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31 Gennaio 2013
15:38

“Università, non mi interessi più”, in dieci anni 58mila iscritti in meno

Ma l’allarme non riguarda solo gli stuenti. Laureati, dottorati, docenti, finanziamenti, sono tutte le voci con il segno meno che emergono dallo studio che, significativamente, il “Consiglio universitario nazionale” ha inviato al Governo e alle forze politiche impegnate nella competizione elettorale.
A cura di Biagio Chiariello
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In dieci anni in Italia le immatricolazioni all'Università sono crollate del 17%. Si è passati dai 338.482 studenti dell'anno accademico 2003-2004 ai 280.144 del 2011-2012, con un calo di 58.000 immatricolati. È quanto emerge da un documento del Cun (Consiglio universitario nazionale) intitolato "Dichiarazione per l'università e la ricerca, le emergenze del sistema", che fa notare come i numeri presentati, rapportati al numero di iscritti, rappresentino la cancellazione di un intero grande ateneo. Cioè, come se in dieci anni fosse scomparso una accademia come la Statale di Milano. C'è però da dire che la grande fuga dall'università non riguarda solamente chi ci studia. L'allarme arriva anche dalle categorie che nelle varie facoltà italiane ci lavorano. Il numero dei professori, infatti, in sei anni (2006-2012) è calato del 22%. E in tal senso la denuncia giunge anche dall'Ocse che sottolinea come nei prossimi 3 anni, l'emorragia di docenti sia destinata a svilupparsi. Nel nostro Paese c'è un prof ogni 18,7 studenti per una media al di sopra di quella dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (15,5). Allo stesso modo anche il numero dei dottorandi italiani è inferiore rispetto alla media europea: in Italia abbiamo 6.000 dottorandi in meno, e tra chi sta seguendo un dottorato, solo la metà può godere di una borsa di studio.

Tutti i "segni meno" dell'università italiana – L'emergenza università concerne anche i finanziamenti: il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dal 2009 è sceso del 5% ogni anno, con un calo complessivo che per il 2013 si annuncia prossimo al 20%. Segno rosso anche per i corsi di laurea: in sei anni ne sono stati eliminati 1.195. Solo nell'ultimo anno sono scomparsi 84 corsi triennali e 28 corsi specialistici o magistrali. E se in origine i tagli erano dovuti a dinamiche di razionalizzazione, oggi dipendono soprattutto dalla riduzione del personale. Non va meglio per le infrastrutture. Ad essere tagliati sono anche i finanziamenti Prin, cioè i fondi destinati alla ricerca libera di base per le università e il Cnr: da una media di 50 milioni annuali si è scesi ai 13 milioni per il 2012. A risentirne sono le aule, i laboratori, i computer e quant'altro fa di tale un'università.  Insomma, non c'è da stupirsi se anche il numero dei laureati è inferiore alla media Ocse, come sottolineato nel documento del Cun. L’Italia è al 34° posto su 36 Paesi. Da noi solo il 19% degli italiani tra i 30 e i 34 anni ha una laurea, contro una media europea del 30%. Per questo e per tutti gli altri motivi di cui sopra, il Consiglio universitario nazionale ha indirizzato la propria analisi al Governo al Parlamento, alle forze politiche impegnate nelle prossime elezioni, «ma soprattutto a tutto il Paese».

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