Era incapace di intendere e di volere quando i fatti accaddero. Con questa motivazione il Tribunale di Gela, in Sicilia, ha assolto Giusy Savatta, la mamma che nel 2016 uccise, soffocandole, le due figliolette di nove e sette anni. La sentenza è stata pronunciata dal il gup del tribunale di Gela, Paolo Fiore, sulla base di una perizia psichiatrica. Il giudice ha stabilito che, in alternativa, la Savatta  trascorrerà un periodo, ancora da definire, in una Rems, una delle strutture riabilitative per malati psichiatrici che hanno preso il posto degli Ospedali psichiatrici giudiziari.

I corpi delle piccola Maria Sofia, di 9 anni, e Gaia, di 7, furono scoperti nella loro di via Passaniti, nel centro storico di Gela, dal loro papà, Vincenzo Trainito. L'uomo scoprì il duplice delitto rincasando mezz'ora prima del consueto con la spesa in mano. Maria Sofia e Gaia erano stese a terre, esanimi, nei loro pigiamini. Quando i carabinieri arrivarono per arrestala, la donna raccontò loro di aver agito in preda a un raptus scaturito dalla sua paura che il marito abbandonasse lei e le bambine. Sempre la Savatta, che al tempo era insegnante di sostegno, ha raccontato che dopo aver soffocato le bambine avrebbe tentato di suicidarsi ingerendo candeggina e attorcigliandosi il tubo della doccia al collo, nel tentativo di strangolarsi.

Al momento della sentenza, in aula, oggi, c'era solo il marito Vincenzo Trainito, che si è costituito parte civile. L'imputata ha scelto di attendere la sentenza senza partecipare all'udienza.