in foto: Foto di repertorio – Milano, 2008

Mancano ormai pochi giorni alla presentazione delle liste e all’ingresso nella fase rovente della campagna elettorale per le elezioni politiche, ma resta la nebbia fitta intorno agli scenari post 4 marzo. A complicare le cose, oltre alle differenze fra i sondaggi diffusi in questi giorni, anche il meccanismo della nuova legge elettorale, il Rosatellum bis, che non prevede una maggioranza certa per la coalizione o la lista che raccolga la maggioranza dei voti degli elettori. Dunque, la domanda che dovremmo porci è: come si vincono le elezioni? O meglio, c'è la possibilità che qualcuno vinca davvero le elezioni del 4 marzo 2018?

Cosa dicono i sondaggi elettorali.

Proviamo a vedere prima di tutto ciò che dicono i numeri dei sondaggi sti, per avere un quadro d’insieme della situazione. L’ultima rilevazione dell’Istituto Tecné, ad esempio, restituisce il seguente quadro

  • movimento 5 stelle 27,9%
  • partito democratico 21%
  • forza italia 18,1%
  • lega 12,5%
  • liberi e uguali 6,3%
  • fratelli d'italia 5,2%
  • noi con l'Italia 2,7%
  • + europa 2%
  • altri partiti 4,3%

Leggermente diverso il quadro che emerge dalla rilevazione dell’istituto EMG Acqua

CENTRO DESTRA: 37.6%

  • Forza Italia: 15.7
  • Lega: 13.8
  • Fratelli d'Italia: 5.5
  • Noi con l'Italia-Udc: 2.6

CENTRO SINISTRA: 28.2%

  • Pd: 23.8
  • Insieme (Psi, Verdi, Area civica):1.5
  • Più Europa – CD con Bonino: 1.4
  • Civica popolare con Lorenzin: 1.1
  • SVP: 0.4

MOVIMENTO CINQUE STELLE: 26.8%

LIBERI E UGUALI: 6.0%

ALTRO PARTITO (Potere al popolo, Casapound, altri): 1.4%

Complessivamente, possiamo dire che la coalizione di centrodestra (cui potrebbe anche mancare la “quarta gamba”) viaggia tra il 35 e il 38% dei consensi, il centrosinistra tra il 26 e il 28%, il MoVimento 5 Stelle gravita poco sotto il 30%, il partito di Grasso tra il 6 e il 7 percento. Cosa accadrebbe se il 4 marzo tali previsioni fossero confermate? Avremmo una maggioranza di centrodestra in entrambi i rami del Parlamento?

Un calcolo, basato su percentuali simili, lo fa l’Istituto Ipsos – Mori, con delle simulazioni pubblicate dal Corriere della Sera, che evidenziano la complessità della partita che si giocherà nelle prossime settimane. Questo perché, come detto, il Rosatellum bis prevede una componente maggioritaria e una proporzionale, e non è sempre semplicissimo prevedere correttamente l’attribuzione dei seggi. Nei singoli collegi, infatti, peseranno fattori particolari, legate alle candidature, al tenore della campagna elettorale, alle alleanze locali e via discorrendo.

In ogni caso, al momento, la simulazione Ipsos mostra un quadro piuttosto esplicativo per la Camera dei deputati: al Nord benissimo il centrodestra, resiste a fatica il centrosinistra al Centro, duello serrato cdx – M5s al Sud e nelle Isole. I 231 collegi uninominali analizzati sarebbero così attribuiti: 131 al centrodestra, 53 al MoVimento 5 Stelle, 47 al centrosinistra. I seggi attribuiti col proporzionale, invece, dovrebbero essere questi: 117 al M5s, 107 al PD, 68 a Forza Italia, 51 alla Lega Nord, 27 a Liberi e Uguali, 16 a Fratelli d’Italia. Complessivamente, dunque

  • Centrodestra: 266 seggi
  • Movimento 5 Stelle: 170 seggi
  • Centrosinistra: 154 seggi
  • Liberi e Uguali: 27 seggi

Di fronte a uno scenario di questo tipo, cosa accadrebbe?

Chi vincerà le elezioni politiche del 4 marzo 2018?

Come ampiamente annunciato, in caso di vittoria elettorale, Forza Italia reclamerebbe l’indicazione del nome per Palazzo Chigi, “strappandolo” alla Lega Nord. Berlusconi è interdetto, dunque la scelta ricadrebbe su altre personalità gradite al Cavaliere (Tajani?). Ma con questi numeri si renderebbe necessario trovare una sponda in Parlamento, considerando che molto difficilmente Mattarella darà l’incarico di formare il governo senza una solida maggioranza alla Camera e al Senato. Allo stesso tempo, però, è nota la ritrosia di Lega e Fratelli d’Italia rispetto alle larghe intese o anche solo a una ipotesi di accordo con la parte “moderata” degli eletti nel centrosinistra (resta da capire di che proporzioni sarà la rappresentanza dell’area centrista).

In poche parole, non è necessariamente vero che dal pareggio elettorale si possa uscire solo con le larghe intese. Potrebbero cioè verificarsi le condizioni per le quali non sia possibile mettere in campo un nuovo governo di coalizione Pd – FI, e forse non ci sarebbero i numeri neanche per un “governo del Presidente” sul modello immaginato da Massimo D’Alema. Una situazione complicata, che potrebbe portare a un lungo stallo parlamentare.

Stando ai numeri, inoltre, non sembrano esserci chance per maggioranze alternative. Il MoVimento 5 Stelle da solo non appare in grado di ottenere la maggioranza dei seggi, pur risultando largamente il primo partito per rappresentanza parlamentare. Con questi numeri, la linea Di Maio, ovvero l’incarico per un mandato esplorativo, appare impraticabile, considerando la contrarietà ad alleanze organiche e a patti politici. Anche con l’eventuale appoggio di Liberi e Uguali la maggioranza resterebbe lontanissima e non ci sono margini per una discussione con Salvini. Le stesse pretese del leader leghista appaiono velleitarie, considerando che oltre Forza Italia (e neanche tutta…) e Fratelli d’Italia, in Aula non c’è nessuno pronto a tendergli la mano e sostenere un esecutivo da lui guidato.

Insomma, a meno di cambiamenti clamorosi nelle prossime settimane, di ribaltamenti dei sondaggi o di errori clamorosi di uno degli attori in campo, la possibilità di una effettiva vittoria elettorale da parte di uno degli schieramenti è davvero bassa. Miracoli del Rosatellum bis, certo. Ma anche di una chiara frammentazione del consenso.