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Ucciso da una freccia a Genova, la compagna della vittima: “Mi disse: ‘Torno a casa presto'”

Patricia Zena, la compagna di Javier Alfredo Miranda Romero, l’uomo ucciso con una freccia dal maestro d’ascia Evaristo Scalco la notte tra l’1 e il 2 novembre dello scorso anno nel centro storico di Genova, è stata ascoltata in tribunale.
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A cura di Davide Falcioni
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"Quel giorno Alfredo aveva visto il bimbo appena nato. Era venuto in ospedale sia a pranzo che alla sera, poi mi ha detto che sarebbe andato a bere qualche birra con un amico". A dirlo, tra le lacrime, è stata Patricia Zena, la compagna di Javier Alfredo Miranda Romero, l'uomo ucciso con una freccia dal maestro d'ascia Evaristo Scalco la notte tra l'1 e il 2 novembre dello scorso anno nel centro storico di Genova. La vittima era accusata di fare troppo rumore, ed è per questa ragione che sarebbe stata uccisa.

Patricia Zena è stata sentita come testimone nel processo in corte d'assise. "Ci conoscevamo da 9 anni – ha raccontato – l'ho incontrato in Perù ma da tempo viveva in Italia. Io sono venuta a Genova con lui e qui abbiamo sempre vissuto insieme a Marassi. Prima lavorava soltanto Javier, poi ho iniziato anch'io, come colf, facevo le pulizie nelle case". Ora paga un affitto di 550 euro e altrettanti ne guadagna, per vivere accetta l'aiuto degli amici che le portano i vestiti per i bambini e ciò di cui ha bisogno. "Javier venne a trovarmi anche il giorno del delitto. Prima di andare a festeggiare con un amico mi ha scritto: ‘Torno a casa presto, domani lavoro, sono una persona responsabile'. A mezzanotte non mi rispondeva al telefono; alle 4.30 mi hanno chiamato i carabinieri dicendo che era gravissimo in ospedale".

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Durante l'udienza sono stati ascoltati anche i medici dell'ospedale San Martino che hanno tentato di salvare la vita dell'operaio e il medico legale Sara Lo Pinto. I dottori hanno confermato che la freccia ha oltrepassato nettamente il fegato della vittima, causandone il decesso. "Abbiamo esaminato, misurato e fotografato la freccia e visto che aveva delle caratteristiche particolari, ovvero una punta di cinque centimetri e mezzo costituita da tre lame a stella, dall'altra parte era spezzata", ha detto Lo Pinto.

I tentativi di Evaristo Scalco di estrarre l'arma dal corpo della vittima non hanno quindi peggiorato la sua condizione, che è comunque precipitata all'arrivo all'ospedale, dove Miranda ha avuto un crollo di tutti i parametri vitali a causa del dissanguamento. Un shock emorragico che nemmeno l'operazione chirurgica è riuscita a contenere: "Sono state usate 40 sacche di emazie, 27 di plasma e 5 di piastrine. Per avere una percezione maggiore è stato usato il sangue di 40 donatori per cercare di salvargli la vita". Lo Pinto è poi entrata nel dettaglio delle sue conclusioni: "Non abbiamo rilevato i cosiddetti segni di ritorno della lesione. La punta verosimilmente si era ancorata tra le coste, era tutto molto netto e si sarebbero trovate smarginature”.

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