È arrivata la tanto discussa stretta del Viminale sui negozi di cannabis ma in realtà non ci sarà alcuna chiusura generalizzata come promesso da Salvini. In effetti dopo gli annunci del ministro dell'Interno Matteo Salvini, sembrava che in Italia dovessero chiudere di colpo tutti i tutti i negozi di cannabis light aperti in questi anni, ma con l'arrivo della vera direttiva del Viminale si è scoperto che ovviamente non ci sarà nessuna chiusura forzata ma solo un inasprimento dei controlli da parte degli organi competenti. Un passo decisamente diverso da quello che aveva promesso Salvini tuonando: "Farò la guerra ai negozi di cannabis light. A uno a uno li chiuderemo tutti". Una presa di posizione avvalorata dopo poche ore dall'intervento della polizia in due negozi di cannabis a Civitanova Marche che sono stati chiusi.

"Ringrazio le forze dell'ordine e la magistratura perché è in corso la chiusura di tre cannabis shop a Macerata, Porto Recanati e Civitanova Marche. Da oggi comincia una guerra via per via, negozio per negozio, quartiere per quartiere, città per città. Gli spacciatori non li voglio, la droga fa male" aveva dichiarato poco dopo Salvini in comizio. In realtà in serata era stato lo stesso Premier Giuseppe Conte a rispondere e a bloccare l'iniziativa del Ministro spiegando che il "tema chiusura negozi cannabis non è nell'agenda del Governo". Una stoccata era arrivata anche dal  vicepremier Di Maio: che così aveva commentato: "Il ministro Salvini vuole chiudere i negozi irregolari che vendono queste sostanze? Ben venga, perché se sono irregolari non possono restare aperti. Il tema è che oltre a fare questo lo pregherei anche di chiudere le piazze di spaccio della camorra e della mafia, perché quando ci sono piazze di spaccio poi ci vanno di mezzo bimbe di tre anni come accaduto a Napoli".

Poco dopo è arrivata la Direttiva che ovviamente non prevede chiusure generalizzate e indiscriminate ma sollecita le autorità locali, Prefetti e questori ad effettuare maggiori controlli e verifiche stringenti sui negozi di cannabis. In particolare si chiede di verificare tutti i requisiti dei negozi a livello di "igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare" ma anche che non siano messe in vendita le "infiorescenze",  in "quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente". Lo scopo dichiarato è la tutela della salute e dell'ordine pubblico e per questo si chiede agli enti predisposti di valutare anche la vicinanza a scuole e altri luoghi di ritrovo dei giovani per lasciare le autorizzazioni necessarie.