Willy Branchi
in foto: Willy Branchi

Una o più persone sono state iscritte sul registro degli indagati per l'omicidio di Willy Branchi,  il ragazzo di diciotto anni, ucciso con una pistola da macello e abbandonato nudo sull'argine del fiume Po, il 30 settembre 1988 , a Goro (Ferrara). A dare la notizia è il fratello di Willy, attraverso il suo profilo Facebook, alla luce delle notizie ricevute dal legale della famiglia, Simone Bianchi, che ha fatto accesso agli atti. Assoluto riserbo dalla Procura di Ferrara sui nomi degli indagati. La svolta giunge a seguito del lavoro investigativo del pm, Andrea Maggioni e dei carabinieri del Reparto investigativo di Ferrara, a carico di diversi soggetti, tra cui don Tiziano Bruscagin, all'epoca dei fatti parroco a Goro, oggi accusato anche di calunnia.

Nel 2014, grazie a un esposto della famiglia Branchi l'indagine è stata riaperta portando a una nuova pista, quella dei ‘festitni' hard, secondo la quale noti professionisti romagnoli si sarebbero riuniti per ‘fare festa' approfittando di giovanissimi ragazzi. Secondo questa ipotesi investigativa Willy sarebbe stato ucciso perché si era rifiutato di prestarsi alle richieste sessuali. Sul corpo, infatti, l'autopsia riscontrò segni di abuso. Nelle indagini dell'epoca fu vagliata solo la posizione di Valeriano Forzati, detto ‘Tango', pregiudicato morto durante la detenzione per altro reato nel carcere a Buenos Aires, dove era finito al termine di una latitanza partita proprio dall'Italia. Forzati, infatti, si era sottratto all'arresto per la cosiddetta ‘Strage del Laguna blu', ovvero l'uccisione di sei persone nella pizzeria ‘Laguna Blu', dove, apostrofato come l'assassino di ‘Willy Branchi', ubriaco, ‘Tango' aveva reagito sparando all'impazzata.

"Ho aspettato con pazienza questo momento… tante volte ho pensato che non sarebbe più arrivato. E invece ho fatto bene a continuare a credere e sperare, mi ripaga delle sofferenze e dei dolori che in questi anni io e la mia famiglia abbiamo passato", così Luca Branchi commenta su Facebook, "mi avevano chiesto di tenere la cosa ancora riservata, ma non ce l'ho fatta. È più forte di me. Dopo 30 anni e 8 mesi, dopo tanto dolore, dopo tante bugie, prese per i fondelli, la notizia che è arrivata in queste ultime ore potrebbe davvero essere la svolta decisiva per arrivare a quei bastardi che hanno ridotto in quel modo Willy". "Non sono qui a colpevolizzare nessuno – prosegue – ma se la Procura è arrivata a tanto, credo che abbia in mano elementi decisivi. Mentre scrivo ho gli occhi gonfi di lacrime, perché dopo aver visto mio padre morire pian piano, con la foto del suo Willy tra le mani, dopo aver ascoltato tutti i giorni, ancora oggi, mia madre parlare con Willy a voce alta e chiamarlo a ogni ora del giorno e della notte, credo sia il minimo". Ora a lui e alla famiglia "interessa una cosa sola, sapere chi ha ucciso mio fratello".