
Nel periodo estivo tanti docenti precari si trovano a fare i conti con l’ansia per il futuro, con l’instabilità della loro vita lavorativa e familiare, che inevitabilmente si fa sentire di più quando la scuola si ferma da giugno a settembre, quando arriva l’esiguo assegno di disoccupazione (sempre con qualche settimana di ritardo e con cifre sensibilmente inferiori a quelle dello stipendio). In questo contesto tutt'altro che roseo qualcuno pensa pure di fare agli insegnanti la paternale.
A pochi giorni dall'inizio della scuola sui social si discute nuovamente di un'intervista rilasciata a ‘Orizzonte Scuola' a ottobre 2025 da un personaggio molto noto sui social, uno dei docenti-influencer più attivi di cui vi abbiamo già parlato nei mesi scorsi anche in questa newsletter: Vincenzo Schettini, conosciuto per La Fisica che ci piace, canale Youtube che vanta quasi un milione di iscritti.
Il prof-influencer, seguitissimo anche su Instagram e TikTok, ha rivolto un consiglio ai docenti per l'inizio del nuovo anno scolastico, un consiglio che purtroppo risulta attuale anche adesso. Il messaggio in sintesi suonava più o meno così: "Non fissatevi con il precariato e godetevi l'insegnamento". Indubbiamente il discorso del prof è stato molto più articolato. Schettini, tuttora docente di Fisica presso l'IISS Luigi dell'Erba di Castellana Grotte (Bari), ha ricordato anche la sua esperienza da precario, condizione in cui è rimasto per 7-8 anni, condividendo il suo passato fatto di ristrettezze, la casa con il bagno esterno e senza lavatrice, un divano letto per dormire. Ma chiedere di non "fissarsi con il precariato" a insegnanti senza contratto dal 30 giugno e in attesa dell'assegnazione di una cattedra, nella speranza di non dover ripartire da zero con una nuova scuola a centinaia di chilometri da casa, è offensivo e fuori luogo. Soprattutto se a dirlo è una figura come Schettini, le cui entrate principali da tempo non vengono più dalla scuola: tra libri, spettacoli, gadget e figurine ha creato un impero, come ha ricostruito Fanpage.it in quest'articolo.
Il docente-star, tra quelli che più sono riusciti a trasformare la didattica a scuola in un modello di business, sicuramente aveva le migliori intenzioni. Ma pur riconoscendo la durezza del precariato, che ha pesanti ripercussioni anche sugli studenti, è finito con il normalizzare i sacrifici di tanti lavoratori della scuola, presentando la professione del docente in modo edulcorato e mitizzato: "Godetevi questo mestiere, perché quando entri in classe e ti metti a insegnare, lì sei tu, quella è la classe tua, sei tu il prof. Lì ti devi creare quell'attimo di godimento. Del resto bisogna rassegnarsi a questa scuola sempre più burocratica".
Le parole di Schettini risalgono a qualche mese fa, ma diventano un pretesto per affrontare una situazione che per i precari anno dopo anno è sempre la stessa: le supplenze annuali anche questa volta secondo i sindacati saranno tra le 150mila e le 200mila. Bruxelles ha già richiamato l'Italia per l'abuso dei contratti a termine nella scuola: la Commissione europea ha avviato procedure di infrazione contro il nostro Paese legate al precariato e alle condizioni del personale scolastico, e ha portato il caso alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Pur avendo assicurato che la questione è considerata una priorità, il ministro dell'Istruzione Valditara ha contestato le cifre sul precariato che sono state denunciate dalla stampa durante il suo governo, sostenendo a settembre 2024 che "Non è vero che attualmente ci sono 250.000 precari nella scuola italiana". Eppure i dati ufficiali sul personale scolastico e sui contratti a tempo determinato, consultabili sul portale del ministero, raccontano un'altra realtà: il tasso di precarietà a livello nazionale non è mai sceso sotto il 24%. Anzi, come ha messo in evidenza anche il Movimento Docenti Idonei Esclusi, la percentuale di precari che lavorano nella scuola pubblica è rimasta pressoché stabile: va dal 24,3% dell'anno 2021-2022 al 25,6% del 2024-2025. E sul sostegno le cose vanno anche peggio: quasi 6 docenti su 10 sono precari.
Sul lato stipendi poi il nostro Paese è ancora indietro. Se sei un insegnante in Italia e sei a inizio carriera potresti guadagnare circa 1.300-1.400 euro netti mensili. Come dimostrano recenti ricerche, lo stipendio degli insegnanti italiani, a parità di potere d'acquisto, è tra i più bassi dell'Europa occidentale. Basta confrontare i 27mila euro lordi annui a inizio carriera di un docente italiano e i 60 di un collega in servizio in Germania, come ha mostrato l'analisi del rapporto ‘Teachers and school heads salaries and allowances in Europe' del portale Eurydice, aggiornato per l'anno 2023/2024, esaminato da Skuola.net.
È inevitabile quindi che ogni riferimento al mestiere dell'insegnante assurto a vocazione risulti come una nota stonata e rischi di trasformarsi in retorica vuota e vischiosa. Il pericolo è che questa narrazione possa mettere in secondo piano il problema delle retribuzioni e dei contratti a termine e suggerire surrettiziamente l'idea che il docente debba fare i salti mortali. Ce lo dicono anche le testimonianze degli insegnanti che abbiamo raccolto per questa newsletter, sperando che possano rappresentare la voce di tanti docenti da Nord a Sud.
Per Fabrizia, che è un'insegnante di sostegno in una scuola media nel Torinese, precaria dal 2020, il punto è proprio che troppo spesso "la professione del docente viene romanticizzata. È ovvio che qualsiasi lavoro se fatto con passione viene fatto meglio rispetto a un lavoro svolto senza entusiasmo e malvolentieri. Questo vale per tutti i lavori a contatto con le persone. Ma parlare di ‘vocazione' implica un sacrificio devozionale che non siamo tenuti a fare. Perché la nostra è una professione come le altre, dobbiamo fare in modo che il focus dell'attenzione resti sui nostri diritti negati. Non si parla abbastanza per esempio del fatto che esiste chiaramente un piano orchestrato dallo Stato per fare in modo che sul precariato si mantenga lo status quo, perché a livello economico conviene all'amministrazione".
La pensa così anche Daniela, docente di italiano e latino assunta in ruolo in un liceo di Torino: "Io sono stata molto fortunata, perché ho fatto solo quattro anni di precariato. Ma conosco colleghi che sono precari da dieci anni. Da precaria, la cosa che più mi pesava era l'incertezza, su tanti fronti. Ogni settembre la stessa storia, non sapevo dove sarei andata a finire. E questo non mi permetteva di avere un equilibrio mentale. Il fatto di non avere una continuità mi creava un perenne malessere. In estate poi l'assegno di disoccupazione non mi permetteva di organizzare una vacanza, riuscivo a stento a tornare a casa mia in Puglia".
"Tutto questo impattava anche sulla mia relazione con gli studenti, almeno nei primi mesi dell'anno scolastico, quando bisognava ricominciare tutto da capo: conoscere la nuova classe, il nuovo ambiente di lavoro, i nuovi colleghi. Chiaramente durante le prime settimane e nei primi mesi ero più concentrata sulla conoscenza della situazione, piuttosto che sulla costruzione di un rapporto di fiducia con gli alunni".
"Schettini parla come chi non ha più problemi, avendo superato quella fase complessa della paura del futuro. Il suo è il punto di vista di chi è privilegiato, perché non solo percepisce uno stipendio anche per i mesi in cui non lavora, ma guadagna anche dalla sua attività di influencer, sicuramente molto più remunerativa. Non credo lui volesse davvero sminuire la fatica di chi è precario, ma probabilmente non la percepisce più quella fatica. Ha parlato dell'argomento con troppa leggerezza".
Secondo Daniela "È impossibile ‘godere' del piacere di insegnare, se non c'è la serenità economica e logistica. Si può provare a sentire la bellezza del nostro lavoro, ma intorno resta un contesto che appesantisce. E mi riferisco all'inflazione galoppante, al costo della vita che è sempre più alto e agli stipendi sempre più inadeguati. Il primo pensiero è sempre ‘come faccio a sopravvivere questo mese?'".
A cura di Annalisa Cangemi