Benvenuti al Circo de los Horrores, dove a chiunque abbia paura non è consentito restare. “Non abbandonate il circolo malefico per nessun motivo e a tutti coloro soffrano all'improvviso di attacchi di panico, posso solo dire: ‘fottetevi’”. Inizia sotto i migliori auspici lo show internazionale di origine iberica, arrivato alla Mostra d’Oltremare di Napoli dopo una tournée in tutta Spagna, America Latina e Miami, con un seguito di più di 1.500.000 di spettatori. Teatro, circo, cabaret, una miscela esplosiva per due ore di puro intrattenimento da vivere con il fiato sospeso. “Teatro perché raccontiamo una storia ed utilizziamo un copione; Circo perché utilizziamo questa tecnica per realizzare e raccontare le nostre storie mimate ed acrobaticamente sviluppate ; Cabaret per la sensualità di alcune performance, per la sintonia e l'interazione con il pubblico, il contatto diretto e l'umore adatto agli adulti, fresco ed intelligente. Con quel pizzico di malizia che rende spassosa la sua durata”.

Il tunnel che accoglie lo spettatore apre un varco verso le tenebre di un tendone animato da spettri, spose cadavere, infermiere assassine, pagliacci malefici e un simpatico psicopatico, fresco di evasione dal manicomio, che accoglierà i presenti con la sua motosega, tentando di tranciare qualche arto. Il tempo di attesa prima che lo spettacolo inizi sembra infinito e la tentazione di guardarsi alle spalle diventa quasi ossessiva, visto il numero di agguati ai quali si è soggetti dal momento in cui si prende posto. Sono dei bravissimi attori, la consapevolezza di questo c’è, ma complice il buio pesto, le note di un carillon spettrale sapientemente scelte come tappeto musicale e le acute grida che all’improvviso animano il tendone, alla fine si tende ad avere qualche momento di smarrimento.

Il Circo de los Horrores e i riferimenti al cinema horror

L'ispirazione artistica del Circo de los Horrores è da subito chiara: il cinema in bianco e nero e gli spunti tratti dai film horror più celebri sono lampanti sin dall’ingresso in pista del pallido Nosferatu (Suso Silva, il direttore artistico). Un antico cimitero gotico degli inizi del XIX secolo sarà la location alternativa del classico palco circense in segatura e accoglierà il narratore spettrale, pronto ad uscire dalla sua bara per insultare il mondo degli umani e, al tempo stesso, interagire con loro, proponendosi come guida in questo viaggio spaventoso. A sostegno di Nosferatu intervengono personaggi come La mummia, sospesa in aria con dei nastri che si perdono tra le sue bende; Le bambine del Esorcista, che sfruttano la scena della possessione sul letto per inscenare convulsioni e spasmodici movimenti con una straordinaria performance di contorsionismo.

Le emozioni, ad un certo punto, non sono più riconoscibili, seguono il ritmo incessante dello show e si accavallano tra loro come i corpi degli straordinari ginnasti, provenienti da ogni parte del mondo. Le risate, frequenti e ben distribuite, servono come antidoto alla paura, per ricordare agli spettatori che in fondo si trovano sempre in un circo e la loro funzione è tutt’altro che marginale. È il pubblico, infatti, l’altro membro della Compagnia, protagonista di uno spettacolo che non presuppone l’esistenza di una quarta parete e tende a stabilire così un contatto empatico molto forte con i suoi “ospiti”.

Il Circo de los Horrores e la sapiente scelta delle musiche

La musica, come già anticipato, è uno degli elementi essenziali del Circo, fonte di ansia quasi quanto le corna e gli zoccoli del Belzebù. La scelta delle tracce è mista, ma ben mirata: “Tubular Bells di Mike Oldfield, la Carmina Burana, le melodie di Damien (il film), Una notte sul Monte Pelado di Musorgskij ed altre come il film dell’Uomo Elefante, ed il suo valzer istrionico che attraverso semplici note riesce a raggelare il sangue”.

"Non ho mai riso così tanto, avendo tanta paura" , così il quotidiano spagnolo El periodico ha commentato la visione del Circo de los Horrores, che appare la sintesi più fedele di ciò che si avverte tenendo gli occhi fissi sulla pista e le mani perennemente strette in quelle dei vicini di poltrona.