“Il mare non è come stare in ufficio. Se quel giorno il tempo fosse stato avverso? Cosa sarebbe accaduto? Noi non abbiamo barche per affrontare un mare in burrasca, ci occupiamo di pesca locale e di conseguenza non possiamo restare in mare a lungo”, racconta Michele Boscolo Marchi, Presidente del Consorzio di Pesca e Tutela CoGeVo di Chioggia, e la mattina del 31 dicembre, anche Comandante di un peschereccio. Non è la prima volta che i pescatori chioggiotti restano intrappolati dalle paratoie del Mose, stando a quanto riportato dalla stampa locale era accaduto anche a metà dicembre con altre categorie di pesca. Questa volta, i vongolari erano usciti verso l’una di notte, come al solito, per l’ultima spedizione dell’anno. La mail ricevuta il giorno prima li informava che le paratoie si sarebbero alzate alle ore 7.30 ed il rientro era dunque programmato per le 6.30. Invece, la chiusura del Mose è avvenuta alle ora 6 della stessa mattina e quando il convoglio dei pescherecci è arrivato alla bocca di porto, si è trovato davanti l’imbarcazione della Guardia Costiera a bloccarli, come da protocollo.

I telefoni hanno iniziato a squillare: capitaneria di Chioggia, capitaneria di Venezia. “Dovevamo consegnare il pescato in mattinata, altrimenti dovevamo ributtare tutto in mare”, spiega Michele Boscolo Marchi. Il tempo passava ed il pescato andava salvato. “Abbiamo optato per caricare tutto sul mio battello e mi sono diretto alla foce del fiume Brenta dove in una banchina libera ho consegnato tutto ai commercianti”, spiega Michele Boscolo Marchi. “Grazie al lavoro congiunto della capitaneria di Chioggia e di Venezia, le paratoie del Mose sono state fatte abbassare due ore prima del previsto, permettendo alla flotta di pescatori di rientrare in porto verso le 12.30”. Il presidente del CoGeVo ha poi ribadito la sua disponibilità a collaborare più intensamente con la catena di comando per affinare le modalità di comunicazione degli orari di chiusura delle paratoie. “Questo non è un problema rivolto al solo mondo della pesca perché non essendo ancora pronte le Conche di Navigazione, la cosa potrebbe interessare chiunque si trovi in mare con il Mose alzato in una situazione di pericolo”. Le Conche di Navigazione sono dei Canali di Panama in miniatura che garantirebbero il passaggio delle navi quando il Mose si trova in funzione: “se c’è bisogno di fare un soccorso in mare, come lo si fa se i porti sono chiusi?”, si chiede Michele Boscolo Marchi, che dopo la spiacevole disavventura ha solamente voluto ringraziare le capitanerie di porto che dopo ore e ore di attesa in mare, per fortuna senza alcuna burrasca in avvicinamento, hanno permesso il rientro a casa dalle rispettive famiglie.