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Un hotel di Corvara nega l’acqua del rubinetto a una cliente e la Cassazione gli dà ragione: negati 2.700 euro

La Cassazione dà ragione a un hotel 5 stelle di Corvara in Trentino Alto Adige: nessun obbligo di servire acqua del rubinetto ai clienti che ne fanno richiesta. Negato il risarcimento da 2.700€ chiesto da una turista.
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Non tutti gradiscono l'acqua minerale al ristorante e sempre più spesso i clienti chiedono "acqua del rubinetto" per pasteggiare. È il caso di una turista che aveva fatto ricorso contro un hotel 5 stelle di Corvara in Trentino-Alto Adige, che si era rifiutato di servirgliela.

L'episodio è accaduto nel periodo natalizio tra il 2019 e il 2020, quando una donna aveva scelto di soggiornare nell'hotel extralusso per una settimana di vacanza da oltre 5.700 euro, usufruendo della "mezza pensione e bevande escluse".

Dunque avrebbe dovuto pagare come extra qualsiasi bibita ordinata durante i pasti (la bottiglia di acqua minerale da 0,75 litri aveva un costo di circa 7 euro); pur offrendosi di pagare l'acqua della rete idrica, non le è stato permesso di berla durante i pasti consumati nel ristorante.

A quel punto l'ospite, dopo le ripetute richieste di poter bere acqua naturale del rubinetto, ha avviato un'azione legale contro la struttura chiedendo un risarcimento per "danno economico o di stress emotivo" attorno ai 2.700 euro.

La turista aveva portato il caso davanti al giudice di pace di Roma, poi in appello al tribunale e infine ai giudici della Corte Suprema. Ma le sentenze hanno sempre dato ragione all'albergo.

Come riporta il "Corriere della Sera", la vicenda processuale è arrivata in Cassazione il 29 aprile scorso. Negli atti si legge che nel periodo relativo al soggiorno la turista lamentava di essersi "vista incessantemente negare la possibilità di consumare acqua potabile del rubinetto, essendo costretta, viceversa, ad acquistare acqua in bottiglia".

Secondo la donna il diniego di servire acqua della rete idrica è inaccettabile perché "l'acqua è un bene naturale e un diritto umano universale di ciascun individuo e che l'erogazione gratuita di un quantitativo minimo vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali va garantita". Per questo motivo aveva deciso di portare il caso davanti ai giudici.

Ma l'iter processuale ha stabilito che non ha diritto ad alcun risarcimento: il ristorante non aveva nessun obbligo di assecondare le richieste della cliente e, qualora avesse voluto, avrebbe potuto usufruire dell'"acqua del rubinetto" da sola.

Tutto respinto dunque dai giudici supremi, che hanno confermato la valutazione dei primi due gradi di giudizio, quindi se il locale decide di non servire acqua prelevata dalla rete idrica, non viola alcuna norma.

In assenza di specifici obblighi contrattuali, la scelta resta affidata alla politica della singola struttura.

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