratore – Io sono andato via da piccolo da Napoli per evitare di entrare in dei giri. E me li sono ritrovati nella vecchiaia”.