“Vorrei un figlio ma sono prof precario. Qui non c’è dignità, cerco lavoro in Islanda”: la denuncia di Gabriele

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“Vorrei figli e una casa, ma con contratti così precari è impossibile. L’abilitazione è l’ultimo pizzo di Stato, e non abbiamo fatto neanche un passo avanti”: A Fanpage.it, Gabriele, insegnante calabrese che lavora in Trentino, racconta perché guarda anche all’estero per lavorare.

Fanpage.it sta raccogliendo le storie di insegnanti precari per raccontare le difficoltà di chi sceglie questo mestiere, a cominciare dall'assegnazione a una scuola lontana. Se vuoi raccontarci la tua esperienza puoi farlo scrivendo a segnalazioni@fanpage.it oppure cliccando qui.

"Fare figli non se ne parla, perché se poi non lavoro il prossimo anno, come lo mantengo? Io e mia moglie vorremmo ma siamo due insegnanti precari, e fino a quando non abbiamo la stabilità abbiamo troppa paura. Vorrei solo un po' di dignità per il mio lavoro e la mia vita, per questo guardo all'estero, anche all'Islanda". A parlare a Fanpage.it è Gabriele, insegnante di 32 anni che da anni vive e lavora in Trentino. È venuto qui dalla Calabria, e ha trovato una stabilità, ma è solo temporanea.

"Se lo Stato non ci dà dignità non lo faranno neanche gli studenti"

"Dopo cinque anni di precariato sono stanco e mi sto informando su come funziona l'insegnamento all'estero – ammette – Quando parlo con i miei colleghi stranieri, soprattutto tedeschi e austriaci, non riescono a capire come mai una persona possa essere ancora precaria dopo anni di insegnamento. A questo aggiungiamoci anche i costi dei vari titoli e soprattutto delle abilitazioni. Si tratta di un vero pizzo di Stato".

Gabriele è nato in Calabria e dopo la laurea ha trovato lavoro in Trentino, ora però cerca stabilità e sa che potrà farlo solo oltrepassando il confine: "Guardo soprattutto ai paesi di lingua tedesca, perché è quello che insegno, ma sto riflettendo anche sull'Islanda dato che ci sono stato due volte e amo la cultura. Sto iniziando a guardarmi attorno".

Gabriele è avvantaggiato perché il suo percorso di studi si è concentrato anche sull'insegnamento dell'italiano come lingua straniera: "All'inizio avevo l'obiettivo di insegnare all'estero, poi è passato al secondo piano perché mi piace il tedesco, e vorrei restare a lavorare qui in Italia, ma a queste condizioni è impossibile". E sottolinea: "È una questione di dignità. Lo Stato ce l'ha tolta, e quindi come possono gli studenti e le famiglie vederci come figure di riferimento?".

Non sono pochi gli italiani che stanno maturando il proposito di trasferirsi all'estero per trovare sollievo davanti a una situazione insostenibile sia economicamente che psicologicamente. "Fa male anche il vicino che ti chiede: ‘come mai ancora non ti sei sistemato?'. Non lo fa con cattiveria, ma sembra quasi che sia il nostro valore a essere messo in dubbio, invece è il sistema a essere malato".

I costi per insegnare: "L'abilitazione è un pizzo di Stato"

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati i duemila euro che Gabriele ha pagato l'anno scorso per ottenere l'abilitazione. "Ho conseguito l'abilitazione e comunque non è cambiato nulla, è la stessa situazione di prima. Non abbiamo fatto uno scalino in più, ma solo mezzo. È un pizzo di Stato, l'ennesimo".

L'abilitazione è necessaria per ottenere punti al fine di salire in graduatoria e ottenere l'agognata stabilizzazione, il problema, come sanno bene tutti gli insegnanti e come Fanpage.it ha raccontato nella sua inchiesta, è che i titoli sono soggetti a una compravendita. Tutti li comprano, e chi non lo fa viene tagliato fuori.

Gabriele ha scelto di tirarsi fuori parzialmente da questo sistema cercando lavoro in Trentino, avvantaggiato dalla sua conoscenza del tedesco. "Non ci sono le Gps, ma le graduatorie di istituto: ogni tre anni ne scegliamo 15 dai quali può arrivare la chiamata. Gli istituti vanno scelti dal 2 al 4 settembre, quindi un po' più tardi rispetto al resto d'Italia". Le probabilità di lavorare sono più alte, e c'è maggiore sicurezza rispetto al luogo, ma non mancano i rovesci della medaglia: "È capitato che il contratto mi fosse prorogato di settimana in settimana".

Qui ha trovato una stabilità, anche se dolorosa: "Lavoro ormai da anni perché il tedesco si fa anche alle scuole medie, ed è qui che insegno. Ma è bruttissimo ogni anno lasciare i ragazzi. Ho cambiato quattro scuole in cinque anni e ogni estate arrivano le mail in cui mi chiedono se a settembre ci sarò. Fa male non poter rispondere a questa domanda, oltre all'ansia di non sapere se verrò assegnato a una scuola vicina o lontana dalla casa che ho preso in affitto".

"Vorrei figli e una casa, ma come posso se non ho stabilità?"

Gabriele paga per tutto l'anno l'affitto della casa in cui vive con la moglie Valentina, anche se per mesi non ci vive realmente. "È una necessità – spiega –  Se disdici, non è detto che poi troverai una casa a prezzi abbordabili, anche qui i prezzi sono aumentati tantissimo, come nel resto d'Italia. Poi se la scuola non ti fa un contratto annuale, non è detto che il proprietario ti accetti. Il primo anno io e mia moglie per mesi abbiamo vissuto in un bnb perché non c'erano case. Così abbiamo deciso che era meglio pagare a vuoto in estate piuttosto che rischiare di trovarci senza niente".

Un contesto che impedisce di creare la stabilità necessaria a mantenere una famiglia, nonostante il desiderio. "Vorrei dei figli, vorrei comprare una casa e stabilirmici, ma come posso farlo? A 32 anni è demoralizzante trovarsi in questa situazione. Per i docenti all'estero è impensabile".

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