“In Italia solo promesse, mio figlio è andato in Australia per realizzarsi. Ma non tutti possono scappare”
Fanpage.it raccoglie le storie e le testimonianze di quanti hanno lasciato la propria terra per studiare o trovare un lavoro. La redazione decide di pubblicare i racconti dei giovani fuorisede e dei loro genitori per stimolare una riflessione sulla difficoltà di accesso al lavoro e ai servizi essenziali nel nostro Paese. Se anche tu hai una storia simile, puoi scriverci cliccando qui
Dopo la laurea in matematica conseguita a Pisa con il massimo dei voti, il sogno di occuparsi di ricerca per l'Università lo ha trascinato all'estero per il bavero della giacca. Alla fine, circa un anno fa, come tanti altri "colleghi" ha lasciato l'Italia per trasferirsi in Australia, dove sta svolgendo un dottorato presso l'Università di Canberra, formando anche studenti da tutto il mondo. A raccontare la storia di suo figlio a Fanpage.it è Maria, medico di San Giuliano Terme.
"Mio figlio ha preparato la sua tesi con un docente francese. Dopo la laurea ha cercato di entrare nel mondo accademico e dei dottorati. Prima ha cercato di inserirsi in Italia, mandando Curriculum in diverse grandi città universitarie del Paese, poi si è reso conto che qui non c'era futuro e ha cercato di prendere contatti in Europa. Alla fine l'occasione è arrivata in Australia, dove si è trasferito per un dottorato di 3 anni".
In Italia, spiega Maria, aveva ricevuto molti complimenti e tante promesse, ma pochi fatti. "Tutti si dicevano interessati, in troppi gli hanno detto di aspettare e alla fine in Australia hanno colto l'opportunità. Lo hanno selezionato per il suo Curriculum e sulla base del colloquio che ha sostenuto. Ora è felice, ha il suo alloggio nel campus universitario e la struttura rimborsa qualsiasi spesa medica".
"La prima volta che ha incontrato gli studenti – ricorda Maria – mi ha chiamato e mi ha detto: ‘mamma, la formazione che abbiamo in Italia all'estero se la sognano'". La sensazione, come racconta questa mamma, è che l'Italia formi i suoi giovani per "regalarli" a Paesi esteri. "È un vero peccato in generale, oltre che ad essere un torto nei confronti dei cittadini. I ragazzi devono rinunciare ai loro affetti, alla loro storia e al loro Paese, noi genitori invece dobbiamo rinunciare a una quotidianità con i nostri figli. Non li abbiamo cresciuti con l'idea che a casa loro non potessero avere un futuro: speravamo cose diverse per loro. È brutto che il nostro Paese non rifletta su questo dato. Possibile che l'Italia non sperasse altro per i suoi giovani? Che non avesse altri progetti?".
"La storia di mio figlio è comune a tanti altri suoi colleghi, ma più in generale a tanti altri ragazzi", spiega ancora Maria. "Se pensa di tornare in Italia in futuro? Al momento no. Perché mai dovrebbe tornare qui, se a tendergli la mano è stato un Paese straniero?".
"Dal punto di vista della formazione, i nostri ragazzi sono tra i più preparati al mondo. Poi però dopo la laurea c'è lo strapiombo sul nulla: è questo che fa scappare i giovani. La cosa più triste è che non tutti hanno le possibilità che ha avuto mio figlio. Ci sono ragazzi bravissimi e preparatissimi che fanno tutto da soli perché non hanno alle spalle una famiglia, o che non hanno genitori abbienti che possono sostenerli economicamente mentre cercano la loro strada, anche all'estero. A loro tocca accontentarsi. Il nostro Paese rende impossibile realizzarsi nel 90% dei casi e come se non bastasse ha completamente distrutto l'ascensore sociale: chi era povero, resta povero, oppure fa grandi sacrifici per poi accontentarsi di poca roba. Da cittadina e da mamma, è una situazione che mette molta tristezza".