Ieri, per la prima volta, è stata raccontata in aula la morte di Stefano Cucchi, con la testimonianza del carabiniere Francesco Tedesco. Uno schiaffo violento, un calcio nel culo, Stefano cade a terra, Tedesco sente il rumore della testa di Stefano sbattere sul pavimento. A quel punto, un altro calcio in faccia a Stefano, già a terra, ferito. Magrissimo, rattrappito su se stesso come un bambino appena nato, che però non piange. Muore, qualche giorno dopo, in conseguenza del pestaggio.

C'è voluta una mobilitazione di anni, processi, un film, e una sorella a cui dovremmo fare un monumento, perché se ha un senso provare felicità al suono della parola Italia, o giustizia, è perché esistono in Italia persone come lei, come Ilaria Cucchi.

Dunque, Stefano Cucchi non era caduto dalle scale perché era un ragazzo distratto. Non se li era procurati così, i lividi sulla faccia. Dunque Stefano Cucchi non era morto di inedia, cioè di fame, come sosteneva Carlo Giovanardi. E neanche morto per droga, come sosteneva lo stesso Giovanardi in un'altra versione. O perché era anoressico.

Stefano Cucchi non era morto di epilessia, di malattia, di scarsa igiene.

Stefano Cucchi, ora lo abbiamo sentito in aula, è morto perché è stato picchiato con violenza da coloro che sono pagati per difendere le persone e non per ammazzarle. Pagati per difenderle e non per trovare nuove versioni, accordi sottobanco, o avere amnesie controllate nel momento della deposizione. Il corpo dei carabinieri si onora ricordando tutto e avendo il coraggio di raccontarlo, tenendo il dito puntato sui colpevoli. Non mettendo le mani in tasca e voltando la testa, fischiettando.

Ilaria Cucchi non "fa schifo" e non deve vergognarsi di niente. Come invece disse qualche tempo fa l'attuale Ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini, che disse proprio così: "laria Cucchi? Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo. (…) Mi ricorda tanto il documento contro il commissario Calabresi”, riferendosi al post che Ilaria Cucchi aveva appena pubblicato, una foto con il carabiniere Francesco Tedesco al mare, pettorali e addominali, proprio colui che oggi ha raccontato il pestaggio che ha condotto alla morte di Stefano Cucchi.

Caro Matteo Salvini, in tutta questa vicenda non è Ilaria Cucchi a fare schifo, e non è lei che deve vergognarsi.

Questa storia, però, non è finita. Finirà quando non ci sarà più bisogno di raccontarla. Nel frattempo abbiamo la necessità di moltiplicare le parole nelle nostre bocche, perché quello che è stato mai più accada.