“Mio figlio architetto ha lasciato l’Italia, veniva sfuttato. Mi basterebbe fosse in Europa per andare a trovarlo”

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Foto di archivio
Giuliana Panetti ha raccontato a Fanpage.it la storia di suo figlio Thomas, da 4 anni residente a San Paolo, in Brasile, dove lavora come architetto. “In Italia il suo lavoro veniva sfruttato e rubato, darei qualsiasi cosa per averlo più vicino ma il nostro Paese lo respinge”.

Fanpage.it raccoglie le storie e le testimonianze di quanti hanno lasciato la propria terra per studiare o trovare un lavoro. La redazione decide di pubblicare i racconti dei giovani fuorisede e dei loro genitori per stimolare una riflessione sulla difficoltà di accesso al lavoro e ai servizi essenziali nel nostro Paese. Se anche tu hai una storia simile, puoi scriverci cliccando qui

"Mio figlio ha lavorato per un po' in uno studio di architetti di Milano, è stato sfruttato e non è stato mai assunto. A un certo punto ha deciso di iscriversi a un Master alla Sapienza di Roma, da lì è andato a San Paolo, in Brasile. Lì ha trovato il futuro lavorativo che il suo Paese gli stava negando e sono ormai 4 anni che ci vive in pianta stabile". A raccontare la storia di suo figlio Thomas, oggi 33enne, è Giuliana Panetti, residente a Milano. A Fanpage.it, Panetti ha raccontato i sacrifici fatti per permettere ai figli di studiare e il dispiacere di dover assistere alla partenza di Thomas. "Non poteva che essere definitiva – spiega al telefono -. Ormai mi sono rassegnata. Non gli chiedo neppure più quando e se tornerà a casa, perché so che mi risponderà: ‘Cosa torno a fare?'. Fa male sapere che questi giovani vengono respinti dal nostro Paese".

Thomas si è laureato in Ingegneria e Architettura nel 2017 con il massimo dei voti, poi ha deciso di intraprendere un Master presso l'Univesità La Sapienza di Roma. Nonostante il curriculum accademico di tutto rispetto e l'esperienza milanese in un rinomato studio, alla fine ha deciso di partire per un Dottorato in Brasile. "Inizialmente dovevano essere 6 mesi, poi è rimasto per altri 6 e infine ha trovato lavoro in uno studio del posto. La voce si è sparsa ed è riuscito ad arrivare in una realtà più grande. Oggi a San Paolo ha la sua casa e un giro di amici".

"Il nostro Paese non ha opportunità del genere per lui nonostante il Dottorato, gli ottimi voti e la laurea conseguita con lode. Mentre lavorava e studiava qui, gli articoli sulle sue ricerche e i suoi progetti venivano presi e venduti alle riviste di settore con la firma dei titolari dello studio o peggio ancora, dei docenti universitari che avrebbero dovuto formarlo e aiutarlo a trovare la sua strada".

Per Thomas, gli anni da studente non sono stati facili. Come racconta la mamma a Fanpage.it, al percorso universitario ha affiancato quello lavorativo per mantenersi. Una volta laureato e arrivato in uno studio di Architetti di Milano, ha iniziato a fare i conti con orari pesantissimi e continue angherie lavorative. "Lui lavorava e loro firmavano quello che produceva. Finiva alle 2 di notte, era sempre stanco e amareggiato per quello che doveva vivere. A un certo punto ha capito che non era giusto ed ha ampliato i suoi orizzonti al mercato estero".

"Per me che sono sua madre è un dispiacere saperlo così lontano – spiega ancora Panetti -. So che in Brasile è felice, che ha la sua casa, i suoi amici e il suo lavoro, ma io vorrei averlo più vicino, darei qualsiasi cosa. Mi basterebbe anche solo l'Europa, ma non posso fare a meno di pensare all'ingiustizia che da cittadini viviamo ogni giorno: noi genitori siamo costretti a vedere i nostri figli andare via e i ragazzi devono fare i conti col fatto che questo Paese non li vuole".

"Mi accontento di vederlo ogni tanto e di sentirlo al telefono. Nelle scorse settimane ho prenotato il volo per trascorrere Natale in Brasile con lui e ho dovuto spendere oltre 3000 euro per me e per il mio secondo figlio, senza contare ovviamente l'alloggio. I prezzi sono quelli che sono e neanche lui può venire sempre in Italia, cerchiamo di fare quello che possiamo. So che a San Paolo è felice, però lo lascio lì sempre con la preoccupazione che possa succedere qualcosa e con il ‘dispiacere' di saperlo lontano da me".

"Ho faticato tanto per crescere i miei figli. L'ho fatto da sola e ho sempre cercato di insegnare loro il rispetto e il valore del lavoro onesto. I risultati sono arrivati, mi dispiace solo che l'Italia non voglia vederli e non voglia neppure goderne i frutti".

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