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Violentata nel 2005, dopo anni di latitanza lo stupratore è in carcere: “Avevo perso le speranze”

18 anni fa era stata sequestrata, picchiata e violentata. Oggi lo stupratore è in cella. Non aveva mai scontato la condanna (emessa nel 2014) perché latitante.
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A cura di Giusy Dente
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A distanza di 18 anni dalla notte che ha cambiato la sua vita, Cristina ha avuto giustizia. Oggi ha 33 anni e quando ne aveva 16 è stata violentata da un conoscente. Solo a distanza di 18 anni l'aggressore è stato arrestato e portato in carcere.

La vicenda risale al 30 agosto 2005. Cristina, adolescente romena, era davanti a un locale dei Murazzi (Torino), quando ha visto due ragazzi della zona che conosceva di vista, poco più grandi di lei. Uno dei due (un moldavo 25enne all'epoca dei fatti) l'ha sequestrata e violentata a bordo di un'automobile, nel parco della Colletta. "Erano amici di un mio amico. Ci siamo salutati: Dai, sali in macchina andiamo a farci una birra e un kebab e poi ti riporto a casa io" ha ricordato a Repubblica la donna. Tornando con la mente a quei drammatici momenti ha riportato a galla l'accaduto: "Credevo che si fermasse in un kebab sotto casa mia, invece la macchina ha attraversato il ponte ed è entrata nel parco. Gli ho chiesto perché, lui si è avvicinato e ha tentato di baciarmi. Ho provato ad allontanarlo, ma insisteva, mi si è buttato addosso. Ho aperto lo sportello e sono corsa via". A nulla è valso il tentativo di fuga, perché è stata raggiunta, picchiata e stuprata: "Mentre il suo amico mi teneva ferma per le braccia lui ha iniziato a spogliarmi. Mi ha detto: Se non lo fai con me ti porto a casa e ti violento insieme ai miei amici. Prima che scendessi dalla macchina mi ha detto: Non dire niente a nessuno di quello che è successo tra noi".

E invece Cristina il coraggio e la forza di denunciare li ha trovati, trovando però un grosso ostacolo: nonostante la condanna a 5 anni per violenza sessuale (nel 2014), l'aggressore risultava essere latitante. Si era trasferito in Moldavia e nel frattempo si era sposato e diventato padre. Solo una volta rientrato a Torino con la famiglia i finanzieri sono arrivati a lui, nonostante stesse cercando di rifarsi una vita con una nuova identità e un falso nome.

I militari del gruppo Pronto impiego della Guardia di finanza di Torino lo hanno fermato per un controllo e grazie alle impronte digitali lo ha incastrato e accompagnato nel carcere Lorusso e Cutugno. "Avevo perso le speranze" ha ammesso Cristina.

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