In un mondo normale, oggi si parlerebbe solo del rapporto Onu secondo cui non possiamo più evitare che le temperature medie sfondino l’aumento di un grado e mezzo, la soglia del punto di non ritorno, quella che non avremmo mai dovuto superare per evitare gli effetti catastrofici della crisi climatica.
E invece si parla solo di guerra ibrida con la Russia e di bombardamenti in Iran per gas e petrolio.
In un mondo normale, verrebbe convocata una riunione d’urgenza dei capi di Stato e di governo di tutto il pianeta, senza aspettare la Cop31 di Novembre ad Antalya, in Turchia, per capire cosa fare ora: come decarbonizzare più velocemente la nostra economia, come catturare il diossido di carbonio in atmosfera, come dividerci l’onere di questa sfida titanica.
E invece si parla solo di aumentare le spese militari e di investire in tecnologie estremamente energivore come quelle legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
In un mondo normale, si parlerebbe di come gestire gli effetti inevitabili e irreversibili che ci attenderanno nei prossimi decenni e di come gestirli, dallo scioglimento di ghiacci in Groenlandia e nell’Antartico Occidentale, sino al possibile spegnimento di quella che chiamiamo Corrente del Golfo, cercando di capire, ad esempio, come mettere in sicurezza le città costiere, e come gestire l’inevitabile inaridimento e inabitabilità di tanti pezzi di mondo.
E invece si parla solo di migranti, di frontiere chiuse, di scontri tra civiltà.
In un mondo normale, dopo un’estate caldissima che ci ricorderemo come la più calda delle nostre vite solamente fino alla prossima estate, dovremmo lanciare piani d’investimento per cambiare le nostre città a misura di quel che ci attende, riempiendole d’alberi e togliendo l’asfalto, permettendo loro di raccogliere più acqua possibile.
E invece si parla solo di trovare i soldi per abbassare le tasse e il prezzo della benzina.
In un mondo normale, in ogni governo, il ministro più importante, quello con più soldi, dovrebbe essere il ministro alla transizione energetica, o con delega alla gestione della crisi climatica.
E invece in quasi tutti i governi non esiste nemmeno una delega di questo tipo – Italia compresa – mentre c’è pieno di ministri che ancora negano il cambiamento climatico, o la sua origine antropica.
In un mondo normale, l’umanità proverebbe a salvarsi da se stessa, anche solo per puro spirito di autoconservazione.
E invece abbiamo deliberatamente scelto di autodistruggerci, ignorando di essere di fronte alla più grave crisi di sempre per la sopravvivenza della nostra specie, perché non siamo più capaci di rinunciare a nulla.
In un mondo normale, questo editoriale non avrei mai dovuto scriverlo. E invece.