Ucciso e gettato in un pozzo nel Cesenate, confessa il killer: “Ero braccato, avevo un debito per droga”
"Mi sono sentito braccato, avevo paura per me e la mia famiglia". È quanto avrebbe raccontato ai carabinieri il 29enne del Cesenate che ha ammesso di aver ucciso Denaldo Maxhallaku, l'imbianchino albanese di 31 anni trovato morto ieri, mercoledì 28 ottobre, in un pozzo a Longiano, nel Cesenate. Alla base del delitto ci sarebbe una lite per un debito legato a una fornitura di droga. Il giovane è stato fermato con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere, dopo aver ricostruito davanti agli investigatori quanto sarebbe accaduto la sera della scomparsa del 31enne.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la discussione sarebbe avvenuta nell'abitazione del 29enne, che conosceva la vittima. Il debito legato agli stupefacenti avrebbe fatto degenerare il confronto, fino agli spari. "Avevo paura, mi sono sentito minacciato", avrebbe raccontato il giovane agli investigatori. Dopo aver ucciso il 31enne, avrebbe perso lucidità e deciso di nasconderne il corpo in un pozzo, nel tentativo di disfarsi del cadavere e cancellare le tracce del delitto.
L'auto carbonizzata, il corpo trovato in un pozzo
Il ritrovamento è arrivato dopo settimane di ricerche. Denaldo Maxhallaku era scomparso nella serata dell'8 ottobre, quando aveva salutato la moglie dicendole: "Vado al bar, ci vediamo stasera". Non era più tornato a casa. La sua automobile era stata trovata completamente carbonizzata il giorno successivo, lungo la strada che attraversa la zona del Rubicone, a pochi chilometri dal punto in cui è stato poi recuperato il corpo.
I carabinieri hanno continuato a setacciare l'area, controllando campi, casolari e pozzi, anche con l'aiuto di unità cinofile specializzate. Poi mercoledì mattina, la drammatica scoperta: il cadavere è stato individuato in una cavità in cemento per lo scolo delle acque, vicino a un campo e a un capannone nella zona di via Fondovalle Rubicone. Durante i rilievi, i militari hanno trovato nelle vicinanze anche due bossoli, compatibili con l'ipotesi che il 31enne sia stato ucciso con colpi d'arma da fuoco.
Il dolore della moglie di Maxhallaku
La notizia della morte ha raggiunto la famiglia a Gatteo. Maxhallaku lascia la moglie e una bambina di appena un anno. La donna lo ha ricordato come un marito presente e un padre attento: "Amava la nostra bambina, era un grandissimo lavoratore". Parole che restituiscono tutto il suo dolore.
Il 29enne, residente a Longiano e assistito dai suoi legali, è stato fermato dai carabinieri con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Dopo la permanenza in caserma, è previsto il trasferimento nel carcere di Forlì in attesa dell'udienza di convalida. Per sabato è stato programmato il conferimento dell'incarico per l'autopsia, che dovrà contribuire a definire le cause precise e le modalità della morte.